Sul rapporto tra imprenditoria e stato

Tra chi non conosce il libertarismo (il 99% della popolazione) il pregiudizio più diffuso è che si tratta di una versione radicalizzata del liberismo classico, dove i “cattivi” imprenditori vogliono prendere il potere assoluto per soggiogare i poveri lavoratori. Un’impostazione tipicamente marxista ma che è entrata a far parte di tutte le culture politiche, anche quelle che si definiscono liberali. In questo contesto lo stato nasce come garante della libertà per i poveri. Una sorta di cuscinetto per evitare che i ricchi sfruttino i poveri. La moderna teoria libertaria invece ci dice (tra le altre cose) esattamente il contrario: lo stato è lo strumento grazie al quale poche persone comandano e sfruttano il resto della popolazione. E, sempre grazie allo stato, si arrichiscono alle spalle di tutti gli altri.

Per sfatare questo incrollabile mito (oltre a consigliarvi libri come L’ingranaggio della libertà di Friedman e Atlas Shrugged di Rand) vi invito a seguire questo mio ragionamento.

Chi, tra i grandi industriali italiani e stranieri voterebbe per l’abolizione dello stato? Risposta: sicuramente nessuno. Vi suona strano? E’ normale. Per i motivi detti più sopra la gente associa allo stato una funzione di protezione e garanzia contro i sopprusi dei “ricchi”. Niente di più sbagliato. Vediamo perché.

Esempio facile (come sparare sulla croce rossa): in Italia ci sono storicamente poche famiglie di grandi industriali che hanno fatto la storia del paese. Pensiamo alla FIAT per esempio e alla famiglia Agnelli. Se da un momento all’altro lo stato italiano dovesse scomparire la FIAT sarebbe in fallimento e gli Agnelli con “le pezze al culo” (scusate il francesismo). La FIAT ha ricevuto per più di cento anni continui finanziamenti dallo stato tanto da poterla definire come la più grande azienda pubblica d’Italia. E li ottiene grazie agli amici seduti in parlamento e al ricatto del licenziamento o della delocalizzazione in altri paesi. Gli Agnelli furono anche responsabili insieme a tanti altri della salita al potere del fascismo: se volete saperne di più leggete “I padroni del vapore” di Ernesto Rossi. Un libro che vi farà capire il rapporto tra imprenditoria e stato, e tra imprenditoria e dittature.

Altro esempio facile facile è Berlusconi. Salvato più volte economicante, legislativamente e giuridicamente dai governi Craxi, Berlusconi non avrebbe neanche un decimo del suo impero senza lo stato. E infatti dal 1994 ad oggi non ha mai fatto una legge che si possa definire liberale perché andrebbe contro i suoi interessi. Potrei andare avanti con Alitalia, Telecom, Enel, Eni ecc. ecc.

Tra i vari trucchetti che gli statalisti si inventano per agevolare i grandi imprenditori ci sono il protezionismo, la rottamazione, gli incentivi statali per comprare prodotti, il copyright, bandi di appalto per opere pubbliche, leggi speciali per aumentare il monopolio dei grandi gruppi e soprattutto la tassazione, la più grande arma in mano allo stato. D’altronde che cosa faresti se fossi al potere e avessi come obiettivo quello di proteggere la tua azienda dalla concorrenza? Semplice: tasse sull’attività commerciale.

Chiedetevi perché se volete aprire un’attività commerciale lo stato vi tassa? State utilizzando un servizio? No, anzi state dando alla comunità un nuovo servizio! E allora? Se non ci fossero le tasse sulle attività commerciali o sulle aziende chiunque potrebbe aprire una compagnia o un negozio. Chi ci perderebbe? Chi ha già l’attività, cioè chi vuole mantenere lo status quo e proteggere la propria attività da nuovi concorrenti. Questo sia a livello locale (pensate ai comuni che vietano di avere due negozi di un certo tipo vicini) che a livello nazionale.

Sul meccanismo degli incentivi statali rimando a questo post che scrissi mesi fa e che secondo me dà una buona idea del problema.

Sul copyright: pensate a Microsoft che ha eserciti di fedeli burocrati di tutto il mondo che controllano che nessuno abbia copie illegali (già, gli imprenditori riescono a far passare leggi liberticide come il copyright grazie allo stato) in ogni casa, ufficio, computer. Senza lo stato Microsoft sarebbe molto diversa da quella che è oggi.

Quindi, se pensate che l’abolizione dello stato possa dare privilegi solo ai grandi imprenditori pensate a questo: Berlusconi, Agnelli, Bill Gates e tutti gli altri voterebbero mai per l’abolizione dello stato?

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13 risposte a Sul rapporto tra imprenditoria e stato

  1. Filopaolo ha detto:

    Mi hai affibbiato l’etichetta di marxista ma non lo sono mai stato. Condivido al cento per cento quanto hai scritto nel post. Anche perché sono cose che penso da almeno una quindicina d’anni. E’ l’aspetto teoretico della soluzione del problema che mi convince poco.

  2. fabristol ha detto:

    Non ti ho dato del marxista. ho scritto:
    “Per Filopaolo e per chi viene da una cultura di sinistra e/o marxista […]”

    Non ti conosco e non conosco il tuo background. Ecco perché ho messo e/o.

    Sono contento comunque che le premesse siano condivise da te come da altri. Ci sarà tempo per parlare poi delle soluzioni.. 😀

  3. Asmenos ha detto:

    Il Friedman da te citato è il padre della scuola di Chicago?

  4. fabristol ha detto:

    Per Asmenos

    No. Quello che intendi tu è Milton Friedman, premio Nobel per l’economia, che non ha fondato la Chicago School of economics ma è sicuramente tra i suoi più famosi professori e associati.
    David Friedman, quello che ha scritto L’ingranaggio della libertà, è il figlio di Milton.
    Il figlio di David, PAtri Friedman, è invece il fondatore del Seasteading Institute.
    Insomma, una famiglia dilibertari tutti d’un pezzo!

  5. Asmenos ha detto:

    Grazie per le delucidazioni.
    Io ho trovato molto interessante e vicino al mio modo di pensare “La coscienza di un liberal” di Paul Krugman, che certo non è tenero con Friedman (Milton).
    Tu che opinione hai di Krugman?

  6. Filopaolo ha detto:

    Speriamo solo che il libertarismo del figlio David e del nipote Patri non abbia preso da quello del nonno Milton che a quanto mi risulta non ha disdegnato di flirtare con le dittature latinoamericane negli anni settanta.

  7. fabristol ha detto:

    Per Asmenos

    No, non lo conosco. Mi informerò.

    Per Filopaolo

    Sì lo so, ma Milton era un liberale classico, non un libertario. Ma sia David che Patri sono tendenzialmente antimilitaristi e antiinterventisti come la maggior parte dei libertari.

  8. astrolabio ha detto:

    scrivo per mettere un puntino sulle i Berlusconi fino al 1990 era praticamente un eroe randiano, tutto quello che ha fatto lo ha fatto contro lo stato e contro leggi liberticide, i salvataggi giuridici di carxy lo salvavano da leggi totalmente antilibertarie.

    dopo il 1990 se ne è passato tranquillamente al lato oscuro, anche perchè le leggi liberticide da quel putnop in poi lo favorivano.

  9. fabristol ha detto:

    Per Filopaolo

    Ah, ho sentito dire che il figlio David definiva il padre “socialista” 😉

  10. Asmenos ha detto:

    Aggiungo che Krugman è stato Nobel per l’Economia nel 2008…

  11. Janus ha detto:

    “Chi, tra i grandi industriali italiani e stranieri voterebbe per l’abolizione dello stato?”

    Charles e David Koch.
    Che hanno generosamente finanziato i Tea Party.

    http://www.newyorker.com/reporting/2010/08/30/100830fa_fact_mayer

    “The Kochs are longtime libertarians who believe in drastically lower personal and corporate taxes, minimal social services for the needy, and much less oversight of industry—especially environmental regulation.”

  12. fabristol ha detto:

    Per Janus

    Benvenuto.
    C’è sempre l’eccezione che conferma la regola. 😉
    E comunque loro sono libertari.

  13. astrolabio ha detto:

    io non sapevo sta cosa chiediamogli dei fondi (una decina di milioni di di dollari ce li faremo bastare)

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