Gli strumenti vessatori

Sono abbastanza felice di questo sondaggio che è stato pubblicato dal Corriere su come gli italiani percepiscono la tassazione. Felice perché mi aspettavo numeri di “statalismo” molto più alti tra i miei connazionali. Solo il 31.9% ritiene che le tasse siano un dovere civico ma il 33.4% ritiene che siano essenziali per garantire servizi a tutti i cittadini. Il resto degli intervistati invece le dichiara come “uno strumento vessatorio in mano allo Stato”. Niente male, soprattutto per il fatto che alla Sicilia e alla Sardegna spetta il primato sulla visione negativa delle tasse (37.7%). Sarà che nelle due isole (per ragioni diverse) i soldi vengono prelevati ma poi non ritornano in servizi?

Non solo ma solo il 5.5% degli intervistati pensa che sia lo Stato centrale ad utilizzare meglio i loro soldi. Ma non sarà forse perché lo Stato centrale non serve ad un cazzo? Chissà.

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9 risposte a Gli strumenti vessatori

  1. hronir ha detto:

    Sulla Sardegna non so, e a dir la verità nemmeno so sulla Sicilia, ma sulla Sicilia conosco un luogo comune molto verosimile che capita spesso (anche se non si può dargli valore statistico) di sentir corroborato, ed è che una valangata di soldi pubbligli gli vengono versato addosso in misura molto maggiore di quelli che gli vengono sottratti. Certo, non in “servizi”, come specifichi, ma in assunzioni di massa nel pubblico impiego senza evidenti necessità (o con necessità ben evidenti).

  2. fabristol ha detto:

    Ripensandoci quello che ho scritto sulla Sicilia e la Sardegna è una cazzata perché sono due regioni a statuto speciale e si beccano un sacco di soldi a discapito di quelle che non lo sono. In sicilia poi finiscono in mano ai politici locali o come ricordi tu per le assunzioni tra familiari. Meno male che in Sardegna non ci sono mafie e corruzione…

  3. Kirbmarc ha detto:

    A me sorprende che ci sia chi le considera un dovere. Dove vivo io l’argomento dei servizi ha una certa presa (specialmente fra i sinistrati) ma nessuno paga le tasse di buon grado (e a ragione).

    L’articolo è comunque una bella dimostrazione della scarsa amicizia fra ideologia e pensiero razionale.. Notare la fine logica dell’autore: quando è Berlusconi suggerisce il taglio delle tasse è un'”ossessione”, quando i cittadini si chiedono che fine facciano i loro soldi e dubitano del “federalismo all’italiana” (che moltiplica, non riduce il parassitismo statale) ritenendo più importante la riforma del Fisco (e quindi il taglio delle tasse) sono da celebrare perché vanno contro la “propaganda federalista”.

    Insomma ridurre le tasse è un bene se lo vogliono i cittadini, un male se lo vuole Berlusconi.

    Per carità, difenderlo è l’ultimo dei miei desideri (soprattutto perché le sue promesse di riduzione delle tasse si sono prevedibilmente rivelato bufale colossali) ma se il Corriere della Sera, il giornale più accreditato d’Italia, scrive un articolo senza senso solo per fare propaganda politica non so quale dei due mali (Berlusconi o i suoi avversari) sia il peggiore.

  4. Ruprecht ha detto:

    Esattamente cos’è che dovrebbe renderti soddisfatto?
    Intendi che le personalità degli italiani sono restie a pagar le tasse, fattore che è insito nella mal fiducia riposta nello stato che è una costante nel paese e non indica una tendenza al liberalismo e tanto meno alla logica libertarian, oppure al fatto che il sondaggio non fa altro che rispecchiare una realtà ormai assodata, ovvero l’evasione fiscale e la volontà di non pagare le tasse, che è uno dei pericoli per la stabilità economica italiana? In entrambe le risposte (poi sicuramente ce ne saranno altre) è ovvio che non è un problema di fiscalizzazione ma una volontà di godere dei servizi dello stato senza voler retribuire in cambio, pericolo criminale sia per chi condivide la logica sociale sia per chi sia contrario ad essa.
    In questo post mi sembra ci sia una nota di soddisfazione per le insicurezze altrui, soprattutto quelle economiche e una speranza (che sento ancora negli altri post e che non fa proprio onore ad una volontà rivoluzionaria da blogger) che lo stato collassi proprio per questo motivo e si crei di conseguenza un’impostazione politica libertaria.
    Ma tutto questo non ha niente, nulla a che vedere con il cambiamento Galtiano, che dovrebbe essere d’eccellenza il metodo di modifica della società, senza violenza, senza rivoluzioni e tragedie qualsiasi, ma con una naturale selezione dell’utilità umana al progresso.
    Questo post mi sembra una strumentalizzazione della stupidità altrui per sostenere le proprie teorie. Ammettiamolo, nella propaganda per meme e demonizzazioni degli altri, critiche degli italiani (proprio ultimamente) in un blog e soddisfazione per la loro educazione finanziaria (che è anzi proprio frutto della democrazia che rende capaci gli imbroglioni e i fedifraghi di sfruttare gli altri), ci vedo una contraddizione enorme e per giunta infantile rispetto ad una vera coniugazione di intenti libertaria (ovvero la liberazione attraverso il proprio lavoro… ops..).

  5. Davide ha detto:

    Esatto: finiscono alle élite (in Sicilia come ovunque). Il clientelismo, spartendo le briciole – davvero insignificanti -, contribuisce a mantenere il sistema in piedi. Insomma, ci si lamenta, ma nondimeno si cerca di approfittarne, sognando di poter diventare un grande ‘parassita’.

  6. fabristol ha detto:

    Per Ruprecht

    “Esattamente cos’è che dovrebbe renderti soddisfatto?”

    Che qualcuno coraggioso e intelligente si rende conto che le tasse sono uno sturmento vessatorio in mano allo stato.

    “ovvero l’evasione fiscale e la volontà di non pagare le tasse, che è uno dei pericoli per la stabilità economica italiana?”

    Il più grande pericolo per la stabilità economica italiana è lo Stato italiano, non gli evasori.

    “In entrambe le risposte (poi sicuramente ce ne saranno altre) è ovvio che non è un problema di fiscalizzazione ma una volontà di godere dei servizi dello stato senza voler retribuire in cambio, pericolo criminale sia per chi condivide la logica sociale sia per chi sia contrario ad essa.”

    Un po’ come dire che se non dai il pizzo a Toto Riina non godi del suo servizio di controllo del territorio.

    “In questo post mi sembra ci sia una nota di soddisfazione per le insicurezze altrui, soprattutto quelle economiche e una speranza (che sento ancora negli altri post e che non fa proprio onore ad una volontà rivoluzionaria da blogger) che lo stato collassi proprio per questo motivo e si crei di conseguenza un’impostazione politica libertaria.”

    Sì perfetto!

    “Ma tutto questo non ha niente, nulla a che vedere con il cambiamento Galtiano, che dovrebbe essere d’eccellenza il metodo di modifica della società, senza violenza, senza rivoluzioni e tragedie qualsiasi, ma con una naturale selezione dell’utilità umana al progresso.”

    Ehm, forse non hai letto la Rivolta di Atlante: John Galt fa collassare il mondo facendo scioperare le grandi menti che non vogliono più pagare le tasse. Il mio è un pensiero galitanissimo.

    “Questo post mi sembra una strumentalizzazione della stupidità altrui per sostenere le proprie teorie.”

    Concordo sulla “stupidità altrui”.

  7. Ruprecht ha detto:

    Ma queste sono interpretazioni gratuite, in particolare chi ti dice che le persone che abbiano smesso o vogliano definire le tasse come elemento di oppressione di pagare le tasse siano intelligenti e non semplicemente dei furboni che vogliano approfittarsi dei crediti altrui? Questo è un gioco speculativo all’interno dello stato che non si risolverà nella maniera che tu proponi se non sotto certe condizioni le quali saranno rarissime ad accadere.
    Per primo chi ammette che le tasse siano uno strumento vessatorio dello stato può tranquillamente essere animato da una semplice volontà di adagiarsi sugli allori e non da coraggio né intelligenza. Secondariamente lo stato socialista crolla solo nel momento in cui l’ingranaggio produttivo smette di pagare le tasse, non qualsiasi imbecille che voglia solo evadere la legge, neanche per libertà, ma per assicurarsi un vantaggio su coloro che la rispettano. Mi sembra che tu stia difendendo (non dico legittimando perché sarebbe errato, dato che ti bei di una condizione ma non ne condividi le cause storiche) i criminali pensando che questo porterà indubbiamente ad un cambiamento verso la tua direzione. Ma tale mutazione non avviene così, non programmata e mettendosi a interpretare gli eventi storici in modo che risultino confacenti alla propria teoria, perché tale astio può essere tranquillamente concepito come il precorso di una socializzazione ancora maggiore dello stato, cambiando semplicemente punto di vista.

  8. Charly ha detto:

    Io non sarei così soddisfatto: una percentuale della popolazione così alta si è dimostrata finora incapace di dare corpo ad una forza politica in grado di abbassare la tassazione e far dimagrire lo Stato. Un po’ come chi è favorevole allo sport ma non va mai oltre alla partita della domenica…

  9. lector ha detto:

    “In entrambe le risposte (poi sicuramente ce ne saranno altre) è ovvio che non è un problema di fiscalizzazione ma una volontà di godere dei servizi dello stato senza voler retribuire in cambio, pericolo criminale sia per chi condivide la logica sociale sia per chi sia contrario ad essa.”
    Un po’ come dire che se non dai il pizzo a Toto Riina non godi del suo servizio di controllo del territorio.
    Replica fantastica.
    In ogni caso, è da quotare anche l’osservazione di Charly.

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