Buon 4 Luglio! (forse)

La scorsa settimana milioni di americani hanno festeggiato il 4 Luglio, ovvero il giorno della Dichiarazione d’ Indipendenza dall’Impero britannico. Storicamente (si fa per dire visto che il movimento libertario esiste da pochi decenni!) i libertari hanno dato a questa data un valore fondante della loro filosofia. Ma è veramente così? Davvero il 4 Luglio è una data libertaria? E la Dichiarazione d’Indipendenza è un testo fondante del libertarismo?

Per la nuova scuola di pensatori libertari succeduta a Mises e Rothbard (io mi diverto a chiamarla second wave of libertarian intellectuals) la risposta è un secco no. Stephan Kinsella e Hans Hoppe rappresentano appunto questa nuova scuola di pensiero. Anarcocapitalisti, in contrasto a minarchici e oggettivisti randiani, pensano che il 4 Luglio sia stato l’inizio della fine per il mondo e che tutti i problemi che affrontiamo oggigiorno derivino da quel momento in cui i primi coloni americani decisero di chiedere l’indipendenza dal regno britannico.

Secondo Kinsella dalla Dichiarazione d’Indipendenza del 1776 derivano: “Stealing, conscripting, enslaving, murdering. The glorification of democracy. The expansion of empire. The entrenching of corporatist interests with the state. The substitution of traditional order with worship of the democratic state.”

Passaggio da monarchia a democrazia: un regresso della storia, non un progresso come Hoppe spiega molto bene. Ovviamente né Hoppe né Kinsella vogliono la monarchia men che meno un re inglese che regni sugli USA. Però “un re ce l’abbiamo ora, sotto un altro nome; lui può tassarci e ucciderci, come il monarca tanto disprezzato che c’era prima; lo stato è in possesso di tutta la nostra proprietà, come nel feudalesimo. E riassociarci oggi al socialista Regno Unito (tanto diverso dagli USA odierni? n.d.t.) sarebbe terribile – ma, le monarchie europee sarebbero diventate degli stati socialdemocratici se l’America non avesse lasciato il Regno Unito? La nostra secessione portò ad un nuovo utopico ordine costruttivista basato su un documento “razionale e scientifico” e sul rigetto dei tradizionali, non-scritti limiti dei poteri dello stato, di conseguenza mettendo le basi nel mondo per l’arrivo della democrazia e della tirannide democratica e di tutti i mali del 20esimo secolo: le guerre mondiali, l’Olocausto, la Guerra Fredda, il comunismo, il nazismo, il fascismo e le due Grandi Depressioni.”

Poco da festeggiare quindi.

La nascita degli USA come la sorgente di tutti i mali della modernità? A voi i commenti.

P.S.

Da leggere anceh questo articolo di Jeff Hummel della Libertarian Alliance.

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5 risposte a Buon 4 Luglio! (forse)

  1. Kirbmarc ha detto:

    L’analisi di Kinsella e Hope mi sembra dettata da un eccesso di voglia di provocare e da una certa dose di miopia storica (magari volontaria): sarà anche vero che il quattro luglio è nata la democrazia, ma lo Stato moderno esisteva già da tempo e le altre forme di governo (monarchia assoluta, feudalesimo, oligarchia, imperi) erano tutto fuorchè anarchiche. I “limiti tradizionali, non-scritti” allo stato non sono mai esistiti (ma Kinsella ha un’idea del numero di tasse e gabelle del sistema feudale?) e la storia è sempre stata ricca di furti, omicidi e corecizioni da parte del potere politico, alla faccia del “traditional order”.

    Semmai il quattro luglio è anche la nascita, in sordina, delle stesse idea libertarie: la libertà di pensiero e parole nascono con la costituzione americana. La lotta dei coloni era una lotta contro le imposizioni fiscali britanniche.

    Prima del 1776 le stesse idee di Hoppe e Kinsella non avrebbero mai potuto nascere.

  2. Kirbmarc ha detto:

    Inoltre, leggendo l’articolo e i commenti, noto che tutta( o quasi) l’attenzione di Kinsella è sulle tasse.: siccome sotto re Giorgio si pagavano (in percentuale) meno tasse, allora l’indipendenza è stata un peggioramento. E’ una visione parziale e riduttiva del problema del potere. Le tasse non sono l’unico male statale; ci sono la censura, i reati politici e di opinione, la persecuzione religiosa e politica. Da questo punto di vista l’arrivo della democrazia è stato senza dubbio un miglioramento (relativo).

  3. Kirbmarc ha detto:

    (scusa i tre commenti, ho una connessione orribile) Ciò non toglie che la democraziia sia uno stadio che un libertario coerente deve superare in favore di una società senza stato. Il che, fra l’altro, è molto più facile in una democrazia (dove la gente può arrivare a capire il concetto di “propietà privata” e “possesso di sè”) che in una monarchia assoluta (dove questi concetti non esistono).

  4. Misesforever ha detto:

    A mio parerequelle di Kinsella, così come quelle di Hoppe, sono delle provocazioni per far capire le contraddizioni della democrazia. Ma forse non dicevano così i contemporanei di Mises, Rothbard o della Rand? Eppure ora Mises e Rand sembrano “mild” libertarian!
    Sono comunque in parte d’accordo con Kinsella: ha ragione quando dice che la Dichiarazione d’Indipendenza è lontana dall’essere libertaria (il fatto stesso che parli di Stato dice tutto!) e che la storia degli USA sia tutt’altro che libertaria (pensiamo all’esercito e alla leva coatta, le guerre d’invasione, le tasse ecc.) però quel giorno rappresenta comunque uno spartiacque per noi libertari. Nel senso che: va bene che la parte libertaria da quel giorno in poi è sempre diventata minoritaria (a causa di Jefferson o Washington e tutti gli altri) ma da quel giorno in poi noi esistiamo come entità politica e filosofica distinta. Insomma per quanto in quel giorno si sia persa una occasione per creare il primo stato libertario almeno il concetto libertario moderno incomincia a prendere una sua strada e prende coscienza di sé.

  5. fabristol ha detto:

    Condivido i vostri dubbi, però credo che Kinsella non abbia tutti i torti per molte cose. Primo fra tutti questa continua sacralizzazione dei padri fondatori e della fondazione degli USA. E’ sotto gli occhi di tutti quanto la politica degli usa sia tutt’altro che libertaria sia internamente che nel rapporto con gli altri stati. Lo chiamavano Jingoismo fin dai tempi della guerra messicana e alle filippine. L’utilizzo di un esercito “di stanza” fin dalla sua nascita che deve essere sostentato dalle tasse dei cittadini in una guerra continua contro il mondo o per il mondo come la vedono gli americani. Di fatto fin dalla sua nascita gli USA non hanno mai avuto un decennio di pace e la tassazione è aumentata esponenzialmente per supportare le truppe all’estero. RAggiundendo il culmine con la terza amministrazione Bush, ovvero quella Obama.
    Forse è giunto il momento di guardare avanti come fanno Hoppe e Kinsella. Lasciamo perdere i miti finti del libertarismo del passato e guardiamo avanti: no kings, nor gods, just men. Superiamo la monarchia, la democrazia e le socialdemocrazie e cerchiamo di puntare al nostro modello ideale: ovvero l’individuo.

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