Sto leggendo Democrazia il dio che ha fallito di Hoppe con molta calma perché è un saggio che deve essere letto e assorbito pagina dopo pagina. I concetti presenti sono così rivoluzionari -primo fra tutti l’opinione controintuitiva che la democrazia è il peggior sistema di governo su lungo termine- che bisogna digerirli lentamente.
L’ultimo che mi ha fatto strabuzzare gli occhi riguarda i dipendenti pubblici. Secondo Hoppe i dipendenti pubblici non sono tax-payers, contribuenti, ma tax-consumers, ovvero consumatori delle tasse, anche quando le pagano. Una cosa a cui non avevo mai pensato in questi termini.
Per spiegare questo concetto che può apparire assurdo ho pensato a questo esempio. Ammettiamo che il denaro derivato dal bene prodotto da un lavoratore sia A e che B sia il denaro estorto dal governo. A e B sono ovviamente molto diversi, il primo è denaro che deriva dalla produzione di un bene (sia esso materiale o un servizio) mentre B è denaro preso ai lavoratori attraverso la tassazione.
Ora il dipendente pubblico viene retribuito dallo Stato con B, non con A. Le tasse che il dipendente pubblico paga, B, non sono altro che una tassa su una tassa, cioè una frazione di B. Come dice Hoppe:
Presumably, they have paid no taxes but lived instead on taxes paid by others. Hence, they [civil servants] cannot claim any ownership share in public property. Likewise, all government officials and civil servants must be excluded from receiving ownership shares in public property, for their net (after tax) salary has been paid out of taxes paid by others. Just like welfare recipients, civil servants have not been tax-payers but tax-consumers.
Hence, they too have no claim to communal property.”
Un concetto già espresso da Rothbard in Power and market:
“What would happen if all taxes were abolished? Would this imply for instance that everyone’s income would increase from net (after tax) income to gross (before tax)? the answer is “no”. [...] As Rothbard explains: “If a bureaucrat receives a salary of $ 5000 a year and pays $ 1000 in taxes to the government, it is quite obvious that he is simply receiving a salary of $ 4000 and pays no taxes at all. The heads of government have simply chosen a complex and misleading accounting device to make it appear that he pays taxes in the same way as any other men making the same income.”
“Che cosa succederebbe se tutte le tasse fossero abolite? Questo significherebbe che per esempio il salario di tutti aumenterebbe da netto a lordo? La risposta è “no”. Come Rothbard spiega: Se un burocrate riceve $ 5000 all’anno e paga $1000 di tasse al governo, è abbastanza ovvio che sta semplicemente ricevendo uno stipendio di $ 4000 e non paga alcuna tassa. I governanti hanno semplicemente scelto un sistema complesso e fuorviante per far sembrare che lui paghi le tasse allo stesso modo di qualsiasi uomo con lo stesso salario.”
Quindi cosa succederebbe ai dipendenti pubblici se le tasse fossero abolite? Al contrario di tutti gli altri i loro salari diventerebbero “zero” e questo spiega in modo semplice che non pagano alcuna tassa. Sembra una cosa stupida da dire ma pensate a quante volte i nostri politici o i dipendenti pubblici si lamentano del fatto che pagano le tasse come tutti gli altri?





Per quanto sia formalmente corretto, mi odora molto di pseudo ragionamento. Perché in fondo nulla vieta di paragonare lo Stato ad una impresa privata che vende servizi ai cittadini con i quali incassi, le tasse, paga i propri dipendenti. L’unica differenza con un’impresa privata è nell’obbligatorietà del vincolo, non in una dinamica effettivamente differente.
Appunto, la differenza sta in questo: le tasse non sono pagamenti volontari ma coatti in regime di monopolio.
Non solo ma anche se i pagamenti/tasse fossero sullo stesso livello una compagnia privata pagherebbe i suoi dipendenti con gli introiti del pagamento dei servizi. Lo Stato paga i dipendenti con le tasse prese in qualsiasi contesto, non solo dal supporto pagamento del servizio.
Il ragionamento non è completo. I dipendenti pubblici (o comunque tutti coloro che ricevono una retribuzione finanziata mediante i tributi) sono tax-consumers al netto del valore prodotto dal loro servizio. Non è corretto, per esempio, dire che un medico del servizio sanitario pubblico è un semplice tax-consumer. Se nessuno pagasse le tasse, comunque bisognerebbe pagare il medico “senza stipendio” per poter continuare ad usufruire del suo servizio (se utile e necessario).
Potrebbe accadere che il differenziale tra il valore “di mercato” del servizio offerto dal medico pubblico e la sua retribuzione sia nullo, pertanto le tasse che paga (la riduzione della sua retribuzione lorda) sarebbero tasse “vere” e lui sarebbe un tax-payer e non un tax-consumer.
E’ un dato evidente, comunque, che una gran parte di “pubblici dipendenti” forniscono servizi il cui “valore” (se paragonato con il valore equivalente attribuito nel settore privato) è nettamente inferiore alla retribuzione che ricevono; in quel senso, e in quella misura essi sono tax-consumers.
Alessio
Sul Corriere della Sera di oggi è presente un’indicativa tabella sui lavoratori pubblici nei maggiori paesi europei. In Italia ci sono molto meno dipendenti statali che in Francia e Gran Bretagna, e rappresentano grosso modo la stessa percentuale sulla forza lavoro registrata in Spagna, ovvero il 14%. In Italia è però maggiore l’incidenza del costo del settore pubblico sul Pil rispetto a Spagna e di pochissimo anche rispetto al Regno Unito, dove la spesa è pressoché identica. L’obiettivo del governo Monti, attraverso la spending review, è quello di arrivare a rapporti “tedeschi”. La Germania, tra i grandi paesi europei, ha la minore percentuale di pubblico impiego sulla forza lavoro complessiva, così come sconta il minor costo sul Prodotto interno lordo.
“I dipendenti pubblici (o comunque tutti coloro che ricevono una retribuzione finanziata mediante i tributi) sono tax-consumers al netto del valore prodotto dal loro servizio.”
Perfetto. Questo è il ragionamento giusto. Quello di Hoppe è solo un ragionamento “psicologicamente plausibile”, ossia si basa su di una “fallacia informale”, tale cioé da convincere l’ascoltatore, ma contenente un “petito principii”.
Concordo con halnovemila.
invece la dimostrazione chiara e semplice del ragionamento di hoppe è, appunto, di una banalità quasi infantile: i dip. pub. non pagano le tasse perché, se non esistesse l’impresa privata non potrebbe esisterebbe il “servizio pubblico”.
@–>Miatto
Il tuo ragionamento è così semplicemente disarmante, che proprio non lo capisco. Ti spiace spiegarmelo?
immagina che domani tutto il settore privato scompaia, semplicemnete non vi sarebbero più soldi per mantenere il settore pubblico. detto altrimenti, con le tasse prelevate dai lavoratori privati, si pagano le retribuzioni LORDE dei dipendenti pubblici, ovvero i privati pagano anche le tasse degli statali.
Sì, ma non funziona così. Che sia privato o pubblico, tu devi guardare il servizio e la sua utilità. Per fare un esempio, supponiamo che in un villaggio ci siano dieci agricoltori e un cinghiale che di notte si mangia parte del raccolto. I dieci decidono che uno di loro farà la guardia di notte e, in cambio, gli altri nove faranno anche il suo lavoro e gli cederanno ciascuno una quota della propria produzione. Il sistema sarà comunque in perfetto equilibrio sinché l’utilità del servizio di guardia svolto da uno dei contadini consentirà di evitare che il cinghiale si cibi di una quota parte maggiore o uguale a quella necessaria per mantenere il guardiano stesso. Che tu questo guardiano lo voglia definire pubblico o privato, il risultato non cambia. Ciò che conta è l’utilità effettiva per il sistema del suo apporto lavorativo.
funziona esattamente così, invece
quello da te menzionato è un contratto, cioè un accordo volontario che riguarda solo le parti che lo sottoscrivono: si chiama mercato
i soldi che si utilizzano per pagare i dip. pub., al contrario, provengono da prelievi forzosi per servizi non non richiesti: si chiama coercizione
il tuo errore è considerare “l’utilità” un criterio oggettivo, mnre in realtà esso non è che un valore attribuito individualmente ad un bene/serizio. (valore soggettivo)
Quello di cui parli tu è un’anomalia del sistema, per quanto detta anomalia in paesi come l’Italia sia divenuta la regola. Nel mondo feudale, ad esempio, i contadini prestavano le cosiddette corvè in cambio della protezione e dell’amministrazione della giustizia che il feudatario assicurava loro. Tant’è che il feudatario non aveva la proprietà del feudo, ma solo il suo possesso temporaneo in nome dell’imperatore o del re. Il feudatario che avesse scontentato i propri villici o non avesse dimostrato di amministrare equamente la giustizia, poteva venir rimosso in qualsiasi momento dal sovrano. Quel meccanismo, che rispondeva a precisi criteri d’utilità, è poi degenerato quando il possesso del feudo è divenuto ereditario e il feudatario s’è sentito sempre meno sottoposto all’autorità reale, nonché vincolato all’esercizio delle funzioni per le quali gli derivava la sua posizione. Se oggi siamo portati a vedere il lavoro pubblico come un lavoro sostanzialmente parassitario, ciò è avvenuto in ragione del fatto che, negli ultimi anni, la tendenza è stata quella di invertire le parti: non più il pubblico a servizio del cittadino, ma viceversa. Così, nella sanità, gli ospedali sembrano concepiti più per accontentare medici e infermieri, piuttosto che per curare i malati; l’Alitalia operava in funzione di piloti, hostes e stuart, piuttosto che dei passeggeri; Trenitalia sembra assai più attenta alle esigenze dei propri dipendenti, che a quelle del pubblico di utenti, e così via. Ma queste sono distorsioni. Ribadisco: se il sistema funziona (anzi, non funziona) così è perché ce lo siamo voluti, perché non abbiamo costretto chi deve prestarci un servizio a farlo realmente. Da nostro dipendente lo abbiamo trasformato in nostro signore feudale. Me li ricordo ancora gli anni in cui di queste cose non potevi nemmeno accennarne, altrimenti ti chiamavano immediatamente “fascista” e ti mettevano al bando della società.
Adesso, è arrivata la resa dei conti
un sistema che non ha gli anticorpi per evitare degenarazioni di questo tipo, ma confida esclusivamente sulla “bontà degli uomini giusti”, a mio avviso è un pessimo sistema.
il sistema contrattuale, non sarà perfetto (come nessun sistema sociale lo è, per definizione), ma ha il grande pregio di non riversare su persone estranee le possibili conseguenze negative di un accordo.
Bah, io mi definisco un neocontrattualista – ossia, in estrema sintesi, faccio derivare tutto l’apparato pubblico da un patto o contratto tra i cittadini – e ritengo che il sistema “oggettivamente pensato” abbia gli anticorpi per evitare degenerazioni di questo tipo. Tuttavia, da noi essi sono stati genialmente neutralizzati tramite quelle che nell’antica Roma si definivano “clientele”. I politici nostrani hanno provveduto a garantirsi la continuità senza fine del potere, distribuendo prebende, benefici, sinecure e munera tra i loro accoliti, a spese del sistema pubblico (baby-pensioni, pensioni di invalidità farloche, incarichi lautamente remunerati a fronte dei quali non si fa un cazzo, evasione fiscale facile nei confronti dei soliti “amici degli amici”, assunzioni senza alcun lavoro effettivo da svolgere, ecc. ecc.). Questo ha fatto sì che gran parte della popolazione (e sono molti più di quelli a cui siamo portati ragionevolmente a pensare) avesse assai più da perdere che da guadagnare riformando l’attuale sistema politico. Tale riforma non potrà che avvenire solo quando il rapporto costo-beneficio della struttura degenerata sarà irrimediabilmente sbilanciato dal lato del costo, ossia quando vi sarà gente che morirà letteralmente di fame e non avrà più nulla da perdere nell’imbracciare un mitra. Purtroppo, le rivoluzioni senza sangue non esistono e fintanto che i principali artefici di questo degrado non verranno realmente crocifissi sulla strada che porta da Roma a Capua, non cambierà assolutamente una cippa. Non illudiamoci.
tu forse per contratto intendi qualcosa di astratto tipo il roussoniano contratto sociale, io mi riferisco ad un pezzo di carta sottoscritto dalle parti interessate. sono due cose molto diverse.
concordo invece con la riflessione in chiusura, ma non mi sono mai illuso che un così radicale cambiamento possa essere indolore, al contrario.
saluti
Sì, in effetti intendo proprio quello, anche se non differisce molto da quello che intendi tu, nonostante la sua astrattezza, che è tale solo in apparenza.
Saluti anche a te.
Aggiungo una cosa. appurato che i privati paghino le tasse proprie e dei dipendenti pubblici il problema non può andare a finire sulla questione dell’utilità dei dipendenti pubblici. Tralasciando il fatto che per 1 che nel pubblico lavora ce ne sono 2 che non fanno una mazza , il problema è che a rigore un dipendente pubblico non è un contribuente DIRETTO ossia non paga IRPEF, INPS, INAIL , addizionali regionali.
I dipendeti pubblici capaci troverebbero subito ina condizione a-statuale un proprio mercato ed un loro impiego. Anzi, aumenterebbero di gran lunga il proprio redditto!!!
Ergo un terzo dei dipendenti pubblici otterebbe quello che merita, i due terzi probabilmente andrebbero a lavorare seriamente andando a competere con gli extra comunitari.
I privati antecedenti la situazione stuale risparmierebbero in salute ed in benii, fornendo quindi posti di lavoro alla massa di licenziati dal pubblico che ha dovuto smettere di parassitare.
Semplice questione di giustizia.
@–>Daouda
Mi spiace contraddirti, ma nelle tue affermazioni ci sono alcune inesattezze.
1. I dipendenti pubblici non pagano IRPEF, INPS, INAIL , addizionali regionali.
Non è esatto. Pagano tasse e contribuiti, solo che, essendo lo Stato sia datore di lavoro che percettore dei tributi, si tratta solo d’una partita di giro.
2. I dipendenti pubblici capaci troverebbero subito, in una condizione a-statuale, un proprio mercato ed un loro impiego. Anzi, aumenterebbero di gran lunga il proprio reddito.
Stai scherzando? Oggi come oggi i dipendenti pubblici guadagnano mediamente il 15, 20% in più dei loro corrispondenti del settore privato, lavorando metà tempo, con garanzia del posto e senza responsabilità (se il dipendente pubblico deve addossarsi una responsabilità decisionale, preferisce rifiutarsi di fare il lavoro, per questo la nostra burocrazia s’inceppa per qualsiasi quisquillia). Un semplice dirigente d’un piccolo comune può arrivare a guadagnare, tra paga base e premi vari, più di centoventimila euro lordi all’anno. Sai cosa devi fare per pigliare quei soldi nel privato? E se non raggiungi gli obiettivi, ti cacciano con due calci nei coglioni. Il dipendente pubblico, per quanti disastri possa fare, al massimo subisce un cambio di mansione, se ci riescono.
3. Se oggi in Italia licenzi i dipendenti pubblici, purtroppo metteresti in ginocchio l’intera economia, dato che rappresentano la maggioranza dei consumatori ancora dotati di capacità di spesa e di affidabilità bancaria.
Qui ci sono libertari che si stanno organizzando per fare qualcosa di concreto:
http://www.facebook.com/pages/John-Galt/534498729899529?ref=hl
Who is John Galt?
Belle teorie…ma la realtà è semplice….non sempre applicata…chi lavora va pagato e le tasse dovrebbero..in un paese normale migliorare i servizi (vedere Svezia).
Io ero dipendente privato e ora sono pubblico…. se funziona male il servizio pubblico la causa è la politica e la classe dirigente senza coraggio…in Italia…
Perfettamente ragione. Tutte le volte che sento qualche statale dire che paga le tasse mi si rizzano i capelli. Pur non avendo letto Hope l’ho sempre saputo, non occorre essere un economista basta un po’ di logica.
Solo chi lavora e produce crea ricchezza che poi può essere distribuita ( In Italia in modo poco meritocratico).
Con lo stesso principio, la % di tassazione ufficiale di questo paese è un valore falsato.
Nelle zone industrializzate del paese le tasse sono molto più alte.
Sono daccordo ma mi domando se le tasse non le pagano i dipendenti pubblici, non le pagano le i politici e tutti i collaboratori, i pensionati, le forze armate ( polizia carabinieri militari,finanza) i dipendenti dei ministeri e enti quali INPS , non le pagano i dipendenti del servizio sanitario MA CHI LE PAGA LE TASSE PER PAGARE GLI STIPENDI A TUTTE QUESTE PERSONE?
La risposta è semplice: tutti gli altri.