Recensione di “Noi” di Yevgeny Zamyatin

Viaggiare nel tempo

Il romanzo Noi di Yevgeny Zamyatin è la dimostrazione che negli anni 20 fu veramente inventata la macchina del tempo. Zamyatin infatti viaggiò avanti nel tempo e visse a Pyongyang per qualche anno, poi andò a Pechino e infine a Mosca fino ai giorni nostri. Tornò nel suo 1921 e scrisse un libro dal titolo rivelatore: Noi.

A parte gli scherzi, l’estrema acutezza di Zamyatin sta proprio in questo: essere riuscito a prevedere il futuro dei paesi comunisti avendo visto appena l’alba di uno di questi. Certo Zamyatin era sicuramente un uomo di una intelligenza non comune ma è anche vero che i segni erano lì, già in quel giorno d’Ottobre del 1917. Lì c’erano i semi della futura URSS, della Nord Corea e della Cina e solo pochi erano riusciti a pre-vedere come sarebbero state le piante nate da quei semi.

Leggere Noi è come vedere quei filmati rubati in Nord Corea che mostrano città-fabbriche dove eserciti di umani (non persone) si muovono all’unisono svegliati dagli altoparlanti alle 7 del mattino per andare tutti insieme a lavorare 7 giorni su 7. E poi marce, inni, adorazione del leader supremo ecc.

La trama

In Noi, dopo una guerra mondiale durata 200 anni, su tutto il mondo e sullo 0,2% di sopravvissuti si impone lo Stato Unico o OneState. Gli abitanti di questo futuristico stato comunista non hanno nomi ma numeri di identificazione, vivono in case fatte di vetro e adorano il Benefattore, ovvero il leader indiscusso dello stato che tanto ricorda il “Beloved Great Leader Kim Il Sung” di nordcoreana memoria. I numeri vengono svegliati al mattino dagli altoparlanti, vanno a lavoro ogni giorno per tutto il giorno a parte un’ora di libertà in cui possono fare tutto quello che il governo gli consente, ovvero poco o niente. La loro vita segue the Table of hours, la Tabella degli orari. Ogni movimento, ogni attività è finemente regolata dal governo e chi sgarra viene soppresso nella pubblica piazza. Perfino la riproduzione e la sessualità sono regolate dallo Stato Unico. Per evitare gelosie o desideri sessuali repressi chiunque può andare a letto con chiunque ma a determinate ore e solo con permesso ufficiale. Il sesso così diventa semplicemente un’attività come le altre dove il desiderio sessuale viene represso trasformando l’atto sessuale in qualcosa di meccanico ma soprattutto controllabile dallo Stato. Il protagonista del romanzo è D-503, un matematico coinvolto nella costruzione dell’Integral, il razzo che nelle intenzioni dello Stato Unico dovrà spargere la rivoluzione in tutto l’Universo. D-503 incontrerà I-330, una donna che più avanti si rivelerà come una delle menti della ribellione dell’organizzazione Mephi. L’obiettivo del Mephi è quello di dirottare l’Integral per fuggire dall’oppressione dello Stato Unico. D-503 viene avvicinato da I-330 proprio per questo motivo. Ma il nostro protagonista annebbiato da un cieco amore per la donna e dalla propaganda del governo non si rende conto di nulla fino alla fine del romanzo, quando la ribellione viene soppressa nel sangue e la sua mente lobotomizzata dalla Great Operation che prevedeva l’uso dei raggi X su una determinata parte del cervello.

La storia di Noi

Zamyatin fu perseguitato in patria prima dai zaristi e poi dai bolscevichi. Arrestato più volte, mandato in esilio, i suoi lavori censurati. La pubblicazione di Noi in russo ebbe vita breve. E’ anche per questo motivo che la vera prima pubblicazione di Noi non fu in russo ma in inglese (We). Le opere di Zamyatin furono di nuovo disponibili in originale russo solo dopo il 1989. Una particolarità del romanzo è il continuo ossessivo uso di colori per descrivere situazioni, suoni, parole ecc. Molti hanno creduto che Zamyatin soffrisse si sinestesia, la capacità di vedere i colori quando si sentono suoni o parole.

Noi come romanzo libertario

Come potete immaginare Noi rappresenta il capostipite dei libri distopici in stile orwelliano. George Orwell stesso dice di essersi ispirato a Noi e le tematiche di 1984 e Noi sono davvero molto simili. Si ipotizza che pure Ayn Rand si sia ispirata a Noi per il suo Anthem (1937). Altri libri che si sono ispirati al romanzo di Zamyatin sono Brave new world di Huxley e The dispossesed di Ursula Le Guin. Insomma come al solito un libro libertario importantissimo per la storia della fantascienza libertaria e della letteratura mondiale ma quasi sconosciuto. Cosa ancor più grave, sconosciuto tra gli stessi libertari (ci vorrebbe un bel corso di letteratura libertaria).

Noi è importante non solo per l’eredità che ha donato alla letteratura libertaria dello scorso secolo ma per alcune delle più belle frasi libertarie o antistataliste che siano mai state scritte come:

“The only means of ridding man of crime is ridding him of freedom.”

“We comes from God, I from the Devil.”

“The whole world is one immense woman, and we are in her very womb, we are not yet born, we are joyfully ripening. “

“…Those two, in paradise, were given a choice: happiness without freedom, or freedom without happiness. There was no third alternative…”

“Revolution is everywhere, in everything. There is no final revolution, no final number.”

Noi e il rapporto col Cristianesimo

Molta impressione mi ha fatto questa frase: “In the ancient world this was understood by the Christians, our only (if very imperfect) predecessors: humility is a virtue, pride a vice; We comes from God, I from the Devil.”

Qui Zamyatin anticipa di tanti anni molti autori che considerano il socialismo come una filosofia derivata dal cristianesimo. Marx come continuatore della Dottrina Sociale della Chiesa per i tempi moderni. Il pronome Noi viene da dio, l’Io dal diavolo.

I riferimenti al cristianesimo sono continui: “But they served their irrational, unknown God, whereas we serve something rational and very precisely known. Their God gave them nothing but eternal tormented searching. Their God couldn’t come up with any smarter idea than sacrificing yourself, never mind why. But we, when we sacrifice to our God, OneState, we make a calm, rational, carefully considered sacrifice.”

Il passato cristiano viene sempre richiamato come imperfetto ma propedeutico alla rivoluzione comunista.

Su Zamyatin si sa poco e ancor meno si sa sulla sua religiosità però ci sono alcuni elementi che possono far pensare: per prima cosa il collegamento tra cristianesimo e comunismo come filosofie vicine e negative; poi il parallelo con il biblico Giardino dell’Eden e le figure di Adamo ed Eva.

Adamo, D-503 è un uomo innocente e ignorante della sua situazione in felice comunione con lo Stato e il Benefattore. La felicità finisce nel momento in cui incontra Eva, I-303, che lo avvicina al frutto proibito, l’alcool. L’alcool è infatti vietato nella Stato Unico e si rischia la pena di morte per chi lo beve. I-303 lo introduce alla conoscenza e D-503 esce dalla grazia del Benefattore per questo. L’organizzazione di cui fa parte I-303 è chiamata Mephi, come Mephistopheles, ovvero come l’angelo Satana che si ribella a dio ed è a capo della rivolta degli angeli.

Conclusione

Noi rappresenta una lettura essenziale per chi è appassionato di fantascienza libertaria o di letteratura libertaria in generale. Difficile reperirlo in italiano, tuttavia l’edizione Penguin in inglese è ottima e l’inglese molto semplice. In alcuni punti il romanzo è nebuloso, dall’andamento onirico come se il personaggio fosse continuamente in stato di confusione mentale. Da questo punto di vista George Orwell ha ragione: Noi non è un romanzo scritto bene. Ma è comunque un simbolo, un capostipite di tutta la fantascienza distopica successiva. Consiglio agli appassionati del genere e per chi, libertario, voglia farsi una cultura di base sul libertarismo.

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5 risposte a Recensione di “Noi” di Yevgeny Zamyatin

  1. Pingback: Orrore geometrico | Fabristol

  2. Victor Bergman ha detto:

    Avevo letto Zamyatin quand’ero mooolto giovane e ha instillato in me la diffidenza verso lo stato prima della caduta del comunismo e prima di aver letto Orwell e mi fa piacere vedere altri scoprirlo!
    Un’osservazione “anti-inglisc”: anche se lo hai letto in inglese, perché ti ostini a indicare il titolo del romanzo come “We” invece della traduzione in italiano “Noi”. Dopotutto l’originale è in russo (“MЫ” o “Mi” per non usare il cirillico). Mi sembra un po ridicolo, tutto qua (immagina un tedesco indicare in tedesco i titoli delle opere letterarie italiane in inglese… ).
    Ciao e complimenti per i tuoi blog

  3. fabristol ha detto:

    Per Victor

    Grazie mille per i tuoi complimenti.
    Sì hai ragione, può sembrare un po’ ridicolo ma a mia discolpa posso dire che quando ho incominciato a scrivere questa recensione non pensavo che il testo fosse stato tradotto anche in italiano. Dopo mi sono reso conto che esiste una vecchia edizione italiana. Il libro l’ho letto in inglese, vivo in Inghilterra. Nell’introduzione ho letto che la prima edizione pubblicata al mondo di Noi fu in inglese. E per decenni quella fu l’unica versione più vicina all’originale russo che fu pubblicato solo dopo il 1989 (se non ricordo male). Ora vedo se cambiare il titolo a questo post oppure no.

  4. fabristol ha detto:

    Victor, ho seguito il tuo suggerimento e ho tradotto We in tutto il testo. 😉

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