Tipi di libertarismo: l’anarcocapitalismo

Eccoci qua alla seconda parte della rubrica sulle diverse correnti di pensiero libertario. Un po’ di tempo fa abbiamo visto la versione libertaria più soft, ovvero il minarchismo. Questa volta introduciamo il tipo di libertarismo forse più estremo, l’anarcocapitalismo. L’anarcocapitalismo è una filosofia politica che sostiene l’abolizione totale e definitiva dello Stato.

Il termine fu coniato da Murray Rothbard negli anni 70 e lentamente è diventata una corrente molto popolare all’interno della comunità libertaria. Per capire che cosa si intenda con anarcocapitalismo vediamo quali sono i significati delle due parole che compongono il termine. Anarco deriva dal greco e significa “senza governo” ed è questa l’accezione che comunemente gli anarchici gli danno. Purtroppo nel linguaggio comune il termine anarchia è diventato sinonimo di caos, disordine ecc.

Il termine “capitalismo” è qui inteso nell’accezione originale di libertà di scambio di beni, lavoro e conoscenza, non nell’accezione comune di economia corporativista o nella collusione tra aziende e governi. Quindi per anarcocapitalistmo si intende: “libero scambio senza controllo di un governo”.

A chi è digiuno di filosofia libertaria l’associazione tra anarchia e capitalismo può suonare ossimorica e perfino tautologica ma come afferma lo stesso Rothbard: “capitalism is the fullest expression of anarchism, and anarchism is the fullest expression of capitalism.” [1] Per un libertario lo scambio di beni tra individui liberi è la base fondamentale della sua filosofia politica. E poiché lo stato è uno strumento grazie al quale gli imprenditori o le grandi compagnie o le lobbies di settore controllano il mercato, l’anarchia ovvero l’assenza di governo è l’unico modo per avere un mercato libero.

L’anarcocapitalismo non si limita però all’analisi del libero mercato ma a tutte le sfacettature della vita umana: dalla giustizia ai servizi essenziali, dall’istruzione alla polizia. Tutti servizi che possono essere forniti da agenzie private in competizione tra loro. L’idea alla base dell’anarcocapitalismo infatti è che tutto ciò che può fare lo Stato può essere fatto da privati. Ma mentre lo Stato è un’agenzia che ha il monopolio del mercato su un certo settore e della forza, l’entrata in campo di più soggetti privati in competizione tra loro per dare il miglior servizio diminuirebbe il costo del servizio, migliorerebbe il servizio e eliminerebbe la corruzione. Infatti in una società anarcocapitalista, ca va sans dire, non esisterebbe la corruzione.

L’anarcocapitalismo si basa sull’ assioma di non-aggressione, ovvero il principio per cui per un libertario non è possibile iniziare un atto di forza o di coercizione contro qualcun altro o contro la proprietà di qualcun altro. Un concetto su cui torneremo più avanti in modo più specifico.

Altri principi riguardano la “sacralità” della proprietà privata, perché frutto del proprio lavoro e quindi come una sorta di estensione del proprio corpo; il ripudio della guerra come derivazione dell’assioma di non aggressione a meno che non sia per difesa (e in questo si differenzia sostanzialmente dalle filosofie pacifiste); la regolamentazione di giustizia, difesa e protezione tramite agenzie private in competizione tra loro ecc.

L’anarcocapitalismo però non è un blocco di filosofia politica unico ma ha al suo interno correnti e divergenze: Rothbard, Friedman, Kinsella, Hoppe, Murphy ecc.

[1] “Il capitalismo è la più piena espressione dell’anarchismo e l’anarchismo è la più piena espressione del capitalismo.”

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18 risposte a Tipi di libertarismo: l’anarcocapitalismo

  1. Davide ha detto:

    Va bene riformulare il significato di ‘capitalismo’ (anche se continua ad essere un termine che non mi piace affatto…); però restano un paio di cose del libero scambio – o meglio del free market – che non mi garbano. La prima consiste nelle esternalità che non vengono pagate, non essendoci nessuno che le reclami (e la soluzione alla Friedman di privatizzare tutto, anche terra e aria (sic!), per risolvere i problemi ambientali, è poco convincente). La seconda è costituita dalla ‘corsa agli armamenti’ generata da una concorrenza sempre più spietata. (La terza, chiaramente, è l’individuale reclamo del diritto alla proprietà, forse il punto più debole della teoria – a ognuno secondo i propri bisogni? Ma allora è anarcocomunismo!).

    Insomma, messa come la spieghi tu sembrerebbe una prospettiva ideale. Ma nulla mi toglie dalla mente – e il nuovo simbolo con il dollaro me lo conferma – che questa visione si basa sulla crescita economica, a oltranza per giunta (cosa impossibile, vista la limitatezza delle risorse!). Alla fine il profitto sarebbe veramente per tutti? Ma soprattutto: è davvero auspicabile tutto ciò?

    (Sì, mi sto votando alla decrescita). 😉

  2. fabristol ha detto:

    1) per prima cosa l’obiettivo dell’anarcocapitalismo non è il profitto. O meglio se qualcuno riesce ad ottenerne tanto meglio per lui/lei, ma non è l’obiettivo principale che rimane sempre e comunque l’eliminazione dello stato.
    2) non capisco questa idiosincrasia contro il profitto o il denaro in genere. Consiglio la lettura del discorso finale di John Galt: http://www.working-minds.com/galtmini.htm
    3) forse tu sei più che altro un geolibertario: http://en.wikipedia.org/wiki/Geolibertarianism
    4) non è neppure il mio tipo di libertarismo ideale ma non per le ragioni che porti avanti tu. Semplicemente penso che sia inattuabile e che se attuato duri una generazione, quindi instabile. Forse solo con comunità di 5-10000 abitanti TUTTI libertari allora sì.

  3. Davide ha detto:

    1. Il profitto non sarà il primo, ma magari è il secondo scopo degli anarcocapitalisti. Ma – semplicizzando oltremodo – non si possono ottenere profitti senza generare perdite da altre parti. Ora, è vero che lo scambio è – o dovrebbe essere – a somma zero; ma le risorse diminuiscono (per non rinnovabilità, o comunque per entropia), la popolazione aumenta inesorabilmente e il mondo peggiora visibilmente. Forse la colpa di questo tipo di libertarismo/liberalismo è quella di non riuscire a porre dei freni verso lo sfruttamento di risorse non umane; o forse, quando venne teorizzato nei decenni trascorsi, non c’era una sufficiente sensibilità verso tematiche ecologiche, per cui l’approccio economico ha spadroneggiato…

    2. Nessuna idiosincrasia in linea di principio; tuttavia una cosa è parlare di ‘libero scambio’ (come l’hai divulgato tu), altra è quella di inneggiare, in qualche modo, al dollaro e all’oro (vedi simbolo e bandiera!). Da parte di gente che vorrebbe abolire lo Stato, non mi sembra una mossa arguta.

    3. Mi fanno simpatia anche certe posizioni del green anarchism, se è per questo. Come sempre, di ogni proposta cerco di prendere ciò che mi appare desiderabile e scartare quel che non mi convince…

    4. Stiamo parlando in qualche modo anche di biologica attuabilità nel mio blog. 😉

  4. astrolabio ha detto:

    “Ma – semplicizzando oltremodo – non si possono ottenere profitti senza generare perdite da altre parti.”
    direi proprio di no.

    “Ora, è vero che lo scambio è – o dovrebbe essere – a somma zero;” non è vero, lo scambio è a somma sempre maggiore di zero o non avviene.

    “ma le risorse diminuiscono (per non rinnovabilità, o comunque per entropia), ”
    ma non è vero: l’entropia esiste solo in sistemi chiusi, la terra non è un sistema chiuso riceve energia dal sole e meccanismi di selezione darwiniani trasformano l’energia solare in complesse strutture neghentropiche: l’encefalo umano esiste in totale spregio della termodinamica e dell’entropia.

    “la popolazione aumenta inesorabilmente e il mondo peggiora visibilmente”
    le due cose non sono necessariamente correlate.

    “Forse la colpa di questo tipo di libertarismo/liberalismo è quella di non riuscire a porre dei freni verso lo sfruttamento di risorse non umane”
    le curve di domanda e di offerta sono un buon meccanismo (migliore a mio avviso di molte leggi) per moderare il consumo, una risorsa quando diventa scarsa aumenta di prezzo, quindi la domanda cala e il bene viene consumato meno.

    il problema semmai è quando una risorsa è comune, forzatamente comune, in tal caso chi più sfrutta più guadagna anche se è un equilibrio di nash.

    “La seconda è costituita dalla ‘corsa agli armamenti’ generata da una concorrenza sempre più spietata. ”

    questo non riesco a capire come possa essere un male, è un male per l’imprenditore che fa fatica a far profitti (in concorrenza perfetta i profitti non esistono neanche), ma per il bene comune vuol dire più beni a prezzi più bassi.

  5. Davide ha detto:

    Astrolabio: a leggere te, sembrerebbe che i profitti sorgano dal nulla. Forse è vero che il valore aggiunto è dato dal lavoro dell’uomo (la merce di scambio più preziosa!); ma in ultima analisi il valore basilare viene dalla natura, almeno per i beni del settore primario e secondario – o sbaglio? Alla lunga certi consumi dovranno avere fine (il petrolio si sarà esaurito o non sarà conveniente estrarlo, il ferro sarà tutto arrugginito ecc.). (Ci aggrapperemo al sole, allora? E chi lo dice che conviene?).

    Ora, va bene che il meccanismo di domanda e offerta funziona abbastanza bene, meglio di tante leggi; ma ancora non mi è stato spiegato come considerare quei costi che nessuno può reclamare (danni ambientali, alla salute e così via). (Dovrebbero venire reclamati dagli ‘individui’? Dovremmo affidare a ognuno una proprietà privata costituita da un tot di metri cubi d’aria e d’acqua, e tutto si risolverebbe? Bah!).

    Inoltre è parecchio inquietante quella promessa di «più beni a prezzi più bassi». C’è davvero bisogno di quei beni? È un bene produrre sempre più beni – spesso assolutamente inutili – e convincere sempre più dementi a considerarli vitali e dunque ad acquistarli a gran prezzo (sempre calante però)?

    Ok, per oggi ho fatto abbastanza il catastrofista – o addirittura il comunistello. Ma ho questi dubbi – sensati, spero – verso tale visione del mondo; nulla mi convincerà, per dirne una, che vedere sempre più stronzi girare col SUV incrementa il profitto – e la felicità! – di tutti.

  6. fabristol ha detto:

    DAvide ti prego, almeno tu non cadere nei luoghi comuni che tanto abbiamo cercato di combattere nei mesi scorsi con altri blogger. Ti prego. SUV, ricchi, fra un po’ parlerai anche di far west?
    Il libertarismo non è il regno dei ricchi capitalisti come viene dipinto da chi il libertarismo non lo conosce. E lo sai bene.

    In generale (e non sul libertarismo): anche a me non piace la società dei consumi, il suv ecc. Ma questa è una opinione personale, ognuno è libero di fare quello che cavolo vuole coi suoi soldi.

  7. Davide ha detto:

    Fabristol, sto solo dicendo che ci sono aspetti di questo libertarismo che non mi piacciono! Niente luoghi comuni, solo dubbi pragmatici. L’aspetto che più mi preoccupa lo centri nell’ultima frase: «ognuno è libero di fare quello che cavolo vuole coi suoi soldi». Anche di devastare l’ambiente (specie se altrui), potendoselo permettere. (Chiaramente sono problemi non esattamente dell’anarcocapitalismo, ma piuttosto della società di massa, dei consumi. È che mi pare che l’anarcocapitalista non abbia nulla in contrario nei suoi confronti – anzi! Più uomini uguale più capitale – si pensa…).

    So già la risposta – la domanda retorica – scontata: «cosa fa lo Stato in tutela del debole?» (che sia il ‘povero’ o l’ambiente, è lo stesso). È quel ‘nulla’ che lo accomuna alle visioni libertarie più sensibili a dollari e oro che all’ambiente e al verde a preoccuparmi… 😦

  8. fabristol ha detto:

    Sulle questioni ambientali: anche per me è un “downside” delle teorie libertarie per un semplice motivo. Aria, oceani e fiumi non si possono avere come proprietà privata e quindi sono come tali proprietà comune. O meglio puoi utilizzarne una parte ma non puoi recintare aria, oceani per esempio. Come si può ovviare a questo problema? Non lo so. Però è anche vero che agenzie e charity ambientaliste sono tutte private! WWF, Greenpeace ecc. ecc. Il WWF per esempio compra da privati e dagli stati ettari ed ettari di terreno per fare riserve. Le comunità locali possono fare lo stesso con i loro fiumi, boschi ecc.
    Cmq l’anarcocapitalismo è la versione estrema del libertarismo.
    Di nuovo penso che tu possa essere un geolibertario.

  9. astrolabio ha detto:

    beh la dottrina anarcocapitalista prevede la punizione delle esternalità negative, per esempio, se vi ricordate il casino della BP l’anno scorso; per un anarco capitalista de fero la British petroleum avrebbe dovuto risarcire di tutti i danni provocati sulle coste della florida, anche a costo di fallire ed essere liquidata.
    in generale ogni volta che subisci un danno alla tua proprietà puoi far causa e farti risarcire da chi la danneggia, ci sono cose più complicate tipo l’effetto sera, ma una classa ction che prenda di mira i maggiori emettitori di co2 ci può stare tranquillamente, purchè tu riesca a dimostrare che con quell’aumento tu sia stato danneggiato in qualche maniera.

    “Inoltre è parecchio inquietante quella promessa di «più beni a prezzi più bassi». C’è davvero bisogno di quei beni? È un bene produrre sempre più beni – spesso assolutamente inutili – e convincere sempre più dementi a considerarli vitali e dunque ad acquistarli a gran prezzo (sempre calante però)?”

    si la fai facile te, con tutte le tecniche raffinate di marketing che sono state poste in essere negli ultimi 30 anni, si è arrivati che un prodotto su due di quelli immessi sul mercato viene rifiutato, mettiamoci inl cuore in pace, se la gente compra i suv è perchè vuole i suv.

    “nulla mi convincerà, per dirne una, che vedere sempre più stronzi girare col SUV incrementa il profitto – e la felicità! – di tutti.”
    aumenta, la felicità di chi li compra e di chi glieli vende, non la nostra, certo, ma se tu vuoi proporre una via alternativa, vuoi far sapere a tutti che la via della felicità è abbandonare tutto e seguire l’esempio di san francesco, ovviamente non te lo vieta nessuno, sta a te poi convincere le persone, insiem alal libera circolazione di merci è libera anche la circolazione di memi. anzi, alcuni anarcocapitalisti come hoppe sostengono che senza una moneta inflazionata, senza debiti pubblici inflazionati etc etc, si avrebbe una società più puritana e molto meno consumista, insomma, invece di comprarsi il suv risparmierebbe i soldi per garantire un futuro anche alla propria discendenza, tuttavia le distorsioni operate dallo stato ti rendono conveniente sperperare il denaro prima che ti venga confiscato, che venga deprezzato o altre cose del genere.

  10. Davide ha detto:

    Fabristol: ok, almeno ho la conferma che non sono l’unico a vedere delle pecche (non da poco, IMHO) nell’anarcocapitalismo.

    Astrolabio: credo che nessuno mai avanzerà richieste per i danni subiti, che so, dalla foresta dell’Amazzonia, o per giacimenti africani (con relativi schiavi) ecc.; a quel punto è più verosimile affidarsi alle charity ambientaliste, come dice Fabristol. Inoltre per dimostrare dei danni devo, suppongo, pagare degli avvocati: ma se non ho la disponibilità economica per farlo resto ‘cornuto e bastonato’.

    Sui SUV: mi pare un classico caso di corsa agli armamenti (anche se gli alberi non crescono fino in cielo, lo sfiorano di certo…). Mi spiego: per prima cosa i SUV incrementano il fabbisogno di carburante, che dunque aumenterà di prezzo anche per chi non usa il SUV (costui viene dunque danneggiato: chi lo risarcirà?); in secondo luogo i SUV danneggiano maggiormente il manto stradale (chi paga i danni? la comunità tutta che possiede la strada – o vogliamo tassare la libertà di alcuni di possedere mezzi più dannosi della media?); inoltre la loro diffusione fa sì che, per evitare di avere la peggio in un incidente, chi può permetterselo passi al SUV (e chi no? schiatta…); avendone la disponibilità economica (ma i prestiti servono a questo, no?) i pedoni diminuiranno di pari passo con la qualità dell’aria – e della vita cittadina. Per questi e altri motivi, penso che debba comunque esserci un limite al libertarismo economico. Dove e come fissarlo non saprei; se la concorrenza lo faccia sorgere da solo, come si sostiene, ne dubito; se è lecito fissarlo, suppongo di sì, visto che la felicità complessiva viene sicuramente diminuita. Ma se lo scopo è che siano felici venditori e compratori, allora non vi è proprio posto in tale visione del mondo per chi non ha soldi – ricordiamo che anche il ‘marketing’ per diffondere i memi costa danari…

    Purtroppo mi rendo conto che la vita spesso è resa un inferno non solo per colpa dello strapotere statale, ma anche per quello dell’élite economica e della gente che, grazie alla disponibilità di soldi, ha una maggiore possibilità di delinquere, nonché di dirigere le opinioni. Ma la gente vuole la Mediaset; dunque tutto OK.

  11. astrolabio ha detto:

    ok, analizziamo una cosa alla volta.

    “credo che nessuno mai avanzerà richieste per i danni subiti, che so, dalla foresta dell’Amazzonia”
    la foresta dell’amazzonia è titolare di diritti? è un essere razionale dotato di volontà propria capace di stipulare contratti, relazionarsi con persone cose avere una vita affettiva? non credo.
    la foresta amazzonica ha valore perchè ha valore per qualcuno,quindi semmai i diritti calpestati sono di quel qualcuno, a quel punto va indagato se quel qualcuno è legittimato a pretendere un risarcimento.
    la teoria antica, rothbardiana dell’anarcocapitalismo prevede che la proprietà legittima sia quella acquistata o quella su cui si fa homesteading, per approfondimenti leggi questo.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Homestead_principle
    quindi, delel tribù che vivono nelal foresta amazzonica hanno il diritto a pretendere un risarcimento, le aziende che la usano come parco naturale hanno diritto a pretendere un risarcimento, le persone che si trovano private dell’ossigeno nell’atmosfera per via della deforestazione hanno diritto a chiedere un risarcimento ecc…

    “o per giacimenti africani (con relativi schiavi) ecc.”
    beh direi che gli schiavi hanno tutto l’interesse a farsi risarcire

    “Inoltre per dimostrare dei danni devo, suppongo, pagare degli avvocati: ma se non ho la disponibilità economica per farlo resto ‘cornuto e bastonato’.”
    se il torto è grosso ed evidente gli avvocati hanno interesse a difenderti in cambio di una percentuale sul risarcimento (come nel film l’uomo della pioggia) inoltre in genere le spese legali sono pagate da chi perde.

    “Mi spiego: per prima cosa i SUV incrementano il fabbisogno di carburante, che dunque aumenterà di prezzo anche per chi non usa il SUV (costui viene dunque danneggiato: chi lo risarcirà?)”

    anche tu che usi la prius aumenti leggermente il prezzo del petrolio solo che siccome ne usi poco i danni dell’aumento del prezzo ti toccano poco mentre invece al suvvista toccano tanto perchè consuma molto, quindi lui alza di più il prezzo ma ne viene danneggiato di più tu lo alzi di meno ma vieni danneggiato meno.
    ma a latere di questo, mi sembra un ragionamento pericoloso: per esempio gli uomini fighi aumentano la scarsità delle donne fighe disponibili, che facciamo? chiediamo un risarcimento ai fighi per averci lasciato solo le racchie?

    “in secondo luogo i SUV danneggiano maggiormente il manto stradale (chi paga i danni? la comunità tutta che possiede la strada – o vogliamo tassare la libertà di alcuni di possedere mezzi più dannosi della media?)”

    in un sistema anarcocapitalista, la strada è privata, paga il proprietario della strada, a lui eventualmente la scelta se far pagare di più i suv, nelle autostrade i camion pagano di più ad esempio (mi pare).

  12. Cachorro Quente ha detto:

    Come ho detto tante altre volte (forse l’intervento è un po’ OT rispetto al post originale ma spero di no), secondo me i problemi del libertarismo (inteso nella forma più pura, che tu qui chiami anarcocapitalismo) sono in primis nei libertari. Nello specifico
    a) confusione tra idealismo e utilitarismo. Il mercato è meglio del welfare-dell’amministrazione pubblica-difesa dei confini-ecc. perchè funziona meglio o perchè la coercizione è sbagliata a prescindere? Mi si dirà che le proposizione possono essere entrambe vere, e siamo d’accordo, ma nelle argomentazioni spesso si utilizza l’una come appoggio dell’altra, in maniera che non mi convince.
    b) ideologia anti-solidaristica. Questo è soprattutto un errore di comunicazione piuttosto che un difetto di contenuti, legato forse a un’impostazione che privilegia gli aspetti anti-socialisti rispetto a quelli anti-autoritari. Quello che intendo dire è: parli con un libertario e le prime cose che vengono fuori sono l’esaltazione dell’individuo, dell’iniziativa privata, dell’autorealizzazione. Poi se ci discuti per un paio di giorni viene fuori che in una società priva di coercizione statale cose come la collaborazione e la rete di solidarietà (entrambe convenienti, e più affini alla natura umana del mito del self made man che, diciamocelo, è il mito degli sfigati) sarebbero potenziati anzichè depressi… la verità è che la differenza tra anarchismo classico e anarcocapitalismo non è tanto nel merito delle proposte, ma nei pregiudizi politici dei propositori.

  13. astrolabio ha detto:

    è tutta colpa di ayn raynd.
    in realtà 6 miliardi di scimmie imprenditrici che aprono imprese random sono meglio di einstein capo del soviet supremo, cfr dawkins, l’orologiaio cieco.
    a pensarci molte imprese sono aperte piuttosto alla cazzo di cane, immagino i bar per esempio, non credo che i futuri baristio facciano piani così dettagliati, solo che a noi sono arrivati solo i bar che funzionano.

    per quanto mi riguarda, io non ho nulal in contrario a sindacati liberi, reti di protezione kibbutz eccetera eccetera, ma a volte l’esaltazione dell’individuo è anche una reazione all’invadente invidia sociale, voglio dire se uno vuole diventare l’uomo più ricco del mondo senza fare del male a nessuno che male c’è?

  14. astrolabio ha detto:

    ah volevo putualizzare un’ultima cosa a cachorro, è vero che spesso gli anarcocapitalisti mischiano insieme argomentazioni utilitariste ed etiche, c’è da dire però che il motivo è anche che i detrattori lo fanno.

    in genere infatti si comincia dal confutare eticamente l’anarchia, poi in mancanza di ulteriori argomentazioni la si bolla come utopistica e irrealizzabile in pratica o con argomentazioni utilitariste (i poveri morirebbero di fame).

  15. fabristol ha detto:

    Io credo che il problema principale di qeuste discussioni in parte interessanti in parte ripetitive (è da quando esiste il libertarismo che si ripetono le stesse cose) sia pensare ancora in termini totalitari come nel novecento. Le teorie politiche socialiste come fascismo, comunismo ecc. ci hanno abituato ad abbracciare una teoria dalla A alla Z in modo totalizzante e totalitario. Come fosse una religione. In realtà non c’è bisogno di prendere tutto dell’anarcocapitalismo per essere anarcocapitalisti o prendere tutto del libertarismo per essere libertari. Non esiste un dogma, un libro, una retta via da seguire. L’importnate è mettere l’individuo al centro dell’attenzione. Poi tutto i resto viene da sè e sei TU individuo a decidere quanto vuoi essere libertario. Il libertarismo è una teoria politica fa da te.
    E’ questo l’errore che i non libertari fanno: trovare il singolo errore che faccia crollare tutto. Ma non esiste niente da far crollare.

  16. Cachorro Quente ha detto:

    @ Astrolabio: hai ragione anche tu (parlo del tuo secondo commento). Il fatto è che, ideologicamente, il libertarismo è coerente quando si fonda su un unico principio: quello di non aggressione di cui si parla anche in questo post. Quando però me lo si vende come la massima espressione della meritocrazia, allora (ad esempio) mi viene da dire che dovrebbe essere sforbiciato per permettere condizioni di partenza più simili agli individui (tasse di successione, istruzione obbligatoria, ecc. ecc.). Al che l’obiezione utilitaria: in un sistema di libero mercato ci sarebbero comunque condizioni di partenza più simili perchè ci sarebbero più opportunità per tutti. E’ un corto circuito, effettivamente.

    Per quanto riguarda la tua prima risposta: per carità, se uno vuole diventare miliardario sono affari suoi (posto che sono convinto che tutte le persone che diventano estremamente ricche siano degli psicopatici, nell’accezione tecnica di disturbo della personalità antisociale. Per cui un po’ di sospetto è sempre saggio). Quello che dico è che la cooperazione è in genere un comportamento conveniente, e che la competizione commerciale è sempre stata smussata (anche in società relativamente poco stataliste, come quella della Grecia classica) da tutta una serie di prassi e convenzioni “comunitarie” che non dipendono dall’invidia sociale, ma da caratteristiche della natura umana che certi libertari duri e puri ignorano (un po’ quello che ha fatto il marxismo).

  17. Astrolabio ha detto:

    “Quando però me lo si vende come la massima espressione della meritocrazia”
    boh, per me è un concetto senza senso, che vuol dire meritocrazia? qual’è il criterio che stabilisce se ti meriti la crazia?

    “posto che sono convinto che tutte le persone che diventano estremamente ricche siano degli psicopatici, nell’accezione tecnica di disturbo della personalità antisociale. Per cui un po’ di sospetto è sempre saggio”

    molto probabilmente non sono normali, nel senso che non stanno al centro delle solite gaussiane, ma se facciamo una gara tra politici importanti e miliardari non c’è storia su chi è più psicopatico.

    “sempre stata smussata (anche in società relativamente poco stataliste, come quella della Grecia classica) da tutta una serie di prassi e convenzioni “comunitarie” ”

    se non sono attualizzate in modo violento ce sta. robe come la lex mercatoria e compagnia bella ben vengano.

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