Bestiario delle tasse – Parte III

Tasse macabre

49. L’imposta sui tumuli. Il Comune di Torre del Greco ha rispolverato una tassa per la manutenzione dei cimiteri. Percossi (è il caso di dire) i parenti dei cari estinti.
50. La tassa sul morto. Non basta. Se uno muore, va pagata una tassa per il rilascio del certificato di constatazione di decesso rilasciato dall’ufficiale sanitario dell’Asl, 35 euro più un euro di bollettino postale.
51. La tassa sulla dispersione delle ceneri. Scatta l’imposta di bollo sia sulla domanda di affido personale delle ceneri che sul relativo provvedimento di autorizzazione. Inoltre c’è l’imposta di bollo sia sulla domanda di dispersione delle ceneri che sul relativo provvedimento di autorizzazione. In tutto circa 100 euro.
52. La tassa sul feretro. Esiste un “diritto fisso” sul decreto di trasporto dei defunti (58 euro più due o tre marche da bollo da 14,62 euro) che chiedono i comuni in cui è avvenuto il decesso.
53. Manomorta sui lumini. Si tratta del cosiddetto business
dell’elettroilluminazione votiva. Il costo effettivo dell’illuminazione di un lumino, trattandosi di una lampadina in bassa tensione, anche
considerando la sua sostituzione periodica, è inferiore ad un euro
all’anno. Eppure le società che gestiscono il servizio grazie ad appalti
spesso ventennali, incassano mediamente 15 euro all’anno (16,58 a
Milano, 24,24 euro per la Acea di Roma). Per aggiunta, sulle bollette
si deve pagare l’Iva!

Il fisco “lunare”

54. Alluvione fiscale. Ogni anno in Italia secondo alcune stime sono emanate oltre 60.000 nuove disposizioni tributarie. Il fisco italiano cambia le regole del gioco più volte nel corso dello stesso esercizio finanziario mettendo in seria difficoltà coloro che vogliono adempiere agli obblighi fiscali. La normativa fiscale in Italia nell’ultimo anno è cresciuta più del doppio rispetto agli altri Paesi europei. I soli adempimenti tributari costano 18,3 miliardi all’anno ai contribuenti titolari di partita Iva (artigiani, liberi professionisti e le pmi). Ogni operatore italiano per esercitare una attività economica ha pagato una “tassa occulta”, nel 2009, di 4.945 euro all’anno, contro i 1.320 dei francesi, i 1.290 dei britannici, i 1.210 dei tedeschi, i 1.180 degli spagnoli, i 1.080 degli olandesi ed gli 850 degli svedesi.
55. La mora ingiusta. Quando rimborsa, il Fisco applica interessi inferiori rispetto a quanto richiede dal contribuente in caso di accertamento o iscrizione a ruolo. Una situazione che può comportare eccezioni di incostituzionalità, poiché il pagamento degli interessi di mora deve avere la stessa misura: si tratta, infatti, di un elemento finanziario che prescinde dall’aspetto sanzionatorio, per il quale il fisco richiede ulteriori e più gravose somme.
56. Rapace riscossione. Il nuovo sistema della riscossione appare vessatorio e rapace. Infatti il Dl 78/2010, consentendo all’ente impositore di attivare un’azione diretta di aggressione sui beni e sulle cose del debitore (di tutti i debitori, non solo di quelli “a rischio”) già dal 31° giorno seguente alla scadenza del termine per la notifica del ricorso, si mostra lontana dalla realtà operativa dove sovente le richieste di sospensiva sono discusse a distanza di tempo dal deposito del ricorso, e perciò obbligherà anche i contribuenti
“virtuosi”, vale a dire quelli le cui doglianze saranno accolte dai giudici di prime cure (ora circa la metà), ad anticipare le somme in base all’articolo 15 del Dpr 602/73 (50% delle maggiori imposte, contributi, oltre agli interessi), salvo poi cercare di ottenerne il rimborso.
57. Accertamenti a raffica. Ormai si sviluppano accertamenti a raffica e di adesioni poco convinte e vince la standardizzazione: lo sconto è del 20%, più o meno per tutti, prendere o lasciare. E quasi sempre il contribuente finisce per accettare, pur di evitare le perdite di tempo e di energie necessarie per affrontare un contenzioso che costringerebbe comunque, in un caso su due stando agli ultimi dati diffusi sulle sospensioni cautelari, ad anticipare il 50% degli importi a favore dell’Erario.
58. Perdite di tempo. Il fisco lumaca non accelera in periferia, anzi. La recente riforma dell’Amministrazione, che ha previsto l’accentramento delle attività di controllo su base provinciale secondo molti sarebbe servita solo a complicare l’attività di chi opera in periferia. Si sprecano le proteste per le perdite di tempo che potrebbero essere agevolmente evitate: se funzionasse il call center, per esempio. Se si riducessero le formalità che dilatano le attese per «deposito di documenti, notifica ricorsi, rispose a questionari ecc.»; anche riscuotere un credito con l’Erario, lamentano alcuni professionisti, può diventare difficoltoso. Per non parlare dei tempi necessari per avere un appuntamento: possono arrivare a sfiorare anche i 30 giorni.
59. 4 alla burocrazia fiscale. E’ crescente l’insofferenza verso le
inefficienze della burocrazia fiscale. L’ultimo rapporto annuale
PromoPa sulle piccole imprese e la burocrazia rileva un voto di
gradimento (si fa per dire) di “4”. Qualche esempio degli impegni più detestati? Gli adempimenti “black list” (relativi ai rapporti con i
cosiddetti paradisi fiscali), che fanno perdere molto tempo. A ruota,
tra gli adempimenti più “sgraditi”, seguono gli obblighi sui servizi
Intrastat e dulcis in fundo le complicazioni dell’Irap (che si paga anche quando si è… in perdita).
60. Gioco dell’oca. Il fisco in Italia funziona con l’onere della prova a carico dell’accusato. È cioè l’indagato che deve – a tutti i costi e al contrario di quanto accade negli altri paesi – dimostrare di essere innocente. Equitalia (la società pubblica al 51% della stessa Agenzia delle Entrate) prima incassa, ma poi – dovendo restituire le somme non paga. Sui giornali si riporta il caso di un imprenditore che ha presentato nove istanze all’Agenzia delle Entrate. “Ogni volta ci dicono che siamo in regola, ma non possono certificare nulla. Quindi, come nel gioco dell’oca, ritorniamo ogni volta alla casella iniziale. Alla fine perdo la pazienza e faccio scendere in campo l’avvocato. Per farla breve ho buttato via un sacco di tempo, ho speso una valanga di quattrini e solo dopo un paio d’anni sono riuscito a portare a casa quello che mi spettava”.
61. Condoni malfidati. Molti contribuenti, pur avendo fatto ricorso al condono Iva del 2003 e avendone pagato regolarmente il conto, vedono ora l’agenzia delle Entrate, la Guardia di finanza e talvolta le commissioni tributarie disapplicare la vecchia sanatoria. Il condono non vale più! I motivi? La Corte di giustizia Ue ha stabilito, tempo fa, che il condono Iva è incompatibile con il diritto comunitario (e quindi non produce gli effetti desiderati) e, per di più, nel 2006 sono stati raddoppiati i termini per gli accertamenti, in presenza di comportamenti che configurino potenzialmente violazioni di tipo penale. Quanto basta per indurre molti uffici dell’amministrazione a riaprire vecchi e polverosi faldoni (siamo agli anni di imposta 20012002) a caccia di un po’ di gettito aggiuntivo per dare ancor più smalto alle statistiche sulla lotta all’evasione.
62. Dal “740 lunare” all’”Unico stratosferico”. Era la primavera 1993 quando l’allora Presidente della Repubblica definì “lunare” il modello di Istruzioni per la dichiarazione Irpef che nella sua versione “base”, contava 31 pagine, 45.178 parole e 217.743 caratteri. La situazione è oggi cambiata? Sì, ma in peggio: le pagine sono diventate 126, le parole 149.369, e i caratteri 772.062.
Tasse sul movimento

63. La tassa per guidare. Anche il rilascio di patenti per l’autorizzazione alla guida dei veicoli è soggetta a tassa.
64. La passport tax. Al passaporto si deve applicare una marca da bollo, che è una tassa italiana e non serve se si viaggia verso un paese dell’area Schengen: può quindi esser controllata solo in Italia e se si parte verso un paese al di fuori dell’area Schengen. Insomma il bollo è una tassa e il non pagamento non può precludere l’espatrio ma dare luogo a una multa di un’ottantina di euro.
65. Rotaie da asporto. Con la risoluzione 30 marzo 1998, n.22/E del Ministero delle Finanze è stato chiarito che, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, gli acquisti di rotaie e di traversine di cemento, pur incorporandosi nella costruzione, appaiono dotate di una propria
individualità funzionale e vanno comunque tassate con l’IVA in quanto teoricamente asportabili.
66. La tassa sugli sbarchi. Esiste un’addizionale di 6 euro per
passeggero imbarcato, da versare all’entrata del bilancio dello Stato,
per la successiva riassegnazione, per la quota eccedente 30 milioni di euro (destinati ad un fondo delle Ministero Infrastrutture) ad un apposito fondo presso il Ministero dell’interno. Il 40% di tale fondo è
destinato ai comuni, in proporzione diretta al numero dei passeggeri
che risultano partiti dai singoli aeroporti, secondo i dati comunicati
ufficialmente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. La metà del gettito però affluisce al “Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione del
personale del settore del trasporto aereo”.

67. Auto in acquisto. Su ogni acquisto di automobile incombe una grandinata di tasse. A pesare sulle nuove immatricolazioni è
soprattutto l’imposta provinciale di trascrizione, che si aggira in media intorno ai 200 euro. All’imposta provinciale si aggiunge una lista infinita di altre tasse: l’imposta di bollo sulle formalità Pra, il costo della targa, i diritti del Dipartimento dei Trasporti terrestri, l’imposta di bollo sulle formalità del Dipartimento e i costi di esazione postale per le somme del Dipartimento. In una città come Milano, per un’auto di media cilindrata, si arriva così a circa 297 euro, di cui 196 per l’imposta provinciale. Niente a che vedere con gli appena 26,3 euro totali che fa pesare sulle immatricolazioni il fisco tedesco o i 71 euro del Regno Unito e il 151 dell’Austria. Le tasse sull’acquisto di un’auto nuova sono molto inferiori anche in Portogallo (86 euro per una vettura di media cilindrata) o in Spagna (69 euro). Anche nel caso di un passaggio di proprietà la situazione non migliora affatto. Nel caso di Milano l’imposta provinciale di trascrizione arriva addirittura a 246 euro, cui si aggiungono 20,92 euro di emolumenti Pra, 12,40 euro di diritti del Dipartimento dei Trasporti e 58,48 euro di imposta di bollo per l’autentica dell’atto di vendita. Il totale è così di 337,80 euro.
68. Tasse sui voli aerei. Sono pari a 18.71 euro a passeggero così
ripartite: controllo bagagli, 1.49 euro; iva su tasse, 1.11 euro; tassa
comunale, 4.50 euro; tassa d’imbarco, 3.34 euro; tassa per i servizi al passeggero, 0.46 euro; tassa di sicurezza, 1.81 euro; crisis surcharge (carburante), 6.00 euro.
69. Tasse sulla targa. Incredibili gli oneri che gravano su una targa automobilistica: Emolumenti ACI 20,92 euro; Imposta di bollo per iscrizione al PRA; 29,24 euro Diritti MCTC 9.00 euro; Imposta di bollo per immatricolazione 29,24 euro; Costo targa: Il costo della targa nuova è stabilito dal Dipartimento dei Trasporti Terrestri.
70. Tre tasse in una. Si tratta dell’imposta relativa ai premi assicurativi incassati dalle imprese del settore e di due contributi introdotti, con fini specifici, dovuti anch’essi dalle società assicurative. In particolare, di questi ultimi, uno è destinato a ripagare le spese sostenute dal Servizio sanitario nazionale, dalle Regioni e da altri enti in seguito a incidenti con auto o natanti (articolo 334 del Dlgs 209/2005), l’altro è diretto al Fondo per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura, ed è calcolato sugli importi relativi alle polizze stipulate per incendi, responsabilità civile diversi, auto rischi diversi e furto (articolo 18, comma 1, legge n. 44/1999).

71. La gabella sull’auto. Gli automobilisti italiani sono tartassati da tasse e balzelli vari sui carburanti. Due terzi della cifra pagata per ogni rifornimento completo è in tasse: ogni € 10,00 di benzina pagate al distributore circa € 7,00 derivano da tasse, tra accise ed Iva. Ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato. Insomma senza le tasse gli automobilisti italiani pagherebbero meno 50% circa sul Gpl auto, meno 65% sul Gasolio e meno 70% sulle Benzine.
72. Benzina d’Abissinia. Dal 1935 al prelievo sulla benzina vengono annesse imposizioni fiscali per far fronte ad un impegno militare o ad un disastro civile. Troviamo la prima accisa sulla benzina di 1,90 lire nel 1935 per finanziare la guerra di Abissinia, quella di 14 lire per la crisi di Suez nel 1956, quella di 10 lire per il disastro del Vajont nel 1963, 10 lire per far fronte all’alluvione di Firenze nel 1966, le 10 lire per il terremoto nel Belice nel 1968, 99 lire per il terremoto del Friuli nel 1976, 75 lire per il terremoto in Irpinia nel 1980, 205 lire per la missione in Libano (1983), 22 lire per la missione in Bosnia nel 1996. La penultima accisa la ritroviamo nel 2003 per trovare i fondi necessari al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, circa 0,02 euro di accise addizionale sui carburanti. L’ultima accisa, decisa nel febbraio 2005, per finanziare il rinnovo degli autobus inquinanti nel trasporto pubblico. Ancora oggi nel fare benzina ben 0,25 euro sono pagate per questi motivi.
73. Regione che vai, tassa che trovi. Non basta, esiste anche l’IRAB, cioé la tassa regionale (facoltativa) sulla benzina, attualmente in vigore in Molise, Liguria, Piemonte, Campania e Marche. In più, ogni regione tassa la proprietà dell’auto, con importi anche molto salati, in base alla potenza ed ai (presunti) tassi di inquinamento.
74. La tassa sui camionisti. Licenze, concessioni ed autorizzazioni per l’autotrasporto merci pagano le relative tasse di concessione.

Le tasse fantasma

75. Balzelli bancari. C’è l’imposta di bollo sull’estratto conto: è in pratica una tassa di possesso del conto. Si pagano attualmente euro 34,20 all‘anno (dal 1.febbraio 2005), importo che può anche essere
suddiviso in quote trimestrali (8,55 euro a trimestre). Un’altra imposta di bollo si paga anche sul possesso del “conto titoli” collegato.
76. La tassa sulle… ricevute. Anche in questo caso, una tassa relativa ad adempimenti fiscali: euro 1,81 per le ricevute di ammontare non superiore a euro 129,11; euro 2,58 per le ricevute di ammontare fino a euro 258,23; euro 4,65 per le ricevute di ammontare fino a euro 516,46; euro 6,80 per le ricevute di ammontare superiore a euro 516,46.
77. Fiscal drag. In un’imposta progressiva, come l’Irpef, l’imposta media aumenta all’aumentare del reddito monetario (fiscal drag). Quando si ha inflazione, un aumento del reddito monetario non comporta un pari aumento del reddito reale (e cioè della capacità di quel reddito di tradursi in acquisti di beni e servizi). Ma il sistema tributario non tiene conto di ciò, e tassa l’individuo di più (perché ha un reddito più alto) considerandolo più ricco. L’aumento di tassazione indotto dall’inflazione si chiama fiscal drag e discende da due fattori: 1) una quota sempre più ampia del reddito è assoggettata ad aliquote (marginali) più elevate; 2) il valore delle detrazioni e deduzioni di imposta per tipologie di redditi, per carichi familiari, eccetera, non è indicizzato all’aumentare dei prezzi e quindi diminuisce, in termini di potere d’acquisto.
Le tasse sotterranee

78. L’imposta sui tubi (o del tubo). Imposta ambientale introdotta nel 2006. La tassa ha un precedente poco illustre nella “tassa sul tubo”, introdotta nel 2002 dalla Regione Sicilia sotto le mentite spoglie di un tributo ambientale, ma che si qualificava in realtà come un’imposta in somma fissa di tipo patrimoniale (tubatico), avendo come base imponibile il volume delle condotte della rete di trasmissione nazionale e regionale del gas naturale situate in Sicilia. Oggi l’imposta sui tubi e sulle condotte è racchiusa nella imposta occupazione suolo pubblico. Colpisce anche condutture sotterranee per la distribuzione di acqua potabile, gas, energia elettrica, linee telefoniche sotterranee, camerette di ispezione, intercapedini, manufatti e simili, contenitori sotterranei di cavi, condutture e linee elettriche e telefoniche.

79. La tassa sulle botole. Si chiama “canone non ricognitorio” (per distinguerlo da quello ricognitorio (sic!) ed è un’imposta patrimoniale dei comuni che colpisce pozzetti, botole, tombini, griglie e qualsiasi altro manufatto posto sul suolo pubblico. Il rischio per gli esattori è di precipitare nel manufatto durante un’ispezione.
80. L’imposta sulle discariche. E’ una cosiddetta “ecotassa”, un tributo speciale per i conferimenti in discarica, istituito per finalità prevalentemente ecologiche quali quelle di favorire la minore produzione di rifiuti ed il recupero degli stessi, di materia prima e d’energia. Si applica a tutti i rifiuti solidi e ai fanghi così detti palabili, conferiti in discarica e agli inceneritori senza recupero d’energia.
81. La tassa sulle fogne (anche se mancano). Una sentenza della Corte Costituzionale (335/ 8 ottobre 2008) ha stabilito l’illiceità a pretendere il pagamento di un servizio non erogato, nel caso specifico su “fognature e depurazione”. Un balzello “illegittimo” cospicuo: si stima 350 milioni di euro annui relativi al 25% di famiglie e imprese italiane. La sentenza ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale” delle normative (art. 14, comma 1, legge 5 gennaio 1994, n.36 disposizioni in materia di norme idriche, legge Galli -e dell’art. 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) “nelle parti in cui si prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”. Niente paura, con un decreto-legge del 2009 si è stabilito che le società idriche possono inserire nella bolletta le note di pagamento relative a “fognature e depurazione”, anche se queste sono in fase “progettuale” (sic!).
Le tasse aeree

82. Imposta sulle gru. Si tratta dell’imposta comunale sulla pubblicità al marchio, apposto sulle gru mobili e sulle gru a torre adoperate nei cantieri edili. Tale marchio garantisce il diritto di distinguere il prodotto (art. 2569 del codice civile). In nessun altro paese si colpisce il marchio con una tassa: benché escluso dall’imposta (art. 5 del dlgs n. 507 del 1993), in numerosi comuni si è deciso di tassarlo.
83. L’imposta sui lampioni. La Tosap si applica a tutti i sostegni di lampade per l’illuminazione stradale o di linee elettriche, telefoniche o telegrafiche in legno o metallo.

84. La tassa sugli ascensori e montacarichi. La licenza per l’impianto degli ascensori e dei montacarichi e la licenza di esercizio sono soggette alle tasse di concessione governativa.
85. L’imposta sui tralicci. Colpisce i tralicci da elettrodotto ed è un canone concessorio dovuto al comune, che si aggiunge alla TOSAP.
86. Tassa sugli aerei. E’ l’imposta regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili (IRESA) che rappresenta un tributo che ha come obiettivo la riduzione dell’inquinamento acustico nelle aree adiacenti gli aeroporti. Il gettito di questa imposta è infatti destinato al completamento dei sistemi di monitoraggio e disinquinamento
acustico e all’eventuale indennizzo delle popolazioni residenti nelle
zone dell’intorno aeroportuale. L’imposta è dovuta alla regione o
provincia autonoma per ogni decollo ed atterraggio degli aeromobili
civili negli aeroporti civili.
L’impresa da spremere

87. Fisco zavorra. In Europa il nostro paese continua a essere quello con il carico fiscale complessivo più alto per le aziende: 68,6% dei profitti, rispetto a una media europea del 41,2%. Un recente studio condotto da Banca mondiale insieme a Price Waterhouse Coopers calcola il peso del prelievo fiscale sulle imprese, a causa soprattutto delle tasse sul lavoro e dei contributi sociali pagati dai datori di lavoro. Sui 183 paesi presi in considerazione dallo studio, l’Italia risulta al 167 posto quanto al peso del prelievo fiscale sulle imprese, a causa, soprattutto, delle tasse sul lavoro e dei contributi sociali pagati dai datori di lavoro, che coprono il 64% del totale. Del resto, anche i dati comparativi europei analizzati dagli esperti del ministero delle Finanze confermano che l’Italia, con la sua aliquota implicita sul lavoro attestata al 42,8% è al livello più elevato in Europa, essenzialmente per via dell’alto livello di contributi a carico del datore di lavoro, e per via della quota di Irap che viene attribuita alla componente lavoro secondo la metodologia continentale. Anche la Banca d’Italia si ricorda che il cuneo fiscale sul lavoro italiano è di circa 5 punti superiore al livello medio europeo, mentre il prelievo sui redditi da lavoro più bassi e quello sulle imprese, includendo l’Irap, risultano più elevati della media Ue di 6 punti.
88. Il doppio balzello sull’uso della TV. Oltre alla tassa di possesso, gli albergatori ed i gestori di esercizi pubblici sono soggetti al pagamento della tassa di concessione governativa per radio e per TV.

89. Energia alle stelle. Le imprese italiane sono costrette a pagare bollette decisamente più alte rispetto alle altre aziende europee e ciò si traduce in una pesante zavorra per chi vuol competere all’estero. Buona parte del fardello non è però determinato dalle difficoltà di produzione, ma dalle tasse. Basta vedere quanto i balzelli sull’energia elettrica pesino sui conti di un’azienda. Considerando infatti sia il maggior costo dell’energia che il maggior peso fiscale, le aziende italiane, rispetto alla media delle concorrenti europee, pagano in media 2,95 euro in più ogni 100 kilowattora. Il divario con la Ue equivale a 6,5 miliardi di euro, mezzo punto di Pil in più versato dalle aziende sotto forma di tasse sull’energia.
90. L’addizionale “federalista” sul lavoro autonomo. Il nuovo federalismo fiscale prevede in caso di disavanzo di bilancio l’adozione di una addizionale regionale all’Irpef che al di sotto di un determinato reddito pagano soltanto gli autonomi. Nel caso di adozione di questa addizionale, sono eliminate tutte le agevolazioni IRAP. Insomma, un balzello mirato contro i lavoratori autonomi e le piccole imprese.
91. La tassa sul frigorifero. E’ soggetta a tassa sulle concessioni
governative l’autorizzazione a detenere … macchine frigorifere.
92. La tassa speciale sui disavanzi sanitari. La c.d. tassa sulla salute (in termini tecnici Contributo Servizio Sanitario Nazionale), entrata in vigore con la Legge 14 Novembre 1992, n. 438, è stata sostituita con l’introduzione dell’IRAP (che pagano solo le imprese), i cui introiti servono a finanziare la spesa sanitaria delle Regioni. Insomma una tassa sulla salute camuffata, che solo le imprese pagano per tutti.
93. La tassa sulle insegne dei negozi. Questa tassa si paga da alcuni anni solo se l’insegna supera i 5 metri di superficie (art. 2/bis, comma 5, della legge n. 75/2002). Ma secondo lo schema di decreto sul federalismo potrebbe essere tassata anche l’insegna sotto tale
dimensione, con l’IMU “secondaria”, l’imposta municipale facoltativa che i comuni potranno adottare dal 2014. Si tornerebbe quindi alla situazione precedente al 2002.
94. La tassa anfibia sui contratti. L’imposta di registro è detta la tassa anfibia, perché si presenta come tributo avente una duplice natura, anche se alternativa, di “tassa” quando è correlata ad una erogazione di servizio da parte della pubblica amministrazione, e di imposta quando è determinata in proporzione al valore economico dell’atto o del negozio. Presupposto dell’Imposta è la richiesta della
registrazione dell’atto o del contratto o operazione societaria. Per una piccola azienda si stima in circa 10-15mila euro il costo di ogni contratto. I contratti quasi sempre devono essere registrati, non basta scaricare i moduli da internet per poi compilarli. Inoltre alla spesa si aggiunge quella del notaio.

95. Le tasse sui registri e libri sociali. E’ una tassa sugli stessi
adempimenti fiscali! La tassa di concessione governativa è dovuta
annualmente in misura forfetaria a prescindere dal numero di registri tenuti e dalle relative pagine, per la bollatura e la numerazione dei medesimi registri, da tutte le società di capitali, anche se in liquidazione, comprese quelle consortili (sono escluse le società cooperative e le società di mutua assicurazione). Per le società di capitali (le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata) le società consortili a responsabilità limitata e le aziende speciali e i consorzi fra enti territoriali, a prescindere dal numero di libri e dei registri tenuti e dal numero delle loro pagine, la tassa per la tenuta di tutti i registri deve essere versata in maniera forfetaria. Non basta: c’è anche la tassa annuale di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali da parte delle società di capitale. L’importo da versare è 309,87 euro se, alla data del 1° gennaio dell’anno di riferimento, l’ammontare del capitale sociale o del fondo di dotazione non è superiore a 516.456,90 euro; se l’importo del capitale sociale o del fondo di dotazione è superiore a tale limite la tassa sarà di 516,46 euro. La tassa annuale di concessione governativa ha sostituito tutte le tasse che in passato erano dovute per la bollatura e vidimazione dei libri sociali ed è deducibile ai fini IRES ed IRAP. Non sono tenute al versamento le società di capitale dichiarate fallite e le società cooperative; queste ultime pagano la tassa di concessione governativa pari ad euro 67,00 per ogni bollatura di libro sociale (per ogni 500 pagine o frazioni).
96. L’imposta sui tabulati. Con riferimento alla bollatura dei libri contabili, è prevista una marca da bollo da 14,62 euro ogni 100
pagine o frazione di 100 pagine (per pagina si intende una facciata,
qualunque sia il numero di linee, e per quelli formati mediante
l’impiego di tabulati meccanografici, ogni facciata utilizzabile).
97. La tassa sulle invenzioni. In Italia, Archimede Pitagorico non avrebbe vita facile. Ogni brevetto per invenzione industriale è
soggetto alle seguenti tasse: 1) tassa di domanda; 2) tassa annuale
per il mantenimento in vigore del brevetto; 3) tassa per la
pubblicazione a stampa della descrizione e dei disegni.
98. Novennale sui tabacchi. La tassa novennale (detta anche una tantum) è una tassa obbligatoria d’accesso, e periodica, che viene imposta dal Monopolio agli esercenti di rivendita di tabacchi e per il gioco del lotto. Questa imposta ammonta per l’accesso (subentro) al 50% degli aggi dell’anno precedente, viene poi ripetuta ogni nove anni (da qui il nome) con un importo però del 10% dell’aggio dell’anno precedente anzichè del 50%. insomma, se la tabaccheria nell’ultimo anno ha avuto un utile lordo di tabacco e lotto di 100.000€ dovrà pagare allo stato (monopolio ) chi acquista, una tassa di 50.000€

99. Musica nel Bar? Doppia tassa. Il bar o il ristorante che voglia diffondere musica deve corrispondere i diritti non solo alla Siae ma anche a SCF (Consorzio fonografici che rappresenta l’industria discografica), poiché si tratta di una forma di pubblica diffusione di registrazioni musicali. Quest’ultima è una tariffa che può andare da € 120 a 660 l’anno per bar e ristoranti e da € 120 a 500 per i negozi.

100. Le “Concessioni” regionali. Oltre a quella dovuta allo Stato (concessioni governative) esiste anche una assurda “tassa sulle concessioni regionali” (in materia di igiene e sanità, turismo e
industria alberghiera, fiere e mercati, etc).

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5 risposte a Bestiario delle tasse – Parte III

  1. Davide ha detto:

    Allucinante: non si può leggere tutto, pena ingrossamento del fegato.

    A proposito, sai che da queste parti comincia ad attecchire la moda – l’imposizione – di far cambiare alle auto le targhe che in revisione non vengono valutate ‘leggibili’? Ti costringono a reimmatricolare, per una spesa di un paio di centinaia di euri. Ovviamente le targhe sono quasi sempre leggibilissime; basta un graffietto assolutamente invisibile da un metro di distanza (peggio ancora se occultato con pennarello…) a fare scattare l’estorsione. Che zelo!

    (Da notare che devi pagare e reimmatricolare anche se ti rubano la targa…).

  2. Kirbmarc ha detto:

    “Bellissime, adorabili tasse!”

  3. laperfidanera ha detto:

    Per favore, puoi correggere il punto 100, mettendolo in grassetto e a capo, per migliorare la leggibilità? Sto linkando questi posts su Facebook per gli amici che non ti leggono. Grazie.

  4. laperfidanera ha detto:

    Grazie.

  5. fabristol ha detto:

    Oops. Non me ne ero accorto. Grazie a te per la diffusione dei miei post! 😉

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