La rivolta di Atlante di Ayn Rand – Recensione

Prefazione

Atlas shrugged (d’ora in poi AS) è un romanzo poco conosciuto da noi in Italia ma estremamente importante nella storia della letteratura e politica americane e mondiali. Non solo è uno dei libri che ha influito di più nella vita di chi lo ha letto ma è anche uno dei più lunghi romanzi nella storia della letteratura per numero di parole, caratteri e pagine, più lungo de I miserabili di Hugo e di Guerra e pace di Tolstoj. L’edizione Signet che ho io in lingua inglese è di 1088 pagine, scritta con un font minuscolo ed è il classico libro che rimane tra le tue mani per mesi.

Durante la recessione di alcuni anni fa AS fu uno dei libri più venduti al mondo e divenne 33esimo nella chart di Amazon. Non male per un libro ostico, lunghissimo e scritto negli anni 50. Questo straordinario successo quindi non è relegato solo alla stretta cerchia dei libertari ma attraversa tutte le classi sociali, i continenti e tutti i decenni fin da quando fu pubblicato nel 1957.

Come dicevo all’inizio del post in Italia AS è poco conosciuto ed è stato tradotto solo recentemente dalla Corbaccio, diviso in 3 volumi da circa 400 pagine l’uno (Il tema, L’uomo che apparteneva alla terra e L’Atlantide tutti disponibili su Amazon.it). Al momento questa che state leggendo è l’unica recensione in italiano di AS di Ayn Rand su internet (almeno secondo una veloce ricerca su Google). Ovviamente non sono l’unico italiano ad aver letto questo romanzo, ma sicuramente siamo in pochi ad averlo letto e ancor meno a parlarne. Questa recensione, e questo blog, vorrebbero anche invogliare chi mi legge a considerare l’idea di intraprendere la lettura di questo classico della letteratura mondiale. Considerare l’idea, avete capito bene. Sono profondamente convinto che ogni libro abbia il suo pubblico e i suoi tempi. AS non è per tutti i palati sia per la lunghezza, complessità dei temi e trama e deve essere letto solo dopo aver avuto una approfondita comprensione di base del libertarismo. Senza una comprensione del processo mentale libertario si rischia il rigetto completo, in certi casi perfino l’odio nei confronti del romanzo e dell’autrice. Cosa ha determinato questo gap in Italia? Pregiudizio, soprattutto, nei confronti della cultura libertaria: il libertarismo è quasi sconosciuto nel Bel Paese e viene spesso confuso col liberalismo. Non solo, ma AS è un libro rivoluzionario, uno di quelli che i governi dovrebbero vietare. In un’Italia monopolizzata dal pensiero fascista prima, democristiano e comunista poi e ora berlusconiano un libro del genere non ha pubblico.

Trama, tematiche e stile

In un futuro non tanto lontano il mondo (e soprattutto gli USA dove è ambientata la nostra storia) è testimone della più grande crisi economica e sociale della sua storia. L’economia collassa, la disoccupazione raggiunge livelli allarmanti, le rivolte sono all’ordine del giorno, navi pirata assaltano e distruggono qualsiasi nave che solchi gli oceani e i governi decidono di contrastare tutto questo aumentando ulteriormente il controllo sullo stato e sui cittadini; rendendo di fatto l’intero globo una dittatura socialista. Allo stesso tempo le più grandi menti del tempo stanno scomparendo volatilizzate nel nulla. La protagonista del romanzo, Dagny Taggart, è una giovane imprenditrice erede di una compagnia di ferrovie transcontinentali, la quale si trova a dover combattere ogni giorno per poter tenere in piedi la compagnia nonostante il mondo stia collassando su se stesso. Dagny è una imprenditrice che lavora duro e che si “sporca le mani” insieme ai suoi lavoratori che la amano e la rispettano. La storia di Dagny è quella di una battaglia contro le inutili ed oppressive leggi socialiste del suo paese e soprattutto contro suo fratello, James, co-erede della compagnia, il quale è amico dei più potenti a Washington e insieme a loro decide di prendere il controllo totale sul paese per il “nobile” obiettivo dell’uguaglianza socialista.

Durante il romanzo una domanda viene ripetuta con insistenza da tutti i protagonisti: Who is John Galt? (da cui il titolo di questo blog). Solo nella terza parte del libro, cioè alla fine, si scopre chi è veramente John Galt: un ingegnere figlio di un meccanico dell’Ohio che lavora in una fabbrica di automobili, la Twentieth Century Motor Company, che si ribellerà al regime socialista organizzando il primo sciopero intellettuale della storia.

L’Atlante a cui fa riferimento il titolo del romanzo era un titano della mitologia greco-romana che sosteneva il globo terracqueo. AS si basa proprio su quest’analogia tra Galt e il mitico Atlante. Cosa succede quando i “prime movers” (come nell’aristotelico Primo Motore) decidono di non lavorare più? Cosa succede quando gli atlanti che sorreggono la società decidono di lasciar cadere il globo dalle loro spalle?

Il romanzo gira intorno alla ribellione di pochi illuminati atlanti, i quali abbandonano il mondo al suo destino mostrando a tutti chi veramente manda avanti la macchina della società umana. Pochi lavorano e tanti sfruttano. E’ destino che pochi creino e la maggioranza distrugga: questo il senso del romanzo.

AS è un inno all’individuo, alla sua intelligenza e creatività. Celebra l’egoismo etico come virtù essenziale per lo sviluppo di una società più libera. Razionalità, onestà, produttività, orgoglio sono le parole d’ordine nel romanzo. Allo stesso tempo AS è un macigno contro il sacrificio dell’individuo, contro tutte le teorie politiche totalitarie che chiedono il sacrificio dei pochi per i molti come fascismi, comunismi, socialismi e integralismi religiosi.

Tra i vari temi affrontati, oltre a quelli economici, politici e morali, ci sono anche il sesso e la condizione femminile. AS è sicuramente un romanzo unico anche da questo punto di vista perché introduce un’eroina molto diversa dallo stereotipo degli anni ’50. Una donna indipendente, fautrice del proprio destino, che spesso comanda sugli uomini, che vive l’amore ma soprattutto la sessualità in modo adulto e senza il fardello della mentalità dell’epoca. Dagny Taggart fa sesso per il proprio piacere e senza preoccuparsi delle conseguenze o del chiacchiericcio della società. Dagny sicuramente rispecchia la scrittrice, una donna tutta d’un pezzo, indipendente, battagliera e moderna.

AS come romanzo fantascientifico

Chiedete ad un appassionato di fantascienza se conosce AS e la sua autrice Ayn Rand e sicuramente otterrete una risposta negativa.

Dal punto di vista delle tematiche e dell’ambientazione AS è essenzialmente un romanzo di fantascienza distopica dalle atmosfere dieselpunk. La fantascienza distopica è quella corrente fantascientifica che racconta di una società futuristica degradata nella quale uno o più governi repressivi hanno preso il potere e reprimono le libertà dei cittadini. Di questo genere fanno parte 1984 di Orwell (Grande Fratello anyone?), Brave new world di Huxley, Fahreneit 451 di Bradbury, We di Zamyatin e appunto AS della Rand.  Nel cinema Brazil, Equilibrium, V per Vendetta e in un certo senso anche Matrix. Come è possibile che AS non compaia quasi mai nella lista dei romanzi di fantascienza più famosi è un mistero. Il libro di fantascienza forse più venduto al mondo. E gli appassionati di fantascienza si lamentano che il loro genere è poco conosciuto e letto! Pregiudizio? Tanto. Ma soprattutto la miopia di editori, media e accademici ha contribuito in modo decisivo ad ignorare quest’opera in Italia. Eppure, uno dei più venduti videogiochi fantascientifici della storia, Bioshock, si ispira proprio su AS e sull’ideologia randiana.

Dicevo che le atmosfere e l’estetica di AS sono dieselpunk. Cosa è il dieselpunk? Il atlas shruggeddieselpunk è una recente costola dello steampunk che utilizza l’estetica e le tecnologia che va dagli anni 20 agli anni 50 catapultata nel futuro. La società di AS è dominata dall’acciaio e dai motori a combustione. I treni sono i mezzi più veloci e più utilizzati per potersi muovere nel continente americano. L’aviazione esiste e si parla spesso di jet, ma sono i treni a farla da padrone. La TV non viene menzionata ma la radio è usatissima. Uno strano mix tra anni 20 e anni 50 appunto.

Tra le tecnologie fantascientifiche degne di nota esiste il cosiddetto Rearden Metal, la lega d’acciacio più forte e malleabile della storia dell’umanità, il Progetto X, un’arma sonica segreta in mano al governo, l’avveniristico motore di John Galt, e la descrizione della città segreta di John Galt, piena di strumenti e meccanismi futuristici.

AS come romanzo politico-religioso

AS è il manifesto di un credo politico libertario inventato proprio dalla Rand: l’oggettivismo. L’oggettivismo è una teoria politica che celebra l’individuo e che fra le altre cose pone come obiettivo la propria felicita’ completata slegata dal resto della società o come dice la stessa Rand:

“My philosophy, in essence, is the concept of man as a heroic being, with his own happiness as the moral purpose of his life, with productive achievement as his noblest activity, and reason as his only absolute.”[1]

L’oggettivismo è una teoria filosofica complessa che parla di etica, metafisica (o sua assenza), logica, politica e arte. Tuttora esistono “seguaci” del movimento che lavorano per la diffusione delle idee della Rand. Vedi l’ “Ayn Rand institute”. Dall’oggettivismo deriva anche che il prodotto della creatività e del lavoro di ogni uomo appartiene a quell’uomo e non può essergli estorto con la forza. Così come sfruttare il lavoro di un uomo porta allo schiavismo, così prendergli la sua proprietà frutto del suo lavoro porta al furto della maggioranza nei confronti del singolo. L’individuo può, se vuole, lavorare per qualcuno o donare parte del frutto del suo lavoro ma questo riguarda appunto il libero scambio tra uomini liberi. Ma attenzione, l’oggettivismo non è una teoria anarco-capitalista. Gli oggettivisti sono minarchici, ovvero vogliono lo stato ai minimi termini che si occupi di giustizia e protezione.

AS è un romanzo prometeico, un guanto di sfida nei confronti del mondo. C’è un eroe, John Galt, che è a conoscenza dei segreti del mondo e che tenta di ribellarsi al totalitarismo dei governi. La figura mitica di Galt attraversa l’intero romanzo fino al suo famosissimo discorso finale in cui dà precise istruzioni al mondo su come combattere il totalitarismo e tornare ad essere liberi. Prometeo-Galt porta il fuoco-libertà all’uomo per farlo uscire dal suo stato di schiavitù permanente. Gli déi-governo cercano in tutti i modi di eliminarlo perché non vogliono che il fuoco-libertà venga portato agli uomini.

AS è anche un romanzo religioso. C’é un eroe giusto, dai valori fondanti, che conosce la strada luminosa per uscire dalle tenebre. Prometeo, Gilgamesh, Messia, Lucifero, Paul Atreides, scegliete voi. John Galt è una figura indubbiamente dall’aura religiosa.

Un uomo retto, senza compromessi, dalla logica perfetta e fredda. Un faro da seguire.

AS è un libro religioso anche per la sua simbologia, per la dicotomia tra bene e male assoluti, tra personaggi stereotipati e bidimensionali. Esiste il bene assoluto da una parte di cui solo i pochi illuminati protagonisti sono portatori e un male assoluto che corrompe la maggior parte delle persone dall’altra. Non esiste alcuna scala di grigi: o si è santi o si è malvagi-meschini-ignoranti. La salvezza esiste solo in Galt.

Attenzione però: AS è un libro profondamente religioso ma allo stesso tempo profondamente ateo. Ayn Rand era famosa per il suo ateismo militante e l’intera sua opera letteraria e filosofica è pervasa dall’ateismo. Non c’è traccia di alcun dio trascendente nell’universo randiano. O meglio, l’unico dio per Rand è l’Uomo, la cui razionalità e creatività rappresentano gli attributi divini per eccellenza. L’Uomo è dio di se stesso e la sua intelligenza dovrebbe essere adorata per ogni piccolo miracolo tecnologico che inventa. In poche parole AS è un manifesto transumanista ante-litteram. Ed infatti non sono poche le convergenze tra Oggettivismo ed Estropismo transumanista.

Giudizio finale

Come ho accennato all’inizio nella Prefazione AS non è un romanzo per tutti. Ai più può far storcere il naso per temi, lunghezza e prolissità. Ma sono sicuro che nelle mani giuste può essere un romanzo rivoluzionario. Un pugno nello stomaco che può cambiare la vita o influenzarla per sempre. Nel mio caso credo che molte delle scelte che ho fatto recentemente nella mia vita siano state influenzate profondamente dalla lettura di AS. E in definitiva la decisione di aprire questo blog è nata mentre leggevo AS.

Ma, e qui vengono i ma, AS è anche un libro che dal punto di vista letterario e stilistico ha poco da dire e non inventa nulla di nuovo. AS poi ha obiettivi politico-religiosi ben precisi rivolti a pochi. Da questo punto di vista possiamo parlare di AS come romanzo elitario che parla ad un pubblico ristretto. In questo è il pregio ma anche la ragione della sua non eccellenza come opera letteraria. Se Rand pensava di poter creare un’opera che parlasse al cuore di tutti ha sbagliato: troppo lungo, troppo complesso, troppo stereotipato. Ma la Rand aveva veramente intenzione di parlare a tutti? AS parla di elite certo, ma non aristocratiche. Parla di elite di geni illuminati, siano essi artisti, scienziati o imprenditori che hanno obiettivi e valori alti e sovraumani. Sono loro il suo pubblico, sono loro i “ricevitori” del messaggio. Ayn Rand vi sta dicendo: voi avete il potere di sorreggere il mondo ma anche quello di ridurlo in macerie [2]. E’ arrivato il momento di scrollarvi di dosso l’onere che vi è stato dato e incominciare la vostra rivoluzione individuale. Individuale perché il libertarismo è un pensiero che non ha come obiettivo la rivoluzione della società ma di voi stessi.

[1] “La mia filosofia, essenzialmente, è  il concetto dell’uomo come un essere eroico, con la sua felicità come obiettivo morale nella sua vita, con il raggiungimento produttivo come la sua più nobile attività, e la ragione come suo unico assoluto.”

Da Atlas Shrugged.

[2] Vedi, per rimanere in ambito fantascientifico il Dune di Frank Herbert: ”Chi controlla la spezia, controlla l’Universo. […] Chi può distruggere la spezia, la controlla.”

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58 risposte a La rivolta di Atlante di Ayn Rand – Recensione

  1. Pingback: La Rivolta di Atlante – recensione « Fabristol

  2. Sergej ha detto:

    “classico della letteratura mondiale” mi pare quanto meno eccessivo; del resto, che lo si dice anche della bibbia…
    Ok, nonostante il tuo entusiasmo da zelota stai continuando a NON convincermi a prendere in maggiore considerazione la Rand che io, ahimé, detesto perché sono suppongo un povero ottuso che non apprezza certe definizioni come “essere eroico” o frasi del tipo “il raggiungimento produttivo come la sua più nobile attività” e non riesce a farsi piacere l’individualismo (egoismo di fondo) del suo pensiero

  3. Vaaal ha detto:

    letto e non molto apprezzato. Non so, forse sarà stata la traduzione italiana, ma lo stile della Rand, enfatico, pomposo e COLMO fino all’orlo di similitudini (ad ogni pagina, ad ogni frase!) è per me indigeribile.
    Alcune pagine sono davvero emozionanti per un libertario, ma non è abbastanza per farne un grande libro.
    E poi, vogliamo parlare del monologo di Galt finale? Nella mia edizione sono 90 pagine di monologo. Mah.

  4. Vaaal ha detto:

    mi dispiace che il primo commento ad una recensione così ben fatta sia un commento critico. Magari dovevo aspettare qualche giorno 😀

  5. Davide ha detto:

    Sarà uno (uno e trino) di quei libri che terrò in considerazione per il prossimo anno, dopo aver finito Proust. (Dopo Proust si è pronti davvero a tutto: cosa vuoi che siano 1200 pagine di fronte a 3600?)

  6. Tommaso ha detto:

    Bellissima recensione, complimenti!
    Anche io ho passato mesi molto piacevoli e formativi sulle 1200 pagine de “La rivolta di Atlante”, edito nel 1958 in 2 volumi da Garzanti, traduzione di Laura Grimaldi.

  7. Kirbmarc ha detto:

    Mah. Il più grosso limite, a mio avviso, è l’assolutezza morale dei personaggi,che va contro all’essenza stessa del libertarismo.

    Il sacrificio personale è perfettamente lecito per un libertario, purchè, appunto, sia PERSONALE.

  8. fabristol ha detto:

    Per Sergej

    Ti capisco Sergej. Ti capisco perché anch’io forse alcuni anni fa non me lo sarei mai filato un libro del genere. Come dicevo nella recensione ci vogliono anche il momento giusto per certi libri.
    Comunque non è detto che ti debba per forza piacere l’individualismo per leggerlo. China Mieville, uno scritto inglese di fantasy iscritto al partito leninista, aveva inserito Atlas tra i libri più importanti da leggere, nonostante non condividesse assolutamente nulla di quello che diceva la Rand.

    Vaaal

    Mi spiace ma come ho accennato nella recensione AS si può amare o odiare. Magari se lo rileggerai fra qualche anno lo apprezzerai. 😀 Dal punto di vista stilistico e letterario sono stato onesto alla fine della recensione: AS non è un capolavoro letterario.

  9. fabristol ha detto:

    Per Davide e altri

    Se volete comprarlo in inglese o italiano seguite i link che ho messo nella recensione così mi date una commissione!! 😀

    Per Tommaso

    non sapevo di questa edizione della Garzanti. Grazie per l’informazione. 😉

  10. fabristol ha detto:

    Kirbmarc ti ho scritto un messaggio ma poi ci ho ripensato e ti riscrivo in questo. Allora è vero che l’oggettivismo non considera il sacrificio del singolo, MA non lo considera quando il singolo si deve sacrificare nei confronti della collettività. O meglio quando la collettività costringe il singolo o le minoranza a sacrificarsi per il bene della maggioranza.
    Ovviamente il libertario o oggettivista si sacrifica ma solo quando lo sceglie lui.
    Nel caso di AS John Galt viene arrestato. In quel caso lui si sacrifica per il suo progetto, per il suo onore e orgoglio ma sopratutto per salvare Dagny, Rearden e tutti i componenti del “nascondiglio” di Galt.

  11. procellaria ha detto:

    Ho letto La rivolta di Atlante nell’estate del 2009. Solo la prima parte mi è piaciuta, poi mi pare perda molta fluidità e diventi sempre più macchinoso. Purtroppo credo perda molta potenza dipingendo i “nemici” della creatività dell’individuo come degli idioti totali.

  12. Kirbmarc ha detto:

    OK; ma la filosofia base di AS è che realizzarsi personalmente è il fine ultimo dell’esistenza. Per un libertario la cosa più importante è, appunto,la libertà (intesa come assenza di coerecizione), che può essere anche libertà di non realizzarsi, o di dare ad altri la possibilità di realizzarsi.

    Il comunismo su base volontaria è libertario, per fare un esempio.

    La morale della Rand mi sembra fondata sul valutare il successo personale come unica misura dell’individuo.

  13. astrolabio ha detto:

    quoto kirbmarc:
    la randa fondamentalmente dice le stesse cose di nozick ma:
    a) è molto naif come argomentazione, ma nonostante questo si propone pure in modo arrogante e assertivo
    b) è impregnata di superomismo che imho un po’ ci sta, voglio dire, il mio mito personale è richard branson, per carità, viva lìimprenditore, ma magari ci srta chi come progetto di vita vuole vivere tranquillamente in un kibbutz, la Rand ti direbbe certamente che nessuno può vietarti di farti la tua vita tranquilla in un kibbutz ma se lo fai sei una merda, così sei libero di essere cristiano, ma se sei soggetto ad una qualsiasi metafisica sei una merda.

    in nozick la diversità delle proprie aspirazioni nella vita è messa bene in evidenza.

  14. astrolabio ha detto:

    questa non era male.

  15. alex ha detto:

    sono sulla linea di chi rigetta gli assolutismi, e quello della rand è un assolutismo (ogni assolutismo diventa oppressione di chi non la pensa così: perché quelli che non la pensano come galt sbagliano e galt no? galt cambierebbe il mondo in base alle sue idee, e vorrebbe che tutti vi si adattassero. sarebbe, immagino, proibito ogni tipo di associazionismo, compreso quello su base volontaria che qualcuno già cita nei commenti, perché sarebbe contrario all’obiettivo dello sviluppo della natura umana come la vedono rand e il suo personaggio. e questa non sarebbe oppressione?).
    la scelta della protagonista iniziale è già un segnale: una donna che erediterà un impero finanziario e per questo vorrà difendere il suo privilegio contro gli altri. e la libera concorrenza? il monopolio che l’azienda di suo padre ha raggiunto è un nemico della libertà tanto quanto lo è uno stato socialista, mi pare. se non di più.
    mi pare ci possano essere idoli migliori, anche a livello di argomentazione, che stanno comunque dalla parte libertarian. nozick (anche se poi modifica le sue idee), narveson, per esempio. gente che non sbrodola per 1200 pagine.
    ma poi mi viene anche in mente: cosa risolve l’approccio morale della rand? faccio un esempio: l’individuo X nasce con una malformazione, che lo limita fortemente in qualsiasi tentativo di perseguire il successo titanico personale. la morale della rand cosa dice? di non fare niente per quell’individuo? lasciarlo nel suo brodo? non ha senso razionale: la razionalità suggerisce caldamente la mutualità, perché non conosciamo cosa ci riserva il futuro e potremmo trovarci noi nelle condizioni gravi, e allora vorremo che qualcuno ci aiuti. è semplice prudenza razionale. è poi lo stratagemma di rawls della posizione originaria, astrattamente. il liberal riesce a salvare capra e cavoli, la libertarian rand mi pare di no. nemmeno i transumansti più fascisti arrivano a dire, mi pare, che bisogna far morire i deboli. il transumanismo (transumanesimo) si attacca alle nuove possibilità tecnologiche per dire che potremo finalmente dare a tutti una dotazione di serie molto buona, non che stermineremo o abbandoneremo quelli in condizioni peggiori.
    ma anche se fossero da abbandonare quelli nelle condizioni peggiori, c’è una contraddizione: i protagonisti della rand sono persone che non sono nella condizione migliore (a parte l’ereditiera), e quindi sarebbe giusto, nell’ottica morale randiana, che stiano dove sono e non si lamentino. coloro che li opprimono sono più forti ed è giusto che abbiano il potere del successo. non è giusto ribellarsi contro chi ha successo.

  16. alex ha detto:

    (ps: chiaro che provoco 😀 bella l’idea della recensione, è anche molto chiara e ben organizzata, bravo)

  17. fabristol ha detto:

    Per Procellaria

    Sì è vero. Infatti come ho detto nella recensione i personaggi sono stereotipati, monodimensionali e tagliati con l’accetta. Però non userei il termine idioti. Molti di loro non erano per niente idioti, solo malvagi.

  18. fabristol ha detto:

    Per Kirbmarc

    “La morale della Rand mi sembra fondata sul valutare il successo personale come unica misura dell’individuo.”

    No. I pilastri della sua filosofia sono: razionalismo, successo e realizzazione e raggiungimento della propria felicità.

  19. fabristol ha detto:

    Per Astro

    Sì, era una persona molto arrogante su questo non c’è dubbio. Però la ammiro per la sua razionalità, orgoglio e coraggio. Per dire: ammettere in pubblico di essere atea negli anni 50 era un suicidio mediatico. In rete ci sono alcune interviste in questo senso dove ci sono i presentatori e il pubblico allibiti quando lei dice che non c’è alcuna prova delle divinità.

    Sul video: bellissimo! molto ben fatto. In effetti gli oggettivisti sembrano un po’ fanatici.

  20. fabristol ha detto:

    Per alex

    Aspetta, aspetta. Hai preso la tangente, forse un po’ troppo.

    “sono sulla linea di chi rigetta gli assolutismi, e quello della rand è un assolutismo (ogni assolutismo diventa oppressione di chi non la pensa così: perché quelli che non la pensano come galt sbagliano e galt no? galt cambierebbe il mondo in base alle sue idee, e vorrebbe che tutti vi si adattassero.”

    No assolutamente no. Galt non vuole cambiare il mondo. Vuole essere lasciato in pace dal mondo. E aiuta le persone a capire che sono schiave. Leggiti la sinopsi del romanzo su wiki così capisci cosa intendo.

    “sarebbe, immagino, proibito ogni tipo di associazionismo, compreso quello su base volontaria che qualcuno già cita nei commenti, perché sarebbe contrario all’obiettivo dello sviluppo della natura umana come la vedono rand e il suo personaggio. e questa non sarebbe oppressione?).
    la scelta della protagonista iniziale è già un segnale: una donna che erediterà un impero finanziario e per questo vorrà difendere il suo privilegio contro gli altri. e la libera concorrenza? il monopolio che l’azienda di suo padre ha raggiunto è un nemico della libertà tanto quanto lo è uno stato socialista, mi pare. se non di più.”

    No. Ripeto, se leggi la trama o il libro capirai che non hai colto il punto. AS e il libertarismo (è questa la parte che le persone hanno difficoltà a capire) non vuole fondare una nuova società dall’alto. La parola società non esiste nel vocabolario randiano per esempio. Il frutto del tuo lavoro non è un privilegio per un libertario. E’ il frutto del tuo sacrificio e della tua responsabilità personale.

    “l’individuo X nasce con una malformazione, che lo limita fortemente in qualsiasi tentativo di perseguire il successo titanico personale. la morale della rand cosa dice? di non fare niente per quell’individuo? lasciarlo nel suo brodo? non ha senso razionale: la razionalità suggerisce caldamente la mutualità, perché non conosciamo cosa ci riserva il futuro e potremmo trovarci noi nelle condizioni gravi, e allora vorremo che qualcuno ci aiuti. è semplice prudenza razionale. è poi lo stratagemma di rawls della posizione originaria, astrattamente. il liberal riesce a salvare capra e cavoli, la libertarian rand mi pare di no. nemmeno i transumansti più fascisti arrivano a dire, mi pare, che bisogna far morire i deboli. il transumanismo (transumanesimo) si attacca alle nuove possibilità tecnologiche per dire che potremo finalmente dare a tutti una dotazione di serie molto buona, non che stermineremo o abbandoneremo quelli in condizioni peggiori.”

    Non so dove hai colto questo argomento nella recensione o nel romanzo. Sull’altruismo ti consiglio questa intervsita molto bella dove lei spiega per filo e per segno ciò che intende sui rapporti umani:

    La Rand non dice di non aiutare gli altri che hanno bisogno: dice che non deve essere lo stato ad aiutare chi ha bisogno ma l’iniziativa dei privati (charity, chiese ecc). Per quanto riguarda l’egoismo e l’altruismo: se uno vuole aiutare una persona lo fa solo se quesot non comporta il sacrificio di se stessi o del proprio valore. Per il resto può farlo se lo vuole fare.

    “i protagonisti della rand sono persone che non sono nella condizione migliore (a parte l’ereditiera), e quindi sarebbe giusto, nell’ottica morale randiana, che stiano dove sono e non si lamentino. coloro che li opprimono sono più forti ed è giusto che abbiano il potere del successo. non è giusto ribellarsi contro chi ha successo.”

    Mmm no. Non ci siamo neppure qua. Stai facendo delle congetture basate su luoghi comuni antilibertari. Il libro non parla in questi termini e neppure la morale randiana.

  21. fabristol ha detto:

    “bella l’idea della recensione, è anche molto chiara e ben organizzata, bravo”

    Grazie!
    Mentre leggevo il libro prendevo nota in un quaderno di quello che leggevo, pensavo e delle impressioni che mi dava. Questa recensione è il frutto di quel lavoro durato quasi un mese. Non è stato facile metabolizzare l’universo randiano e quello che avevo appena letto. Mi ci è voluto tempo per capire cosa avevo inglobato e cosa no.

  22. astrolabio ha detto:

    “Per dire: ammettere in pubblico di essere atea negli anni 50 era un suicidio mediatico.”
    si ma mi pare che lei voleva credenziali come filosofa, non come Oprah Winfrey dell’epoca, e non mi pare che nel novecento ci sia stato ostracismo nei confronti dei filosofi atei.”

    inoltre vorrei appuntare una cosa già che ci siamo:
    “e quindi sarebbe giusto, nell’ottica morale randiana, che stiano dove sono e non si lamentino. coloro che li opprimono sono più forti ed è giusto che abbiano il potere del successo. non è giusto ribellarsi contro chi ha successo.”

    ecco, in effetti l’oggettivismo dice che l’egoismo è figo, poi però se ne esce col principio di non aggressione che non consegue affatto dall’egoismo, è molto più logico stirner che dice egoismo -> fai quello che cazzo ti pare anche aggredire gli altri.

    se sono egoista perchè per esempio non posso avere degli schiavi?

  23. alex ha detto:

    gli argomenti che cercavo di mettere sotto il riflettore non sono nel romanzo, ma mi pare difficile non derivarli logicamente dalla posizione oggettivista.
    sono le conseguenze di una data posizione “ultraegoista” (non sto dando una valutazione del termine “egoista”, anzi l’egoista razionale è il perno della mia concezione morale), mi pare.
    per esempio è assolutamente incoerente dire che chi è potente lo è per merito suo (e quindi è giusto che sia potente) e poi caldeggiare la rivolta contro i potenti.
    e lo status quo iniziale la rand lo prende così com’è, senza porsi domande su “cosa sarebbe giusto”, e lo usa come base: la figlia protagonista NON diventa potente solo per merito suo, ma eredita (leggi nozick sull’eredità, il primo nozick, non quello finale) una posizione di privilegio, e anche di monopolio soffocante. non riesco a capire come mai lei sia protagonista e non nemica.
    non è qui questione di fondare una società dall’alto, ma di stabilire quali potrebbero essere i criteri migliori in base ai quali un egoista razionale possa voler partecipare a una società (ammesso come dato di fatto che ci si trova comunque, e che fuori non vive, quindi l’obiezione che non vogliono fondare una società non funziona: la società la vivi, ti ci trovi dentro, e ciascuno ha interesse a trovarcisi nel modo migliore. non chiamarla società, se vuoi, ma relazioni interpersonali, è lo stesso): accettare che qualcuno erediti una posizione privilegiata (diciamo il figlio di bossi? la premieressa figlia di berlusconi?) non è una delle parti di un contratto che un egoista amante della libertà potrebbe accettare. a meno che non tragga un guadagno di altro tipo, ma credo che rinunciare alla libertà sia molto difficile. è proprio dal basso, dagli individui che parte tutto: un individuo razionale e amante della libertà non accetterebbe lo status quo dove qualcuno eredita un monopolio. quindi, come fa un’ereditiera a essere protagonista e non nemica?
    perché c’è dietro l’accettazione della rand di un pdv “capitalista”, nel quale il profitto misura la realizzazione individuale, e il ricco è tale perché “se lo merita”, quindi il suo monopolio è espressione del suo titanismo giusto e sano (calvinista e nicciana), e tutti gli altri sono dei falliti che devono solo darsi da fare. american dream, niente di più. far west. ma non c’è tutto lo spazio di manovra che c’era nel far west: ogni azione di ogni individuo ha effetti su altri individui, nessuno vive completamente isolato, e se le mie azioni vengono interpretate come troppo aggressive e autoassertive dal mio vicino, finisce che mentre dormo mi mette un cuscino sulla faccia e tanti saluti. non credo che l’egoista randiano sia disposto a questo rischio, quindi immagino che si comporti in un certo modo più razionale e conciliante: questo è tutto quello che serve per il liberalismo, ma cedere sul punto della propria autoaffermazione richiede qualcosa in cambio, cioè che anche gli altri lo facciano. e un ragionamento di un individuo qualsiasi arriva al punto, se è razionale, di rifiutare i privilegi ereditati, tra le altre cose.
    per questo mi sembra incoerente: da una parte grida che la libertà è tutto, dall’altra accetta situazioni che questa libertà la menomano, in nome della difesa di uno status quo ma solo, credo, nei paesi turbocapitalisti – qual è la differenza pratica tra l’essere oppressi da una struttura statale onnipervasiva e una struttura economica di giganti monopolisti che non lasciano altri accessi al mercato? l’individuo è schiacciato lo stesso. la rand si ferma dove non deve fermarsi. la sua posizione dovrebbe suggerire anche la ciclica distruzione di ogni struttura, comprese quelle del capitale, in modo da permettere il fiorire delle individualità e riaprire gli spazi di manovra.

  24. Filopaolo ha detto:

    La Rand la conoscevo da tempo, ma soltanto come scrittrice del racconto “La fonte meravigliosa” dal quale è stato tratto uno dei più bei film che abbia mai visto. La pellicola è del 1949, regia di King Vidor, sceneggiato da lei stessa. La storia della vita di un architetto è l’occasione per narrare l’epopea dell’uomo, anzi più precisamente dell’Homo faber, che dai materiali grezzi ricavati dalla natura edifica un mondo per sé. Il tutto guidato da un ideale di libertà talmente sviluppato che gli impedisce di scendere a qualsiasi tipo di compromesso con la realtà che lo circonda. Una figura mitologica, potremmo dire.
    Questi i pregi della Rand che conosco. Passiamo ai difetti. Beh, posso parlare solo per interposta persona perché non ho letto il romanzo del quale parli nel post (e da quello che dici e dai commenti non credo che riuscirò a farlo perché, se ho capito bene, non è stilisticamente accattivante). Mi baserò quindi solo sulle tue affermazioni in merito.

    “l’unico dio per Rand è l’Uomo, la cui razionalità e creatività rappresentano gli attributi divini per eccellenza”
    “Esiste il bene assoluto da una parte di cui solo i pochi illuminati protagonisti sono portatori e un male assoluto che corrompe la maggior parte delle persone dall’altra”

    L’uomo portatore di una scintilla divina, elite di illuminati contrapposta alla massa di dannati, manicheismo: sono tutti temi vecchi di quasi duemila anni elaborati compiutamente da varie sette gnostiche attorno al secondo secolo dopo Cristo dei quali si sono nutriti attraverso i secoli le cosiddette società segrete e simili, dai Rosacroce alla massoneria fino ad arrivare alle odierne Scientology e Skull and bones, solo per fare degli esempi. Noto solo in questo momento che la professione di architetto del protagonista del film ha a che fare con l’ideologia della massoneria (ma è solo una considerazione volante).
    Qual’è la portata rivoluzionaria (ancorché individuale invece che sociale) di tutto questo?

  25. Asmenos ha detto:

    Quando avrò tempo cercherò di mettere tutte le mie riflessioni in un unico discorso e poi spero, vorrai dirmi cosa ne pensi.
    Per adesso, da ignorante, mi viene da considerare il libertarianesimo l’altra faccia della moneta utopica (se uno volesse mettere il socialismo sull’altro lato).

  26. fabristol ha detto:

    Per Astro

    il concetto di egosimo randiano è più complesso rispetto all’accezione comune che ne diamo. Lei parla di egoismo razionalista. Ad essere sinceri non ho ben chiaro che cosa intenda ma ho in programma di leggere qualcosa sull’oggettivismo per capire un po’ di più.

  27. fabristol ha detto:

    Pe rAlex

    “per esempio è assolutamente incoerente dire che chi è potente lo è per merito suo (e quindi è giusto che sia potente) e poi caldeggiare la rivolta contro i potenti.”

    La rivolta è contro i potenti che utilizzano lo stato per vivere alle spalle di tutti. Il libertarismo non è una rivoluzione socialista! O di giustizia sociale. Questo deve essere chiaro.

    “non riesco a capire come mai lei sia protagonista e non nemica.”

    Perché i nemici sono coloro che utilizzano la collettività per i propri interessi quando invece lei è l’unica che non chiede l’aiuto statale e ha fatto tutto con le sue mani.

    Non cpiasco poi perché insisti sul concetto di monopolio. Secondo la concezione libertaria i monopoli esistono a causa dello stato: ovvero pochi imprenditori amici dei potenti di turno che accedono a privilegi per poi distruggere la concorrenza. Che è quello che succede nel moderno corporativismo del mondo occidentale. Corporativismo è il contrario del capitalismo.

  28. fabristol ha detto:

    Per Filopaolo

    “Qual’è la portata rivoluzionaria (ancorché individuale invece che sociale) di tutto questo?”

    Quelli che elenchi sono esempi di filosofia mistiche. Quindi per prima cosa l’oggettivismo è squisitamente razionalista e immanente.
    Poi la questione del superomismo e del prometeismo combinato con l’egoismo razionalista.
    Il rigetto quasi completo del concetto di collettività, stato e altruismo collettivo (ma nn individuale e su base volontaria.
    L’etica del lavoro e del raggiungimento della felicità grazie alla realizzazione professionale, artistica e intellettuale di se stessi.
    In definitiva quindi la combinazione di: razionalismo, anti-misticismo e anti-trascendente, superomismo o prometeismo, egoismo razionalista, indivudalismo, orgoglio, completa libertà personale ed infine vivi e lascia vivere.

  29. fabristol ha detto:

    Per Asmeons

    Certo! Ne sarei molto felice! Anche io comunque ne sono un critico per certi versi. Ne parlerò più avanti.
    La mia è soprattutto curiosità intellettuale, perché sono argomenti caldi e molto affascinanti. Nel senso che questo blog l’avrei potuto scrivere anceh se non mi fossi considerato un libertario.

  30. Filopaolo ha detto:

    Sì, quello che mi chiedevo è come mai, accanto a dei principi che si rifanno ad un concreto materialismo, la Rand abbia bisogno di evocare anche categorie che appartengono all’esoterismo delle società segrete, cioè quanto di meno razionale possa essere mai stato concepito.

  31. Pingback: Miglior libertario del mese di Dicembre | Who is John Galt?

  32. Lechron ha detto:

    Come giustamente tu affermi, “Atlas Shrugged” è un libro che ha i suoi tempi e i suoi perché e se la mettiamo in questo modo allora non possiamo definire l’Oggettivismo della scrittrice come una filosofia, assolutamente no. Perché se il marxismo, l’Hegelismo e altre filosofie hanno invece avuto un effetto concreto nel mondo? Per un fatto molto semplice: sia il marxismo che il leninismo sono fondati su una riflessione di fondo dell’esistenza (il Substrato e l’Assoluto) e le loro applicazioni pratiche (politiche, sociali, ECONOMICHE) non sono mai da identificarsi come la realizzazione (non stiamo parlando di utopie, tengo a precisare) di quel pensiero, sono solo applicazioni laterali ad un complesso filosofico più esteso (basti pensare alla filosofia di Spinoza, in questo caso la visione coglie il tutto, ma questo vale anche per Marx e Hegel) che non imprime (per quanto esista perfino l’estetica in Hegel) un comportamento o un modo di vivere. L’Oggettivismo si basa sull’egooismo razionalistico (o razionalista) ovvero, mi azzardo a dare una definizione dai libri letti, un egoismo che non dipenda da necessità intime o, per l’appunto, irrazionali (come ad esempio la riproduzione, la fame e la sete che invece sono argomenti che l’autrice si premura di non toccare direi in modo quasi artefatto, anzi li definisce, come hai spiegato tu nel sesso, come argomenti definiti dalla razionalità di scelte) ma definiti su una serie di idee, come l’individualismo, il produrre e il creare che vengono proiettate nell’uomo e che quindi nel loro agire necessitano di egoismo non inteso come scelta di danneggiare un uomo o l’altro, ma scelta di definire se stessi come creatori e riconoscere nell’altro sì la forza creatrice, ma voler comunque continuare per la propria strada senza fare però confronti (è un ragionamento molto onesto. infatti). In summa, io creo e sono il padrone di cosa creo, anche tu lo puoi fare MA se non lo fai io ho creato ed ho potere sulle mie creazioni. Errore. Ecco l’errore e spiego perché secondo me è uno sbaglio. Qualsiasi creazione umana dipende da una manipolazione dell’universo e delle idee certo non create dagli uomini o da chi gli somiglia (come credono le religioni) ed è proprio il fondamento della non religiosità sostenere che ci sono idee che noi non possiamo concepire né ora né mai a causa della conformazione del nostro universo. A questo punto, se ragioniamo secondo questa logica cosa rimane dell’Oggettivismo e in particolar modo dell’egoismo razioanle? Nulla, solo la presunzione di aver creato e di sentirsi parte della storia e del tempo come artefici del mondo, quando il mondo se ne sbatte assieme agli yottametri di universo attorno delle nostre creazioni. Il traguardo produttivistico è quindi l’unica soluzione onesta, produrre perché queste idee non sono nostre e anche se le abbiamo scoperte noi dobbiamo trovare un modo per comandarle. Come giustamente tu affermavi esistono tempi e modi (come ho già detto all’inizio) per un libro, ma esistono anche i tempi e i modi durante e con i quali è facile prendere un libro e tirarlo dalla propria parte, soprattutto se mi si viene a dire che qualche anno fa non l’avresti preferito e ora che hai finito il dottorato e hai giustamente conseguito il tuo posto di scienziato, ti sei messo a fare propaganda di un modo di pensare che è perfetto per lo stato in cui tu sei. Non voglio insinuare nulla anche perché le tue parole sono molto convinte, ma devi riconoscere che questo modo di ragionare e tipico del conservatorismo, certo non di un libertarian.

  33. fabristol ha detto:

    Per Lechron

    Credo che la Rand, come razionalista, fosse consapevole che di fronte all’immensità spaziale e temporale dell’universo siamo solo polvere. Credo inoltre che l’oggettivismo sia solo una filosofia (non mi hai convinto) per poter vivere in pace fino a quando si diventa polvere. Nel senso che siamo qua sulla terra per poco tempo, senza uno scopo: almeno ricerchiamo la felicità e lavoriamo per realizzarci. Perché se è vero che di fronte all’universo siamo nulla, almeno nel punto di morte potremmo dire che abbiamo costruito qualcosa dal nulla, noi polvere nata dalla polvere abbiamo creato un’opera grandiosa. Nessuno applaudirà per questo e tutte le nostre opere torneranno polvere ma.. abbiamo forse un’alternativa?

    Per quanto riguarda la mia “propaganda”. E’ una parola brutta, che non mi piace per niente e che avrei preferito non avessi usato. A me interessa il libertarismo di per se stesso, perché la trovo una filosofia di vita affascinante e unica. Così come trovo affascinante l’evoluzionismo, la biologia e la letteratura. Ne parlo continuamente nell’altro mio blog ma non per questo qualcuno mi ha mai definito un propagandatore delle leggi della biologia o dei buoni libri. E non esiste alcun partito politico libertario in Italia né io ci guadagno qualcosa nell’esporre queste idee.
    Secondo: la mia vita lavorativa (a proposito: cosa sai del mio lavoro?!) non ha alcuna connessione col libertarismo, men che mai col conservatorismo che aborro come fosse la morte: io sono un ribelle e un eretico, ti basti questo.

  34. Lechron ha detto:

    Possibile che non ti abbia convinto, ma per favore esponi almeno una controtesi per capire esattamente su quali concetti non siamo d’accordo. La mia spiegazione è sicuramente riduttiva per certi versi, in quanto non tengo conto di corollari fondamentali di quello che ho scritto per non sovraccaricare la discussione, fatto sta che l’oggettivismo per me NON è una soluzione e soprattutto non è una filosofia in quanto non si basa su una visione totale della vita basata su concetti astratti (che hanno come sottocategorie anche l’economia, la politica ecc..) ma sull’interpretazione della politica e della società (aggiungerei “…di un tempo”). la logica libertarian mi può parere esatta solo senza quell'”egoismo razionale” che è di per se un blocco totale alla teoria.
    Fabristol, per essere un ribelle e un eretico mi basterà a parole, ma credo che per te sia sufficente prova di essere però un vero eroe solitario come vorresti, sarebbe meglio di litigare su un blog, non credi?

  35. Lechron ha detto:

    Aggiungo assieme all’errata corrige (“provare”, non “prova”) una delucidazione.
    Per quanto riguarda l’universalismo per il quale l’uomo è nulla ed è secondo alle leggi della natura, non vorrei essermi espresso male. Il concetto di fondo è che certo l’uomo non può contro le forze della natura e concetti ai quali sottostà (forse, speriamo nel forse, per sempre) ma nel fatto che l’uomo scopre idee a se ignote tramite NON (perdona il caps) la propria produttività, NON secondo la propria ed unica creazione che sarà (ricollegandolo a filosofia e non filosofia) solo una parte utilizzata di quel concetto, ma permettendo all’intera umanità (senza astruse rivoluzioni campate per l’aria quando è ormai assodato che è la mutazione il fattore principale di novità, non la rottura, e in questo preferisco molto di più il tuo blog personale) di concepire mentalmente e RAZIONALMENTE (lo avrei sottolineato, ma..) tramite una simbiosi con il tempo (nel senso di trasmissione di concetti) che con l’Oggettivismo non avviene. L’Oggettivismo si ferma a dire come l’uomo dovrebbe comportarsi, ma manca totalmente delle basi per capire cosa dovrebbe fare l’uomo, chi sia l’uomo, e quale sia il suo compito nel mondo (che sono domande effettivamente filosofiche) ed è in questo che si riduce ad una pura ovvietà.
    Sempre secondo me, ma vorrei sapere come, da una persona che parla sempre di considerare altre idee e posizioni, non riesci a considerare anche questa posizione, che dal fondo della sua fallacia (per mancanza di tempo, per “biasismo” mio personale, per mancanza di spazio ecc…) vuole comunicare sulle difficoltà di una teoria frutto del suo tempo ed effettivamente poco orizzontale.

  36. fabristol ha detto:

    Per Lechron

    “fatto sta che l’oggettivismo per me NON è una soluzione e soprattutto non è una filosofia in quanto non si basa su una visione totale della vita basata su concetti astratti”
    E’ questo che non condivido della tua impostazione. Dove sta scritto che una filosofia debba partire da un concetto astratto? Secondo: l’oggettivismo parte dal principio di non aggressione, dalla concezione dell’individuo-uomo come un’isola e da questo si basa tutto il resto: politica, economia, etica, scienza qualsiasi cosa. Quindi non capisco la tua critica nei suoi confronti: l’oggettivismo è una teoria di pensiero olistica.

  37. fabristol ha detto:

    “L’Oggettivismo si ferma a dire come l’uomo dovrebbe comportarsi, ma manca totalmente delle basi per capire cosa dovrebbe fare l’uomo, chi sia l’uomo, e quale sia il suo compito nel mondo (che sono domande effettivamente filosofiche) ed è in questo che si riduce ad una pura ovvietà.”

    Non è vero che si ferma lì. Come dicevo prima l’uomo è un’isola che interagisce con altre isole. Il suo obiettivo è il raggiungimento della felicità tramite l’uso della ragione. Non solo: lavorare e produrre opere di ingegno che possano sollevarlo dall’irrazionalità caotica della natura. Creare dal nulla qualcosa. L’obiettivo dell’oggettivismo è far diventare un uomo un creatore. E non mi pare poco.

  38. Lechron ha detto:

    Spunti molti interessanti sull’argomento uomo isola provengono anche da altri scrittori fantascienza, come Egan che ribattezza questo concetto (inconsapevolmente, questo è probabile) come situazione di uomo come “nazione solipsistica” e ne da (il libro è “Permutation City”) una visione estremamente simile alla tua descrizione. Lascio a te tutti i ragionamenti su come una certa teoria si sia evoluta nel tempo fino ad arrivare a sue variazioni tecnologiche (che fra l’altro sono determinanti come fattore principale della tesi che l’Oggettivismo non è una filosofia, almeno per me.) Purtroppo non posso usare questa come teoria di bastian contrario perchè sarebbe troppo speciosa e forse tu non hai letto il libro. Mi limiterò a rispondere (senza cercare di farne un dramma troppo lungo, anche perchè ci sono altri argomenti più interessanti). Vorrei farti mostra di due elementi: il primo è che l’esistenza di uomo-isola viene già dibattuta da Leibniz e compagnia bella, quindi questo tipo di fattore non può fare dell’Oggettivismo una filosofia, in quanto una sua definizione A PRIORI dal pratico (non l’uomo, la monade) è già espressa in un altra. Secondo, permettimi di farti notare come la tua descrizione sia leggermente cambiata: da espressioni come “egoismo razionale”, “rivoluzione attraverso la creazione” siamo passati all'”uomo creatore” (se vogliamo, ma solo per provocazione, un retaggio del calvinismo ma senza “Promesse Eterne”) e alla visione di olismo che non è un fattore filosofico, ma scientifico. La filosofia si basa su concetti astratti, perfino quando non se ne accorge. Un esempio sono le Idee di Platone e perfino Socrate, colui che ha creato (veramente, qui..) il concetto di filosofia ragionava proprio sull’indagine dell'”Io so di non sapere”, collocandolo nell’Apologia a concetti non presenti sulla terra. Come si pone l’oggettivismo di fronte al mondo? E in quale modo (cone la razionalità non basta, vuol dire tutto e nulla, penso che questa sarà la frase principale alla quale ribatterai, ma aspetto di sentire il tuo parere) crea? Cosa crea? come vengono considerate le sue creazioni al di fuori dell’isola? Non è detto e non è detto neanche che la razionalità debba trovarne una soluzione, proprio a causa dell’egoismo razionale.
    L’Oggettivismo rimane quindi incompleto.

  39. fabristol ha detto:

    Boh, non so che dirti Lechron, veramente.
    Le tue argomentazioni non hanno alcun effetto sul mio pensiero.
    Sulla questioen dell’uomo creatore era già implicita nella recensione e nelle spiegazioni successive che ho fatto. Ayn Rand parla spesso di creazione umana partendeo dal caos ed è qeusto che rende l’uomo straordinario secondo Rand.
    Sul calvinismo concordo. L’etica del lavoro è calvinista ma senza premio finale. Ed è anche la mia etica nella mia vita. Un calvinismo raizonalista certo. Per quanto riguarda le tue domande finali le risposte si trovano nell’oggettivismo stesso. E se non ti piacciono, questo non è un problema dell’oggettivismo, ma un tuo problema soggettivo, di gusto. Se poi continui a pensare che l’oggettivismo sia diverso dal resto della filosofia del passato ti do ragione: è così diverso che non riesci neppure a classificarlo insieme alle altre filosofie. 😉

  40. Lechron ha detto:

    Posso solo farti notare come evidenziare il suprematismo di uno stile di vita (perché è questo l’oggettivismo, non certo una filosofia per la quale non hai prove di discussione) è tipico dei fanatici, non certo dei libertarian. Aggiungo che le filosofie non hanno classificazioni, ma concetti di fondo basati sulla limitatezza dell’espressione razionale umana e probabilmente è questo l’errore che compi. Alle mie domande non risponde la Rand nei suoi libri, di questo entrambi possiamo star certi (se poi vuoi che argomenti i passaggi del libro, lo farò pure ma penso che non serva). Combatti una battaglia persa se posso permettermi, vedi il tuo Oggettivismo come la modifica necessaria al mondo che ti sei autoimposto, ma la scienza (di cui faresti parte) ben sa che non è possibile districarsi dagli eventi del mondo con una visione univoca.

  41. fabristol ha detto:

    Non capisco questa cosa del suprematismo. L’oggettivismo si basa sulla non violenza. Vivi e lascia vivere.

  42. fabristol ha detto:

    Grazie Tommy. Purtroppo la Rand a volte si rincoglioniva alquanto. Nell’intervista sembra un mix tra Sgarbi e Ferrara quando sono ubriachi. 😉

  43. Tommy ha detto:

    Be’ non so se hai letto ma in questo periodo i blogghi americani stanno impazzendo perché pare sia sia scoperto che la Rand ha usufruito di Medicare e di altre forme di assistenza sanitaria statale 🙂

  44. Pingback: Tutti i nodi prima o poi vengono al pettine | Who is John Galt?

  45. MetalMork ha detto:

    Letto per la prima volta durante la naja nell’89, assieme a praticamente tutto cio’ che la Rand di altro ha scritto.
    Riletto da allora almeno una dozzina di volte, con immutato interesse e passione.

    Ottima recensione per un’opera ancora e piu’ che mai attuale, soprattutto oggi.

    ^M0rk^

  46. MetalMork ha detto:

    P.S. per inciso, Ayn Rand detestava il libertarismo. Ancora in anni recenti molti dei suoi cosiddetti “eredi” (Peikoff in primis) non perdevano occasione di dire peste e corna di questo movimento.

    ^M0rk^

  47. fabristol ha detto:

    Per Metalwork

    Benvenuto sul mio blog 😉

    Sì il rapporto tra Rand e il libertarismo è sempre stato conflittuale anche perché lei si definiva più che altro minarchica.

  48. Pingback: Pensierini su “La Rivolta di Atlante” | { capemaster }

  49. Luis Piz ha detto:

    Certamente… ovviamente lucifero è il dio buono, che ci dà la conoscenza, non come quei cattivoni della Bibbia che ci vogliono ignoranti e scontenti.

    “lui è il nostro salvatore”.

    sinceramente, dopo aver letto tutto questo, credevo di essere su “notiziariomassonico.it” (non che “nuova eresia” non sia azzeccato, anzi, tutt’altro) o “luciferiani per la vita”.

    Tutto questo è molto triste, direi.

    Ti inviterei ad approfondire le tue conoscenze esoterico/metafisiche, d’altra parte è giusto che tu scriva quello che vuoi, il blog è tuo, ci mancherebbe.

    Piccola intrusione che mi sentivo in dovere di compiere, se non altro per il lettore ingenuo che può essere tratto in grande inganno dall’apologia di lucifero, cioè del principe dei demoni.

    Tenetevi alla larga dai movimenti luciferini.

    Ciao

    Luigi

  50. Pingback: La rivolta di Atlante di Ayn Rand – Recensione | libertariaNation

  51. folkeuropa ha detto:

    Scusate per la domanda ma siete sicuri che avete letto almeno un libro di Ayn Rand?
    I commenti, secondo me, dimostrano il contrario.

  52. Dopo aver letto la lunga recensione e i commenti sono abbastanza determinato a tentare la lettura del tomo. Magari lascerò un commento su questa pagina più avanti, quando – e se – riuscirò a completarne la lettura… Nel frattempo però vi voglio passare un piccolo aneddoto su questo libro.
    Dopo le dimissioni di Steve Jobs, nell’agosto del 2011, Steve Wozniak, co-fondatore della Apple, è stato intervistato da Bloomberg. Rispondendo alla domanda su cosa secondo lui avesse motivato Jobs in tutta la sua strabiliante e rapidissima carriera, Wozniak ha citato “Atlas Shrugged” come una delle principali fonti di ispirazione, in particolare nel personaggio di Hank Reardon che Jobs aveva preso a modello.
    Qui il link a una fonte: http://goo.gl/0zvOz

  53. fabristol ha detto:

    Grazie Enrico!
    Puoi seguirci anche qui se non lo conosci ancora: http://libertarianation.org/
    Facci sapere se ti è piaciuto.

  54. Roberto Zambrini ha detto:

    .
    Ho letto abbastanza di recente questo romanzo, di cui avevo gia’ sentito parlare.
    E’ diventato immediatamente uno dei libri piu’ importanti che abbia mai letto in vita mia !
    Complimenti per la recensione.
    .

  55. fabristol ha detto:

    Grazie mille Roberto! Se ti interessano questi temi e il libertarismo in generale seguici anche qui: http://libertarianation.org/

    Puoi iscriverti alla nostra newsletter, seguirci su Facebook o su Twitter.

  56. rAB ha detto:

    Piccolo appunto su Bioshock, essendo un appassionato di tale titolo videloudico. Il personaggio principale (Andrew Ryan, vedasi la somiglianza fonetica) è, in effetti, la “voce” della Rand. Il punto è che il gioco stesso è critico verso l’ Oggettivismo. La trama si pone, temporalmente, successivamente al fallimento della stessa ideologia che ha portato un’intera utopica città in rovina. Lo stesso Ryan cita spesso i “parassiti” come causa scatenante. Sembra quasi il microcosmo in cui è ambientato “La rivolta di Atlante” solo che in Bioshock non c’è salvezza, per nessuno.

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