Come si produce la ricchezza?

“What causes poverty? Nothing. It’s the original state, the default and starting point. The real question is, what causes prosperity? – Per Bylund

Esiste un modo per predire se un individuo avrà successo nella vita? Si può prevedere se un individuo diventerà povero o benestante? Molti ci hanno provato ma il fallimento è dietro l’angolo. Le variabili sono infatti così tante (famiglia, cultura, paese di provenienza e fortuna) che sarebbe impossibile prevederlo. Ma esiste sicuramente un modo per far sì che le probabilità di successo nella vita si alzino. È meglio mangiare un seme oggi o piantarlo e aspettare che produca centinaia di frutti e semi in futuro?

Chi cerca un’immediata gratificazione dalle cose non riuscirà mai a raccogliere futuri frutti. Esiste una correlazione tra immediata gratificazione/investimento e fallimento/successo? Direi proprio di sì: tutti i bambini vogliono un gioco o un dolce immediatamente. Non hanno pazienza. Solo più avanti con l’età impariamo a capire che alcune azioni compiute nel presente (un investimento) ci permettono di avere una gratificazione futura ben maggiore. Invece di spendere l’intero stipendio in gratificazioni immediate ne mettiamo da parte qualcosa per il futuro così possiamo comprare una auto o una casa. Investiamo anche in formazione con l’istruzione, corsi di aggiornamento ecc. che ci permettono di accedere a lavori più gratificanti dal punto di vista economico. Investiamo sui figli (spendendo e soffrendo notti insonni) perché sappiamo che ci aiuteranno in futuro e erediteranno quello che abbiamo costruito. Ma questo vale anche in negativo: se non vuoi avere malattie cardiovascolari o soffrire di obesità cerchi di fare una vita sana e mangiare in maniera corretta.

Sono sicuro che ognuno di voi conosca qualcuno che sperpera tutto il suo stipendio in divertimenti effimeri e poi si lamenta che non ha mai soldi o che non trova lavoro. Che non viene promosso a lavoro senza dare prova di miglioramento o di formazione avanzata. Che si trova in condizioni di salute pessime a causa di comportamenti sbagliati (cibo, fumo, alcool ecc.). Molte di queste scelte non dipendono da noi certo – spesso condizioni familiari o sociali dettano legge sulla nostra vita – ma altre volte dipende anche dalla nostra volontà e dal nostro carattere. A parità di condizioni economiche ci sarà sempre qualcuno che farà la cicala e chi farà la formica. Sempre. Non importa quanto i socialisti vi ripetano che la povertà sia solo colpa della società, dei ricchi cattivi che non condividono le loro ricchezze. Anche se le condizioni iniziali fossero identiche per tutti ci sarà sempre qualcuno che non lavorerà, che non vorrà studiare, che preferirà una gratificazione immediata all’investimento formativo o economico.

Alcuni dei seguenti saranno esempi aneddotici ma secondo me veritieri: 1. alcolismo è spesso correlato a povertà. 2. povertà è spesso collegata a bassa istruzione. 3. cattiva alimentazione è spesso correlata a povertà e a bassa istruzione. 4. obesità e uso di droghe sono correlate a povertà (non è un caso che McDonalds scelga quartieri con basso reddito). 5. sfoggio di vestiti di marca e auto sportive costose sono spesso correlate a bassa istruzione e povertà (volete vedere bolidi modificati, impianti stereo da stadio e con colori sgargianti? Andate nei quartieri con basso reddito). Cos’hanno in comune tutte queste cose? Sono tutti sintomi di una gratificazione immediata e tutti comportamenti che portano spesso a povertà.

Non so dire quanto in questi comportamenti sia dato dalla biologia (familiarità) e dalla cultura, ma di certo i nostri comportamenti possono essere cambiati e plasmati all’intenro della famiglia. Insegnare ai propri figli a non accettare una gratificazione immediata e ad aspettare per un qualcosa di meglio nel futuro; investire a lungo termine pensando agli effetti che le azioni presenti possono avere nel futuro; investire in formazione, istruzione, apprendistato. Tutte queste cose sono più importanti di qualsiasi programma governativo per combattere la povertà con sussidi e aiuti. E se seguissimo queste raccomandazioni allora forse un giorno potremmo dire di avere diminuito la povertà.

 

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Why socialists think taxation is morally justified and why they are wrong

If there is one thing that divide libertarians from socialists is the concept of taxation. Libertarians think that taxation is unjust because forced on people and equally importantly because the money that comes from it it’s used for immoral acts that governments do like war, policing, torture, prohibition etc.
On the contrary socialists think that taxation is just because A) is the price we pay for a civilised society and B) and it’s the only viable way to restore justice in the society; although then they decry governments that use the money from taxation to oppress minorities, wage wars etc.
Today we will demonstrate that not only taxation is unjust but that the reason behind it is based on logical fallacies.
So, why do socialists think the taxation is just ? Well, the reason may lie in the misunderstanding on how wealth is generated.
Socialists think that there is (and it has always been) a fixed amount of wealth in the world. This wealth exists since the beginning of times and men had access to it almost equally. Then a class of the society (a small minority) was able to subjugate the majority by force or deceit. By exploiting their labour they accumulated capital that was belonging to all. Taxation, therefore, is just a way to reestablish a lost order. Wealth was stolen and now the State distribuite it again to everyone. So, taxation is not about paying services or about running a society efficiently like liberal societies today falsely claim, but it’s a tool to bring social justice.
But is wealth really as fixed as the socialists think? No. Wealth is created, and is created by labour. Anyone can produce wealth from labour and this act doesn’t necessarily involve stealing from a hypothetical world’s wealth pot. Think about a farmer that works the land or an artist that works with stone or paint. Are they exploiting others by doing their jobs? No. So, why do we tax them? Isn’t the State then exploiting their labour? Is this morally justifyable?
Another example is wealth generated by mutual consent. When we exchange goods or when we accept a job that we consider justly retributed are there exploited parties? No. And the State is acting again as the exploiter.
Of course, there is also wealth generated by exploiting others, but taxation is not effective on tackling this. Actually it does the opposite because it increase the exploitation by reducing the margins of the exploiter, therefore pushing him to exploit even more.
Libertarians think that taxation and justice are mutually exclusive and the former doesn’t create the latter. When addressing a socialist libertarian should keep in mind that socialists do not see taxation as a form of payment for state-given services, but a tool to bring justice to the world; so all the arguments that we bring forward regarding government’s services monopoly, bad services, waste etc. are not effective. What needs to be stressed then, is that wealth can be created even without exploitation and that the only party that exploits is the State itself. In fact, what socialists should understand is that the State does not discriminate between wealth generated by exploitation from the other ways of wealth production, so taxation is inherently unjust even from a socialist perspective.

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Ma puoi sempre andartene via


Forse una delle cose che danno più sconforto e gettano un’ombra sinistra sulla natura umana è quando le persone comuni dicono ad un libertario: puoi sempre andartene via.
Questa frase, in genere detta alla fine di una discussione accesa ci dice alcune cose:
1. la prima è che quando non si hanno argomentazioni valide e razionali si utilizza l’irrazionale;
2. la seconda è che si tratta di una frase che contiene una non tanto velata minaccia: “Le tue proposte non mi piacciono e invece di darti tempo e spazio per argomentarle in un agone politico preferisco ostracizzarti non solo dal discorso pubblico ma perfino dalla mia vista.”;
3. è tipico delle società barbariche ancora ferme agli istinti tribali. In molte società e religioni odierne se hai idee diverse o abbandoni la religione vieni ostracizzato dalla famiglia, clan e dallo stesso paese. Spesso seguono carcere e delitto d’onore.
In poche parole, agli occhi di chi proferisce questa frase i libertari sono eretici che non hanno alcuno spazio nella società. Non è un caso che questo blog si chiami La nuova eresia, perché oggi essere un libertario significa essere un eretico.
“Puoi sempre andartene via” comunque è un modo passivo-aggressivo per ostracizzarti perché non esiste un posto dove possiamo andare via. Neppure un’isola sperduta nell’oceano è libera per la nostra idea di società e anche se ci fosse verrebbe invasa da uno stato nel momento in cui avesse successo.

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Sul welfare con confini aperti

it-is-one-thing-to-have-free-immigrationSi fa un gran parlare di immigrazione in questi ultimi anni e la discussione spesso si polarizza tra chi vorrebbe chiudere i confini ancora di più e chi invece li vorrebbe più aperti. Il problema dell’immigrazione da un punto di vista libertario e’ sempre stato spinoso. Da un lato ci sono libertari che sono per i confini aperti, dall’altro libertari che sono per la regolamentazione/limitazione come Hoppe e prima di lui Friedman. ma quello che questi ultimi contestano non e’ l’immigrazione di per se ma l’accesso al welfare di chi e’ appena arrivato. Il loro punto di vista parte quindi da un punto completamente opposto rispetto a chi vorrebbe meno immigrazione perché xenofobico. In un certo senso quindi, il problema della xenofobia imperante nel mondo occidentale di oggi può’ essere ricondotto al welfare universalistico di molti paesi. Se, infatti, non ci fosse il welfare molti migranti non ci penserebbero neanche a venire in Europa o USA. La selezione tra chi verrebbe a lavorare e chi invece ad utilizzare i servizi gratuiti avverrebbe a monte.

Personalmente sono per i confini aperti, ovviamente, ma capisco che l’utilizzo dei benefici del welfare da parte di chi non ha contribuito mai nella sua vita con la tassazione sia visto da molti come ingiusto. Lo e’ certo. Ma cosi e’  anche per una buona fetta della società della popolazione indigena, che spesso ha avuto accesso ai benefit fin dalla nascita senza aver mai contribuito una lira al pagamento del welfare. In un certo senso molti migranti appena arrivati sono un peso minore alla società degli indigeni che hanno approfittato del sistema fin dalla nascita. E’ comunque un problema, sia che siano gli indigeni o i migranti a beneficiarne. E allora l’unico modo per affrontarlo – all’interno di un contesto statalista che usa la tassazione per finanziare i servizi – e’ che l’accesso al welfare possa essere garantito solo a chi ha contribuito con la tassazione.

In un sol botto risolveremmo il problema della migrazione, le casse dello Stato e la xenofobia. Ma questo non verrebbe mai accettato da chi a sinistra pensa che questi siano diritti fondamentali di tutti. La sinistra, quindi, e’ parte del problema tanto quanto la destra populista.

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La ricchezza si crea

DrHNwzKWwAA5GWpDa decenni veniamo quotidianamente bombardati da studi che mostrano quanto i ricchi diventino più ricchi e i poveri sempre più poveri, e su come le due cose siano collegate. Ci parlano di disuguaglianza economica e su come combatterla. Ci dicono che una società in cui il divario tra ricchi e poveri è grande sia immorale. Ma è veramente cosi? Oggi voglio farvi guardare a queste statistiche e a questi grafici in modo diverso.

Il problema principale di questo modo di pensare è che chi ne condivide i suoi fondamenti pensa che la ricchezza sia un bene fisso che viene garantito all’umanità dall’alto e che dovrebbe essere suddiviso equamente. Un po’ come quando si gioca a Monopoli e si dividono le banconote prima di incominciare. Siamo tutti uguali alla partenza e le ricchezze sono equamente divise.

La ricchezza, o usando un termine migliore inglese come il wealth, invece non esiste alla “partenza” ma viene creata dagli uomini. Dagli uomini produttivi per giunta. Se nessuno lavorasse infatti la ricchezza non esisterebbe. Gli elementi vengono trasformati in oggetti, in servizi e questi acquistano un valore trasformato in denaro per esempio. Questa ricchezza quindi non è fissa, ma aumenta e diminuisce a seconda del lavoro. vi faccio un esempio semplice: in un’isola nell’oceano ci sono due naufraghi. Il primo lavora per creare una zattera, cibo e capanna, il secondo non fa nulla e aspetta aiuto. Se dovessimo applicare le stesse logiche dei grafici che ci propongono i media ogni giorno potremmo sicuramente dire che questa società isolana è immorale perché vi regna l’inegualità. E il divario tra i ricchi e i poveri è enorme. Ma se obbligassimo il primo naufrago a non produrre ricchezza avremmo la società più egualitaria al mondo perché ambedue i naufraghi avranno ricchezza identica, ovvero zero.

Dire quindi che esiste un divario enorme tra ricchi e poveri e che questa sia una prova dell’ineguaglianza della società è una sciocchezza perché le due cose non sono necessariamente legate, proprio perché la ricchezza non è fissa ma un fattore risultante dal lavoro.

Inoltre povertà o ricchezza derivano da decine di fattori: istruzione, eredità culturale della propria famiglia o gruppo sociale/etnico, fortuna/sfortuna, attitudine mentale, sfruttamento lavorativo, governi che intervengono su mercato lavoro, tassazione ecc.

Il fatto che uno si arricchisca non significa assolutamente che qualcuno si impoverisca, come chiunque di voi abbia sperimentato nel ricevere un aumento di stipendio. Quei 100 euro in più in tasca vostra sono stati tolti ad un povero per strada? No di certo. E il fatto che i ricchi del paese siano diventati più ricchi significa che i poveri siano più poveri? Se fosse cosi, allora nei paesi in cui i ricchi non diventano più ricchi allora i poveri dovrebbero avere più ricchezza?

Quando qualcuno vi parla di ineguaglianza pensate all’esempio dell’isola e dei due naufraghi e a come ricchezza e povertà non siano necessariamente collegate. O pensate alle parole di Per Bylund su questo tema:

“What causes poverty? Nothing. It’s the original state, the default and starting point. The real question is, What causes prosperity?”

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ACAB

E’ da un po’ che volevo scrivere sulla brutalità e violenza nei corpi di polizia e il caso Cucchi, appena riaperto dopo le rivelazioni di un pentito, mi hanno spinto a scriverne. Dal punto di vista libertario il poliziotto e’ probabilmente una delle professioni più indecenti e immorali, forse anche più dei mandanti, ovvero i politici. Chi si mette la divisa lo fa sapendo che prenderà ordini da perfetti sconosciuti che gli chiederanno di intervenire con la forza contro altri individui anche quando la legge e’ ingiusta o quando l’ordine e’ ingiusto. Giurano di essere fedeli al corpo di polizia anche quando si tratta di difendere le mele marce, giurano di essere fedeli allo Stato anche quando si macchia di crimini contro gli individui. Giurano di essere schiavi di qualcun altro e di fare qualsiasi cosa gli venga richiesta. Non sono persone libere ma schiavi felici di esserlo.

Esistono vari motivi per cui una persona entra nel corpo della polizia (o Carabinieri, Finanza o Esercito ecc.):

  • lo fa per denaro, perché non riesce a trovare altro lavoro o perché tra quelli che considera quello nella polizia lo attrae di più dal punto di vista dello stipendio, privilegi e benefit.
  • lo fa per passione, perché pensa che fare il giustiziere sia una cosa buona e giusta o perché in famiglia esiste una tradizione di mettere la divisa.
  • lo fa perché e’ violento, ha bisogno di sfogare la propria rabbia spesso contro certi gruppi sociali e la divisa gli permette di rimanere impunito.

Per quanto riguarda il primo punto non si parla di necessità: mettere la divisa e’ una scelta, nessuno ti costringe più e come tale si e’ responsabili di questa scelta. La persona che fa questa scelta mette in secondo piano la vita e la libertà degli altri per arricchire se stesso.

Nel secondo punto si parla di ignoranza e stupidità. Non tutte le leggi sono giuste e non tutti gli ordini sono giusti. A seconda del governo poi gli ordini possono anche diventare più e più estremi fino pure ad arrivare alla tortura e all’omicidio di innocenti.

Nel terzo caso di pura malvagità e non c’è bisogno di commentare ulteriormente.

Non esistono poliziotti libertari e l’unico poliziotto bravo e’ un ex-poliziotto.

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Dr Jekyll-Barack e Dr Hyde-Obama

Barack Obama, Malia Obama, Sasha Obama, Walter Pelletier, Paul Hill, Elizabeth PelletierNon ho mai avuto dubbi sulla schizofrenia delle persone che stanno al potere. D’altronde per giustificare le azioni immorali che ogni giorno compiono devono crearsi una personalità parallela. Ma quello che ha fatto Obama in poche settimane ha dell’incredibile. 1) Nel giorno del ringraziamento ha dato la grazia a due tacchini portando il numero di tacchini graziati a 10 durante i suoi anni di presidenza. Di converso ha usato il potere della grazia (o pardon in inglese) per carcerati solo 39 volte. Per dire solo 10 volte per chi era in possesso di droga. Mentre il numero di graziati e maggiore di 4 volte rispetto ai tacchini salvati fa venire i brividi il fatto che Obama sia il presidente della Storia che ha usato meno il potere di grazia. Reagan 10 volte tanto e Bush senior 3 volte tanto. Ci sono 2000 detenuti nelle liste d’attesa per la grazia che hanno ricevuto l’ergastolo per crimini non violenti, come spaccio di droga. Nobel per la Pace?

2) Oggi Obama commemorava le vittime della strage di Newtown ma giusto 24 ore prima aveva ordinato uno strike di un drone su un matrimonio in Yemen che ha ucciso 15 persone. Chi commemorerà le sue vittime fra un anno?

3) Curioso il fatto che Obama commemorava Mandela paragonandolo a Martin Luther King e Gandhi quando il partito rivoluzionario comunista ANC di cui Mandela era a capo è rimasto nella lista dei gruppi terroristici della CIA fino al 2008. Giustamente visto che l’ANC aveva tra gli obiettivi la deportazione e l’assassinio dei bianchi sudafricani.

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La Chiesa cattolica come parte integrante della macchina statale

BAGNASCO: RAPPORTO CON POLITICA SPETTA CEI, REGOLA MAI ABROGATAIl rapporto tra Chiesa Cattolica e potere politico è sempre stato molto intimo fin dalla sua costituzione come religione ufficiale dell’Impero sotto Costantino. Quindi non stupisce di certo il fatto che la Chiesa abbia sempre appoggiato partiti e governi che le erano amici. La contrarietà della Chiesa nei confronti dei matrimoni tra omosessuali non è una novità ma in quest’ultimo periodo è tornata alla ribalta dopo il sì del parlamento francese alla legge sul matrimonio gay.

Con le sue uscite a difesa dell’istituzione familiare eterosessuale la Chiesa Cattolica dimostra ancora una volta quanto sia di fatto parte integrante della struttura statale. Non parassita quindi, né competitrice ma vera e proprio meccanismo centrale nella costituzione, mantenimento e difesa dello Stato.

Il matrimonio come istituzione garantita dallo Stato – badate bene quindi che non parliamo solo di quello religioso ma anche di quello civile – viene visto come un dogma religioso non come una legge qualunque che permette a due individui di firmare un contratto. In un contesto astatuale quindi la Chiesa si troverebbe completamente spaesata perché a sentire i suoi rappresentanti è di vitale importanza per la società e per l’essere umano come specie che il matrimonio sia garantito dallo Stato, e solo da quello. Paradossalmente gli alti prelati della Chiesa danno più importanza al matrimonio garantito dallo Stato che non a quello garantito dal loro dio. Se fosse infatti il contrario, cioè il primato del contratto di fronte a dio rispetto allo Stato, allora non ci sarebbe alcun problema, perché il matrimonio religioso è garantito dalla legge e libero. Nessuno infatti costringe la Chiesa a sposare due gay con matrimonio religioso.

Quindi quando un Bagnasco sbraita contro le nozze gay non fa altro che atteggiarsi non a difensore della Chiesa o del contratto religioso di fronte a dio ma a semplice paladino dello Stato e della sua violenza.

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La casta e la religione di stato

La dimostrazione del fatto che lo Stato sia una religione e i suoi ministri siano dei preti è il fatto che quando muore uno di loro, anche se dicono che non era “dei loro”, sono tutti a fare l’onore delle armi. Con la Chiesa Cattolica lo si fa coi papi, che poi diventano tutti santi anche se il successore era in aspro contrasto teologicamente o politicamente con il predecessore. Con la casta è lo stesso: Andreotti santo subito.

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La nuova Repubblica Presidenziale d’Italia (con Re e Giunta)

In soli 16 mesi Napolitano – il primo monarca dopo il referendum sulla monarchia del 1946- ha eliminato il Primo Ministro Berlusconi – con l’aiutino della Merkel e del nuovo indice di affidabilità, lo spread-, ha eletto Mario Monti come Primo Ministro, dopo averlo eletto senatore a vita nel 2011; ha poi deciso che il governo Monti avrebbe continuato la sua missione per fare “provvedimenti in economia” (tradotto significa nuove tasse) a conclusione delle consultazioni postelettorali 2013. Nonostante Mario Monti alle appena concluse ultime elezioni avesse preso appena il 10% di voti. Non solo ma non contento di questo ha nominato un direttorio di 10 saggi, tutti legati a grandi partiti e grandi interessi per prendere decisioni per il futuro d’Italia.

Qualcuno potrebbe pensare male: potrebbe pensare che ci troviamo di fronte ad un uomo che sta prendendo decisioni da solo senza rendere conto a nessuno, un monarca vero e proprio, che continua a nominare la stessa persona (Mario Monti) per i più alti posti di comando ignorando la volontà degli italiani e ignorando la Costituzione. Qualcuno potrebbe farlo ma in questa italietta verrebbe tacciato di complottismo o di attentato di lesà maestà (Napolitano è intoccabile come e più di un monarca).

Vorrei ricordare che è da 16 mesi che l’Italia è governata da un uomo non eletto imposto da un altro uomo non eletto. In altri periodi storici e in altri paesi li abbiamo chiamati giunte, direttorii e oggi non abbiamo alcuna remora a definire quel tipo di governo dittature.

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