Un nuovo internet è possibile

Per anni ci siamo illusi di poter navigare nell’immenso mare del web liberamente. Gli ultimi episodi di cronaca come Wikileaks, la condanna a Pirate Bay e il controllo dei governi sul web, ci hanno fatto aprire gli occhi. Internet non è più quella baia libertaria che credevamo potesse fare da controaltare al mondo reale. Internet è, per ora, in effetti l’unico esempio di struttura umana che si avvicina all’ideale libertario: anarchica, libera, efficiente e dinamica. Un modello che dovrebbe essere copiato per le società reali, a mio giudizio.

Dicevo che ormai la libertà del web è in pericolo perché i governi stanno già mettendo le mani su server, dominii, e persone fisiche come i blogger ecc.

Peter Sunde, uno dei fondatori di The Pirate Bay, non ci sta e ha deciso di far partire un nuovo progetto chiamato P2P DNS che ha come fine ambizioso quello di fondare un nuovo sistema di assegnazione e gestione dei domini internet. Al momento i domini vengono assegnati e gestiti dall’Icaan, un’ente no-profit che però è controllato dal Dipartimento del Commercio USA, e quindi dal governo e quindi dalle lobbies. E’ una struttura centralizzata, a piramide e potenzialmente pericolosa. Se un sito infrange una legge di uno stato viene eliminato. La Cina Gli USA hanno già in progetto l’avvio del Coica (Combating Online Infringement and Counterfeits Act) che prevede l’eliminazione dalla rete web di interi domini per combattere la pirateria. Insieme al famoso bottone nella camera della Casa Bianca questo sarebbe il controllo totale del web mondiale.

Sunde propone un’alternativa tipicamente libertarian: un sistema di assegnazione dei domini decentralizzato che si basi sul protocollo P2P (peer to peer) come per lo scambio di file torrent. Il potere di assegnazione e gestione sarebbe spezzato in milioni di server sparsi per il mondo e ogni dominio avrebbe decine di migliaia di copie. Così se uno venisse eliminato altre migliaia di copie continuerebbero a funzionare. Un’idea geniale e molto semplice. Per i governi sarebbe il fallimento del loro dominio e faranno di tutto per ostacolare questo progetto. [*]

Se il sistema andasse in porto rivoluzionerebbe completamente il web e creerebbe un sistema parallelo di gestione dei domini: un altra internet, una shadow internet, senza controllo degli stati. L’utopia libertaria si farebbe realtà.

 

[*]

Ben Laurie, un consulente di Wikileaks interessato al progetto, si è sentito dire da un ingegnere del Dipartimento del Commercio USA: 2I’ve come to find out what you are doing with my internet.” Trad.: sono a venuto a conoscenza di quello che stai facendo con il mio internet.”

Il mio internet, il loro internet. Lo Stato sono loro e vogliono che anche internet sia loro.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in cyberlibertarismo e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Un nuovo internet è possibile

  1. glipari ha detto:

    Scusa, ma tecnicamente non mi sembra un granché. Qui per esempio:

    While the idea of a completely decentralized internet free from the government’s interference is a very tempting one, it is not without its own sets of problems. One of them has to do with trust. With the current setup, we are putting our trust in the DNS servers like OpenDNS, Google DNS etc. to point us to the right direction when we want to access a website. With the scheme that P2P-DNS is proposing, we will have to rely on others in the network to direct us. It is one thing to trust OpenDNS, Google etc. but completely another thing to do the same with a random computer. Such a system is also harder to secure and tends to be slower.

    E comunque, la centralizzazione non è tanto quella dei nomi ma quello del numero IP, e quello mi sembra difficilmente solubile, perché una “directory” centralizzata serve comunque, come per i numeri di telefono. In fondo il DNS non è altro che un protocollo per trasformare i nomi di dominio agli IP. Se usi direttamente l’IP, bypassi il DNS e sei al “sicuro”. O quasi, perché l’assegnamento dell’IP è centralizzato!

    Mi sembra difficile riuscire a realizzare un sistema di comunicazione in cui gli “indirizzi” non siano centralizzati. Se il governo ti vuole fregare, costringe gli ISP a bannare degli IP, e buonanotte.

  2. il più Cattivo ha detto:

    Beh? L’idea che degli enti in concorrenza potessero aumentare la libertà, dov’è finita? O vorresti lasciarmi intendere che tutti gli stati sono concordi mentre “se fossero privati” non finirebbero per costruire dei trust? Le sette sorelle del petrolio non sono private? Il problema è nella gestione delle ricchezze e non nei modelli sociali. O forse ritieni davvero che i temi che tratti in questo post siano svincolati da questa questione?

    Un Sorriso

  3. fabristol ha detto:

    Per Glipari

    Come ho detto anche nel post non si tratta di dare una parte dell’ “elenco telefonico” al proprietario sconosciuto di un PC in Venezuela. Si tratta anche di moltiplicare l’elenco in centinaia di migliaia di computer. Un po’ come funziona Bit torrent.

    Per ilpiùcattivo

    Credo di non aver capito il tuo commento fino in fondo. I privati di cui parlo sono privati cittadini con i loro PC. Non ci sono aziende private. E’ come il sistema di Bit Torrent.

  4. invisig0th ha detto:

    Il più cattivo, a quali Sette Sorelle ti stai riferendo? No, perché nel mondo in cui viviamo (o almeno quello in cui vivo io… Presumo che sei terrestre anche te, in caso contrario scusa) si indicano come”Sette Sorelle” le sette più ricche compagnie petrolifere in base al fatturato dell’anno precedente che abbiano inoltre questi due requisiti: siano nazionalizzate (state-owned major oil companies) e che appartengano a paesi al di fuori dell’OCSE.

    Nazionalizzate=controllate dallo stato. Quindi no, le Sette Sorelle non sono private. Giusto per, perché mi è venuto il dubbio che tu non sappia di che assoluto accidenti stai parlando, e che non ci sia nulla dietro ad insipidi, qualunquistici, sinistri (in ogni senso), inutili, ingenui, ripetitivi e cantilenanti slogan (sintetizzo: citi le Sette Sorelle a vanvera senza sapere cosa cavolo siano).

    Prevenire è meglio che curare. Onde evitare che arrampicandoti sugli specchi per la corbelleria suddetta ti rifacessi alle Sette Sorelle dell’epoca di Mattei, private o no che fossero tempo fa, scollegare quelle aziende dall’allora collateralismo a doppio filo con i governi dei paesi sede delle aziende stesse sarebbe errato ed antistorico. Salvo dimostrazione che Mattei fosse un semplice privato operante in un regime assolutamente liberista. Spero sempre che alle corbellerie ci sia un limite, ma non si sa mai, quindi giochiamo d’anticipo.

    Il problema non è nella gestione delle ricchezze. Ma nella comprensione piena delle situazioni. Al di là dei preconcetti e della ristrettezza mentale…

    PS: ti svelo un segreto! A prescindere dal dato formale, sostanzialmente l’ENI è ancora pubblica (quindi dai tempi di Mattei è cambiato poco)! shhhhhhh, non dirlo a nessuno…

  5. il più Cattivo ha detto:

    @Invisigoth: che si trattasse delle compagnie petroifere mi sembrava di averlo scritto io, quindi non mi sembra una questione complessa da decifrare. Rigardo la definizione di aziende private, sono di certo non un esperto, ma il primo controllo fatto sembrerebbe sostenere che sebbene non sia un esperto sia in buona compagnia:
    da wikipedia italiana:

    La Royal Dutch Shell plc / Koninklijke Nederlandse Shell NV è una multinazionale operante nei settori petrolifero, dell’energia e della petrolchimica. Assieme a BP, ExxonMobil e Total è uno dei quattro principali attori privati mondiali nel comparto del petrolio e del gas naturale

    Per cui qualora le informazioni presenti lì siano errate ti prego di confrontarti con loro e non con me.

    @fabristol: riconosco di essere stato piuttosto criptico e faccio ammenda.
    Non comprendo la differenza dal punto di vista della proprietà tra “singolo” ed “azienda”. Quello comunque che cercavo di affermare, e se ancora non sono chiaro chiedo già scusa con la promessa di tornare sopra l’argomento in modo più dettagliato (Ok?) è che : E’ l’esistenza di una proprietà da tutelare che proprio perché distribuita in modo fortemente impari che coinvince alcuni a cercare di limitare la libera circolazione di beni che assumono maggior valore quando “sono controllati”.
    Colgo l’occasione per una domanda: avevo letto, credo in un tuo post, ma non riesco a trovarlo, quindi qualora mi sbagli ti invito a non prendere in considerazione “il problema” che fossi un sostenitore dei “tea party”. Considerando che io non li conosco in modo approfondito, ma che apparentemente sembrerebbero dei fascisti con in piùun bel po’ di fondamentalismo religioso, sarei cusrioso di capire come sia possibile conciliarli con ideali di libertà. Ripeto se ricordo male ti prego di scusarmi , se invece hai già trattato il tema altrove se cortesemente potessi fornire un link.

    Un Sorriso

  6. il più Cattivo ha detto:

    Errata corrige: avendo trovato qualche minuto in più per fare una ricerca, ho scoperto che nella “dizione corrente” ci si riferisce a quei tipi di società indicati dal mio “interlocutore”. Faccio ammenda in quanto non ero al corrente e posso aver ingenerato un equivoco. Resta comunque invariato, ritengo, sia il senso del discorso che la questione che alcune delle società petrolifere (almeno alcune di quelle indicate come sette sorelle fino ad alcuni anni fa) facciano cartelli e così via.

    Un Sorriso

  7. fabristol ha detto:

    Per il più cattivo

    Per quanto riguarda il tea party ti dico come la penso in proposito: l’idea è sicuramente libertaria e sicuramente ci sono anche dei libertari ma i loro leader, come la Palin, e altri esponenti non sono latro che repubblicani che utlizzano i tea party solo per andare contro Obama. Lasciamo perdere la Palin che rappresenta ciò che io odio di più della cultura americana, molte di quelle persone non sanno neppure cosa è il libertarismo. Lo stesso Ron Paul, uno dei pochi politici libertari americani, si è detto scettico per alcuni personaggi e temi del movimento come il supporto per la FED e l’uso della guerra. Paul ha detto ai libertari che sono stati utilizzati da Palin e Beck. Sfruttati per i loro scopi elettorali perché sia Palin che Beck sono tutto fuorché libertari. Leggi anche qui.
    Quindi da una parte sono felice che alcuni temi coem la riduzione delle tasse siano diventate mainstream grazie al Tea Party ma dall’altra non posso che considerarla una messinscena da parte di acluni conservatori in cerca di voti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...