Tutti i nodi prima o poi vengono al pettine

Sarebbe troppo facile dire un:”noi ve l’avevamo detto!“. Facile ma inascoltato anche questa volta. Come si è potuto pensare di poter vivere indebitando il futuro? Per quanti anni si può pensare di continuare a vivere nel presente semplicemente depredando le generazioni odierne e future? Quando il parassita supera il limite il parassitato muore e con esso lo stesso parassita. La barca affonda e i governi, la BCE e la gente comune chiedono ancora “più Stato!”, più aiuti, più debiti. Quanto ancora ci vorrà per far capire che il problema di questa crisi non sono gli speculatori né il mercato ma lo Stato? Un sistema a delinquere che permette a tutti di credere di poter vivere alle spalle di tutti gli altri? Una menzogna, una follia.

Tutto quello profetizzato da Ayn Rand si sta avverando. Ogni singolo pezzo nel grande puzzle della distruzione sta andando a mettersi nel suo posto. La Rivolta di Atlante è lì per dirci che tutto quello che è successo in questi mesi è già scritto e che la situazione peggiorerà ancor di più. Se non fosse per la Cina che sostiene il debito americano da 15 anni in cambio di bassa manovalanza e materie prime da rivendere agli USA, gli Stati Uniti sarebbero già in bancarotta da tempo. Perfino un bambino di 6 anni capirebbe questo. Ma la religione dello Stato richiede fede cieca, dogmi, ripetizioni cicliche degli errori. E perfino di fronte all’evidenza più lampante la gente continua tenere i paraocchi. Che dire? Volete sapere come va a finire? Leggete l’ultimo capitolo de La rivolta di Atlante. Forse incominceremo finalmente a sentire una domanda nell’aria: chi è John Galt?

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in anarcocapitalismo, ayn rand, libertarismo, minarchismo, parassitismo, smash the system. Contrassegna il permalink.

21 risposte a Tutti i nodi prima o poi vengono al pettine

  1. Corrado ha detto:

    Io so come va a finire!! ^_^
    Comunque posso dire che è stato il libro rivelazione dell’anno, anche se non mi è piaciuta l’ultima parte troppo action!

  2. Kirbmarc ha detto:

    Purtroppo sono in pochi a capirlo, persino fra le persone istruite e esperte di economia. Il ritornello che tutti ripetono è di dare “più regole” al “mercato impazzito” (o addirittura “turbocapitalista”). A seconda dei casi si aggiungono richieste di aumento delle tasse o dazi alla Cina.

  3. fabristol ha detto:

    Per Corrado

    ah quindi l’hai letto tutto! Sono felice di aver convinto almeno una persona a leggerlo. 😉

  4. Gonzo ha detto:

    Anch’io ho letto Atlas Shrugged grazie a te. In lingua originale però. Ne approfitto per ringraziarti per avermelo fatto scoprire. Anche se non ha cambiato la mia vita, almeno per ora, di certo mi ha aperto gli occhi e chissà quali saranno i frutti di tutto questo nel futuro.
    In un certo senso ho seguitoil tuo stesso percorso e anche io come te mi sono guardato indietro emi sono detto: come ho fatto a non averlo visto già prima? E’ davvero incredibile quanto la società ci abbia messo i paraocchi fin dall nascita. Ora so come ci si sente ad aver sempre vissuto in una dittatura, mentale prima che fisica.
    grazie e ciao

  5. fabristol ha detto:

    Grazie mille Gonzo!
    Ma allora sono riuscito a far scoprire la Rand a più di una persona. Sono soddisfazioni. 😀 grazie ancora

  6. Corrado ha detto:

    E per di più faccio proseliti!!
    Comunque mi riprometto di rileggerlo in un periodo di maggior calma…
    PS: ho anche letto la tua mail di una decina di giorni fa ma ho casini con l’smtp da qua per cui te la inoltro appena torno a Cagliari 🙂

  7. Götterdämmerung ha detto:

    La storia non ha radici nell’eziologia, quindi vorrei comprendere determinati fattori pratici che danno all’oggettivismo l’alloro del futuribile.
    Realizzare lo stato libertario (di qualsiasi corrente, anche se bisogna ammettere che la suddivisione in determinati filoni indebolisce una corrente filosofica quanto la sua teoria pragmatica) deriva da una rivoluzione, dallo sciopero delle forze reali e produttive rispetto ad un mondo parassita? Questa è l’espressione paideutica del libro, ma nel reale, che ti dovrebbe interessare di più, come avverrebbe? Considero che tu sappia perfettamente che questo blog può propagare l’idea, ma la realizzazione non può assolutamente avvenire credendo che maggiore influenza sui lettori possa definirsi il primo acchitto di un’azione di cambiamento. Non è invero la scoperta scientifica il vero motore libertario? Da tale infatti l’uomo ricava la tecnica autosufficiente per governarsi nel mondo e per definire la sua individualità assoluta (assolutismo del singolo non mi sembra un termine errato). Ma allo stato attuale la ricerca e la procedura di scoperta sono legate indissolubilmente al denaro pagato dallo stato, nessuna associazione di individui liberi riuscirebbe a permettersi le forze di connessione per lo sviluppo e neppure le associazioni di privati per lucro che non vedrebbero nel profitto delle radici del cosmo alcuna utilità e questo sarebbe sicuramente spiegabile secondo l’oggettivismo, ma non secondo il progresso. Critico l’oggettivismo in questo e vorrei sapere la risposta da chi lo propugna: lo stato offrirebbe (ormai non più) con la socialità intellettuale (meno utopica dell’oggettivismo, se la si considera come Repubblica) uno scopo che sarebbe storicamente più forte e fautore di decisioni sul mondo che l’oggettivismo con la sua teoria sociale? A riprova di tale assunzione, basti pensare che l’oggettivismo non tiene in nessun conto lo sviluppo dell’individuo e delle sue capacità, divide gli uomini secondo volontà, ma dimentica la loro genesi. Oppure?

  8. astrolabio ha detto:

    più che la rand lo aveva previsto ron paul per filo e per segno, è quasi inquietante quell’uomo.

  9. fabristol ha detto:

    Per Goetterdammerung

    non sono un oggettivista e neppure un randiano quindi non saprei risponderti. So solo che 2+2 fa 4 e se qualcuno spende più di quello che guadagna prima o poi va in bancarotta. Alla fine non è neppure previsione, è logica elementare. Ma deve essere che la logica non è applicabile al 90% degli esseri umani.

    Per Astro

    Rand, Paul e tutti i libertari ovviamente. Abbiamo tutti previsto questo momento ma come Cassandra siamo rimasti inascoltati. 😦

  10. Snem ha detto:

    Quindi uno Stato che spende quanto guadagna risolverebbe il problema? Con la stessa “logica”, vietare i prestiti ed i mutui (anche per i privati? perché la tesi della bancarotta dovrebbe valere per tutti).
    Il problema non è lo Stato, è la sua gestione. Come si gestisce uno Stato dipende dai suoi cittadini, che siano conscienti o no, che partecipino o no. Altrimenti non ci sarebbero differenze tra gli Stati (e in Islanda le banche sarebbero state “salvate” come in altri paesi…).

    Come l’individuare le cause e il cercare di spiegare la crisi dovrebbe dimostrare che il libertarismo sia la soluzione? Per esclusione di tutte le teorie economiche, politiche e sociali che hanno fallito nel tempo? Ah già, il libertarismo non ha mai fallito, e se ha fallito è per colpa di cause esterno (altri Stati).
    E purtroppo niente, nemmeno teoricamente, assicura che un approccio libertario sarebbe una soluzione migliore per tutti.

  11. fabristol ha detto:

    Per Snem

    “Quindi uno Stato che spende quanto guadagna risolverebbe il problema?”

    No, ma lo aiuterebbe. E comunque la frase sarebbe: quindi uno stato che spende quanto ruba risolverebbe il problema?

    “Con la stessa “logica”, vietare i prestiti ed i mutui (anche per i privati? perché la tesi della bancarotta dovrebbe valere per tutti).”

    Eh? Non ho capito questo punto. Spiegati meglio.

    “Il problema non è lo Stato, è la sua gestione.”

    No. il problema è che esista una istituzione che gestisca le nostre vite. Punto. Non ho alcun bisogno che qualcuno gestisca la mia vita e qualcuno lo sta facendo con l’uso della forza, contro la mia volontà.

    “Come si gestisce uno Stato dipende dai suoi cittadini, che siano conscienti o no, che partecipino o no. Altrimenti non ci sarebbero differenze tra gli Stati (e in Islanda le banche sarebbero state “salvate” come in altri paesi…).

    Lo stato è gestito da una minoranza di politici e burocrati e da tutti i parassiti che girano loro attorno. Non dai cittadini. E comunque io contesto che esista la gestione, non la qualità di quest’ultima. E’ un problema alla radice.

    “Come l’individuare le cause e il cercare di spiegare la crisi dovrebbe dimostrare che il libertarismo sia la soluzione?”

    Non mi pare poco! Il fatto che il libertarismo ti permette in un certo senso di leggere il presente e di predire il futuro semplicemente facendo 2+2=4 mi pare un punto di partenza eccellente. Cosa che altri sistemi politici non riescono a fare. Paul, Rothbard, Rand, Friedman lo dicono da 50 anni. E se li avessimo ascoltati 50 anni fa a qust’ora non saremmo dove siamo ora.

    “Per esclusione di tutte le teorie economiche, politiche e sociali che hanno fallito nel tempo?”

    Lo dici tu: hanno fallito. Tempo di cambiare.

    “Ah già, il libertarismo non ha mai fallito, e se ha fallito è per colpa di cause esterno (altri Stati).”

    Esatto: il libertarismo non è mai stato applicato e quelle poche volte che delle società hanno provato a farlo gli stati li hanno invasi.

    “E purtroppo niente, nemmeno teoricamente, assicura che un approccio libertario sarebbe una soluzione migliore per tutti.”

    Dammi un pezzo di terra e fra 50 anni ripassa. Ti offrirò una birra esentasse 😉

  12. Snem ha detto:

    Per Fabristol 😉
    Il problema è lo Stato per definizione. Anche quando le cose vanno bene. Adesso, con la crisi, è una buona occasione per fare proseliti. Forza, il momento è propizio!
    Fatevi dare ognuno un pezzo di terra e 50 anni di tempo.
    E pazienza se tutto ricomincerebbe dal principio…

    Non sai quanto mi piacerebbe che una società libertaria sia fattibile.
    Un saluto

  13. fabristol ha detto:

    Sarai il primo cittadino onorario di Libertopia. 😉

  14. Kirbmarc ha detto:

    “vietare i prestiti ed i mutui”

    I prestiti e i mutui sono debiti, che hanno in comune una simpatica qualità: prima o poi vanno restituiti. E di tasca propria. Lo Stato, per pagare i debiti, o ruba al taxpayer (abbattendo l’economia) o fa altri debiti.

    (Nota a margine: le spese a credito effettivamente sono state incentivate dalla politica del “credito facile” inaugurata dalle banche centrali nei primi anni Novanta e che ha creato, fra le altre cose, le recenti crisi)

    Io credo, Snem (e correggimi se sbaglio) che il modello di “Stato ben gestito” che tu hai in mente sia simile, per molti versi, a una impresa cooperativa (che può benissimo esistere in un sistema libertario): moltissimi “micro-imprenditori” finanziano una azienda e ne ricevono in cambio servizi.

  15. Kirbmarc ha detto:

    Fra l’altro è interessante vedere come lo Stato tratta le libere associazioni che potrebbero contrastarlo.

    (Avviso: è in arrivo un post-fiume in stile LucaF. Me ne scuso, ma volevo scrivere una breve storia della persecuzione statale delle organizzazioni libere. C’è un finale a sorpresa, però!).

    Prendiamo l’esempio delle pensioni e delle previdenza sociale. Nei primi anni del Novecento (e in alcuni stati anche fino agli anni Trenta- Quaranta) esistevano le cosiddette “Società di Mutuo Soccorso”, cooperative sindacali, autofinanziate dagli operai senza aiuti statali e che si occupavano, fra le altre cose, di previdenza e assistenza agli anziani (anche attraverso il sistema delle “banche del tempo”).

    Erano società piccole, limitate, spesso, a un quartiere o una ditta, o a un gruppo etnico (quelle Italiane negli Stati Uniti erano molto famose). Funzionavano bene, o almeno non peggio della previdenza statale attuale.

    Non tutto era rose e fiori, ovviamente: alcune Società erano controllate da gruppi che finivano per praticare l’estorsione (proprio come lo Stato). C’è da dire che la polizia attaccava spesso le Società per conto delle lobby dei grandi industriali, che vedevano le libere associazioni operaie come il fumo negli occhi, quindi un operaio che riceveva un torto si rivolgeva alla Società piuttosto che alle forze dell’ordine.

    I governi , inoltre, non vedevano la concorrenza di buon occhio e cominciarono a imporre una serie di regole sempre più strette (come la denuncia dei redditi, i bilanci pubblici, il pagamento di tasse societarie, leggi anti-sindacato etc. ) per limitarne l’efficacia.

    In America il proibizionismo (ovvero il tentativo – riuscito – di creare uno Stato Etico) diede il colpo finale alla possibilità di mantenere le Società al’interno della legalità: i gruppi di muto soccorso furono dichiarati illegali, poiché alcune si occupavano, fra le altre cose, di commercio di liquori.

    Una di queste società, la siciliana Cosa Nostra, divenne il nucleo della Mafia che tutti noi conosciamo e fece allo stato il regalo di accomunare tutte le società sotto un unico nome: gang.

    Ecosì lo Stato divenne la verginella da salvare e i concorrenti (che, a questo punto, erano solo purtroppo solo dei piccoli Stati nello Stato) diventarono i cattivi da eliminare. Missione compiuta.

  16. Snem ha detto:

    ““vietare i prestiti ed i mutui”

    I prestiti e i mutui sono debiti, che hanno in comune una simpatica qualità: prima o poi vanno restituiti. E di tasca propria. Lo Stato, per pagare i debiti, o ruba al taxpayer (abbattendo l’economia) o fa altri debiti.”

    La mia era una iperbole per risaltare che il problema non sono i debiti in assoluto, e che la responsabilità è di chi ha gestito male e di chi gli ha dato fiducia. Non credo che usare la parola “rubare” sia opportuna: il “taxpayer” fa parte dello Stato, ha la responsabilità ultima delle decisioni prese. Non è che uno Stato pretende tassare i cittadini di un altro Stato.
    E’ così, la gestione si può cambiare, le regole si possono cambiare. Se non ci piacciono i tempi lunghi e siamo impazienti, c’è la via dell’emigrazione (con tutti i suoi pro e i contro ovvio) e si può scegliere lo Stato che più ci aggrada. Purtroppo il Principato di Monaco non mi ha voluto 😦
    Se non ci piace proprio il concetto di Stato in assoluto, che “ruba” e gestisce le “nostre vite”, ci sono buone opportunità in paesi come la Somalia, per esempio, dove lo Stato è praticamente assente.

    “Io credo, Snem (e correggimi se sbaglio) che il modello di “Stato ben gestito” che tu hai in mente sia simile, per molti versi, a una impresa cooperativa (che può benissimo esistere in un sistema libertario): moltissimi “micro-imprenditori” finanziano una azienda e ne ricevono in cambio servizi.”

    Si, più o meno, se cambi le parole “impresa” con società, “micro-imprenditori” con cittadini, “finanziare” con gestire, “azienda” con territorio e “servizi” con “qualità di vita”. Aggiungerei diritti universali e regole che valgono per tutti in un territorio determinato (questo è in contrasto con il sistema libertario?)

    Un saluto

  17. Snem ha detto:

    @Kirbmarc

    “Fra l’altro è interessante vedere come lo Stato tratta le libere associazioni che potrebbero contrastarlo. […]”

    Questa storia ha molte analogie con quello che sta accadendo in Somalia, dove quello che rimane dello Stato (spesso chiamato “forze governative”) cerca di combattere quelle “libere associazioni” (in Occidente definite con tono dispregiativo “bande” comandate da “Signori della guerra”) cha hanno il solo obiettivo di (soprav)vivere liberamente nella propria terra.

  18. Kirbmarc ha detto:

    “il “taxpayer” fa parte dello Stato, ha la responsabilità ultima delle decisioni prese”

    No. Questo è l’errore principale del tuo ragionamento. Chi paga le tasse non ha in cambio una quota dello stato (cse così fosse non sarebbe uno stato ma una società per azioni).
    Non entra in un consiglio di amministrazione dello stato. Non propone leggi, non partecipa alle riforme economiche. Semplicemente mette un segno su una scheda elettorale, scegliendo da chi vuole essere controllato.

    Chi paga le tasse non ha la possibilità di non pagare (per esempio) le tasse sulla scuola se utilizza una scuola privata o alleva i figli in casa o decide di non avere figli (rinunciando al servizio pubblico), o di non pagare i contributi e rinunciare alla pensione pubblica (per farsene una privata) o di non pagare le tasse sul reddito (che, fra parentesi, non portano servizi a chi le paga).

    In uno stato se non paghi le tasse sei un nemico da mettere in carcere. In una società libera puoi scegliere il tipo di scuola che più ti piace (a anche nessuna scuola), il tipo di pensione che preferisci, e nessuno ti verrà a rinchiudere.

    “la gestione si può cambiare, le regole si possono cambiare”

    Il singolo cittadino non può regolare proprio nulla. Non ha scelta; paga e basta. I “benefici” arriveranno forse sì, forse no. La gestione rimane sempre in mano a una minoranza che ovviamente segue i propri interessi e ne approfitta.

    “Se non ci piace proprio il concetto di Stato in assoluto, che “ruba” e gestisce le “nostre vite”, ci sono buone opportunità in paesi come la Somalia, per esempio, dove lo Stato è praticamente assente.”

    O il Belgio, dove non esiste un governo. E dove (a differenza della Somalia) nessuno stato estero rifornisce di armi usate le varie fazioni per interessi geopolitici.

    “Aggiungerei diritti universali e regole che valgono per tutti in un territorio determinato”

    Non sono necessari né diritti universali né regole uguali per tutti. Bastano i contratti fra i singoli e la possibilità di farli applicare.

    “Questa storia ha molte analogie con quello che sta accadendo in Somalia”

    Con la grossa differenza che nessuno stato straniero finanziava guerre negli Stati Uniti , cosa che invece in Somalia succede (è interessante leggere da dove vengono le armi dei somali: Etiopia e Arabia Saudita per lo più…sorpresa sorpresa, due Stati vicini).

  19. fabristol ha detto:

    Snem, il tuo errore a mio parere è pensare “obamamente” che Yes we can!
    Obama sta lì nel suo scranno a ribadirti che No you can’t!
    Non esiste scelta, non esiste possibilità di cambiare.

  20. Snem ha detto:

    @Kirbmarc: lasciando perdere la Somalia, che ho tirato in ballo solo per far capire com’è facile semplificare “fatti” complessi per renderli strumentali a qualsiasi politica, mi è chiaro come la pensi.
    Il mio è un errore se accetti l’assioma “cittadini non fanno parte dello Stato”: per fortuna che è sempre possibile costruire una nuova teoria cambiando gli assiomi dove l’errore, l’assurdo, non lo è più. Nella pratica però ci sono i fatti. E di fatto, i cittadini sono parte di uno Stato (determinato), perché così hanno deciso i loro genitori. Eppure è possibile rinunciare alla cittadinanza.
    Quasi impossibile? Purtroppo i genitori non hanno letto bene le clausole in piccolo del “contratto” (si, c’è, anche se non lo hanno firmato, una sorta di consentimento automatico per il diritto di poter risiedere sul territorio).
    Non è conveniente? Ti aspetti che qualcuno ti regali terra, immunità e libero commercio?
    Su questo pianeta si butta sangue da ben prima dell’apparizione degli homo sapiens.
    Bisogna convincere e coinvolgere un gran numero di persone per attuare il “cambio”? Per adesso l’ordinamento predominante per la gestione del territorio è lo Stato, e mi sembra che un gran numero di persone è coinvolto.
    Questo non significa che lo Stato sia l’ordinamento finale, quindi… i miei migliori auguri per la creazione di una società (impresa) libera (dalle tasse).

    Mi rimane solo un dubbio: tutto quello che proponi non si può realizzare *nello* Stato? Uno Stato libertario, suona bene no? 😀
    Niente tasse, unica legge i singoli contratti, democrazia diretta (regolata dai contratti), ecc… in che punto salta fuori l’assurdo?

    @Fabristol: ammettere che non esiste scelta e possibilità di cambiare significa ignorare l’intera storia sociale umana. Eppure basta solo osservare le differenze sociali tra gli abitanti di questo pianeta per rendersi conto che è falso. Addirittura esistono Stati che non hanno le tasse! Implicitamente neghi anche la possibilità di una società libertaria.

    Senza astio. Un saluto

  21. Pingback: L’INPS e i nostri soldi | Who is John Galt?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...