Imbrigliare (anche) il web

Ho notato che veramente pochi blog e siti hanno riportato la notizia di una regolamentazione delle TV web con, ovviamente, tassazione al seguito. Quindi, trovo preoccupante non solo la notizia in sé ma anche il fatto che pochi la riportino, soprattutto nel web.

In breve si tratta della stessa storia che abbiamo visto con la carta stampata, le radio, la TV e ora il web: ovvero lo stato regolarizza informazione e libero pensiero e per fare questo lo tassa.

Quando nel lontano 2006 parlai del pericolo del controllo del web da parte dello stato fui accusato di essere una Cassandra. Eppure abbiamo visto in questi pochi anni quanto i governi (Berlusconi) abbiano tentato in tutti i modi di limitare la diffusione di internet (vedi Decreto Pisanu sul wifi), censurare siti e blog (la polizia postale è sempre al lavoro) e ora ovviamente la stangata finale.

Sono stato una Cassandra non perché sia particolarmente intelligente o perché abbia la sfera di cristallo ma perché è la logica conseguenza della presenza dello stato. Per quanto vi facciano credere che la democrazia sia un paradiso in terra, in realtà non è molto diverso da uno stato ottocentesco o dittatoriale dal punto di vista del controllo dell’informazione e dell’istruzione. L’abbiamo visto in opera con i giornali: creazioni di albi, tassazione, regolamenti. E poi la chiamano libera stampa.

Vi ricordate il boom degli anni 60-70 delle radio libere? Fu un periodo straordinario per l’Italia e il resto del mondo. Finalmente tutti potevano trasmettere il proprio pensiero, parlare liberamente senza controlli e censure. Poi arrivò lo stato e mise la briglia alle frequenze. Fine delle trasmissioni dal salotto di casa. Lo stato non può consentire che un cittadino possa parlare liberamente senza il suo consenso.

Poi arrivò il turno della TV, il media più efficace fino agli anni 90 e controllato, spartito e imbrigliato. Non poteva quindi mancare il controllo del web. E come si controlla se non con l’arma più efficace che esista, cioè la tassazione? Tutto ciò che è tassato è controllabile, tutto ciò che è pericoloso è tassabile.

E se non si paga il balzello allo stato mafioso si rischia di essere persguiti penalmente per aver utilizzato una TV clandestina. Sì avete capito bene: ricorda un po’ i carbonari di ottocentesca memoria.

E, la chicca tutta italiana, l’obbligo di iscrizione all’albo! Non c’è che dire, il fascismo corporativista ce l’abbiamo nel sangue.

Per altri dettagli leggere qui, qui e la disobbidienza civile della radicale Agorà digitale qui.

Lo Stato sono loro

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10 risposte a Imbrigliare (anche) il web

  1. Davide ha detto:

    Il prossimo passo – quello sì davvero temibile – sarà l’iscrizione all’albo per i blogger.

  2. fabristol ha detto:

    Arriverà, arriverà. E’ solo questione di tempo.
    D’altronde l’hanno fatto per fanzine, libelli e riviste amatoriali cartacee. Chi non è iscritto fa propaganda clandestina.
    Clandestino è una parola ancora presente nel nostro ordinamento ed è un’ottima parola per descrivere ciò che pensa lo stato dell’uomo libero. Chi non è nei suoi registri di pagamento è clandestino.

  3. Davide ha detto:

    Lo so che arriverà.
    Mi chiedo solo cosa faremo noi – se resisteremo (a che pro?) o, più probabilmente, di fronte alla sanzione pecuniaria decideremo di azzittirci (implacabile potere delle leggi economiche!).

  4. fabristol ha detto:

    Basterà utilizzare piattaforme blog ospitate all’estero all’inizio. Poi quando anche gli altri stati seguiranno l’esempio italiano (e lo faranno: l’italia è sempre stata all’avanguardia per le mosse oscurantiste) ci toccherà trovare altri metodi. Islanda? Seasteading project?

    Sentito quello che sta succedendo con Wikileaks? Arriverà una bella legge USA che bloccherà questi siti per questioni di sicurezza nazionale (ovvero la loro sicurezza economica e di potere).

    Comunque, ovviamente chi non verrà ospitato su server all’estero si adatterà alla cosa. Dopo anni parrà una cosa normale farlo e la gente lo giustificherà dicendo che è giusto pagare le tasse per un blog. E chi farà notare che NONè giusto verrà tacciato di essere uno sporco libertario che non vuole contribuire allo sviluppo della società. 😉

  5. Davide ha detto:

    Siamo certi che basterà stare su server esteri? 😦
    Sono pessimista: ci abitueremo al male pensando che, in fondo, potrebbe andare peggio.

  6. fabristol ha detto:

    Certo non è un bel momento per essere ottimisti, ma sono sicuro che esisteranno sempre sistemi per permettere a pochi di scappare da certe soluzioni. Certo le masse sono destinate ad adattarsi.

    Però questa nostra discussione mi ha fatto venire in mente il tema pe run futuro post: la tolleranza al despotismo.
    Così come in farmacologia si utilizza il termine tolleranza per indicare la diminuzione dell’effetto di un farmaco sull’organismo dopo costante uso, così accade nelle società umane.
    Non importa quanto una legge sia ingiusta, dopo un po’ e dopo alcune generazioni verrà tollerata e addirittura assimilata come giusta dalla popolazione.

    Per la prossima generazione sarà assolutamente normale registrare e pagare una tassa per un blog, rendere pubblici i propri dati personali, pagare la tassa sulla quantità di megabyte utilizzati ecc. ecc.
    E la giustificherà dicendo che è per il bene della società. per la sicurezza nazionale e per la legalità del web: perché altrimenti diventa un farwest senza regole!
    Volete forse che il web sia un farwest? Ecco, per evitare il far west bisogna regolarizzarlo, tassarlo ovvero controllarlo.

  7. Davide ha detto:

    Frettolosamente, un anno fa la pensavo così.
    La mente può essere libera solo se anche il corpo lo è. (Credo.)
    Certo, una mente che non può confrontarsi con altre non è poi così libera.
    Insomma, è un bel dilemma.

  8. Kirbmarc ha detto:

    L’assuefazione è già iniziata, ma in modo più sottile, grazie al perfido strumento retorico noto come “politically correctness”.

    Basta accusare Internet di essere razzista, nazista, violento, offensivo (magari anche “laicista”, visto che ci siamo) e gli “illuminati difensori delle libertà” contro il tiranno nano e pelato sono i primi a invocare a gran voce la censura.

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