Arcipelaghi

Questo post sconvolge un po’ la scaletta che avevo in mente per questo blog, però è anche vero che l’improvvisazione rende un progetto più naturale e meno rigido (in TV si direbbe: “è il bello della diretta”).

Infatti dovete sapere che quasi in contemporanea con l’inizio di Who is John Galt? altri due bloggers hanno incominciato un qualcosa di simile: Yoshi col suo Privateseminar.net e Hronir con una serie di post sul libertarismo nel suo omonimo blog.

Nessuno dei tre era a conoscenza di quello che facevano gli altri. Non ci siamo accordati e soprattutto stavamo lavorando su questi progetti da mesi. Vi consiglio caldamente di leggerli entrambi anche perché ognuno di noi parlerà di aspetti diversi del libertarismo sotto diversi punti di vista. Questo vi farà capire quanto è variegato il mondo dei libertari: non esiste dogma, non esiste unità. Siamo un arcipelago.

Questa coincidenza oltre ad essere straordinaria è molto interessante perché ci può dire alcune cose: 1) i tempi sono maturi per i libertarismo per uscire allo scoperto e affrontare il grande pubblico, soprattutto in Italia dove è sconosciuto; 2) la crisi economica mondiale e la situazione italiana attuale stanno spingendo molti liberali classici (e non solo) a trovare altre soluzioni innovative e mai viste prima; 3) io, Yoshi e Hronir siamo più o meno coetanei o comunque della stessa generazione e questo ci dice un’altra cosa: le idee del libertarismo attechiscono meglio nelle menti giovani che non hanno conosciuto il dopoguerra, che hanno visto solo la fine della guerra fredda ecc. ecc. E anche il resto dei libertari che conosco sono miei coetanei o addirittura più giovani di me.

Io, Yoshi e Hronir veniamo da esperienze diverse, sia politicamente che culturalmente (ma neanche poi tanto se andiamo a vedere), ma abbiamo qualcosa in comune: siamo diventati libertari da pochi anni, pochissimi anni. Libertari non si nasce si diventa, potrei dire. Ed in effetti, la moderna sintesi libertaria è così giovane che esistono solo libertari di prima generazione in Italia e di seconda generazione in USA. E’ quindi normale che come dice Hronir:

“E invece è letteralmente così, ti rivolta davvero tutto il mondo come un calzino: lo shopping, lo stato, la società, l’ecologia, i diritti fondamentali degli uomini, non sono più gli stessi; non è più la stessa cosa votare, pagare le tasse, andare a scuola, al lavoro, (non) fare ricerca scientifica. Persino l’astrologia, l’omeopatia e Vanna Marchi (e ditemi voi se è romanticismo Vanna Marchi!) non sono più quelli di prima!

Chiaramente sto parlando della mia esperienza personale: non so se tutti i libertari sono passati attraverso un’analoga fase tellurica o se magari hanno vissuto un’esperienza simile ma in più tenera età e, quindi, con meno sconvolgimento (o, più banalmente, sono stati libertari “da sempre”).”

Se ti può consolare, caro Hronir, sì anche io sono passato per una fase tellurica e tuttora sono sconvolto. Dubbi? Ne ho ancora. Paure? Non più e meno male. Pregiudizi? Li ho ripuliti col tempo.

Pregiudizio, straniamento, sospetto. Questi sono i termini che Hronir usa per descrivere se stesso mesi fa quando ancora non aveva scoperto questo mondo.

Interessante anceh quando dice:

Il Libertarianismo, in tutte le sue varie forme rappresenta una prospettiva sulla società, un modo di pensare e di affrontare questioni in cui semplicemente hai imparato a evitare “i soliti errori”. Su molte questioni non esiste la soluzione libertaria (al massimo c’è la soluzione di Rothbard, quella di Friedman, e spesso quelle più “famose” sono le più “estreme”, da cui, almeno in parte, l’immagine diffusa di “pazzi furiosi”). L’accordo, se vogliamo, è “in negativo”, su quali soluzioni “sicuramente non funzionano” e su quali sono i fattori rilevanti, nella ricerca di una soluzione.

Questo per levare ogni dubbio sulla “religiosità” libertaria. Lo stato non funziona, il sistema è pieno di falle, ma ciò non significa che noi abbiamo la Verità in mano.

Da questo punto di vista il libertarismo è una filosofia di liberazione. Descrive il mondo, fa scoprire gli inganni ma non propone una unica soluzione o un obiettivo messianico da raggiungere a tutti i costi. Se vogliamo usare una metafora Randiana: il libertario è colui che va da Atlante (il mitico titano che sosteneva il globo) e gli toglie le catene dell’oppressione. A quel punto Atlante è libero di fare quello che vuole.

Il fatto è che il libertarismo è così interessante (come movimento, come letteratura, come cultura) che avrei fatto questo blog anche se non lo avessi abbracciato politicamente. Perché? Perché è una cosa nuova, perché è radicale, perché è rivoluzionario, perché spazza via tutta la storia umana con un’unica affermazione logica: tu sei un individuo libero e nessuno può costringerti a fare ciò che non vuoi fare.

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2 risposte a Arcipelaghi

  1. vitaliano82 ha detto:

    la tua ultima frase è la massima della mia vita da quando avevo 11 anni. Se mentalmente sono sempre stato libero da catene, ad essere libertario ci sto arrivando pian piano, da posizioni liberali che si vanno sempre più radicalizzandosi.
    Anche se ancora oggi vedo difficile il raggiungimento della nostra utopia (il nome dice tutto), il nostro sentire può essere il fulcro per una serie di cambiamenti ai quali dobbiamo tendere.

  2. fabristol ha detto:

    Lo spero tanto!!

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