Controllare, regolamentare, bloccare

Quello che si è visto da Bruno Vespa l’altro giorno sulla discussione della norma chiamata “ammazza blog” ci dà uno scorcio della realtà in cui viviamo. Cinque persone (che come dice Ilnichilista insiemefanno 279 anni) disquiscono della sorte di milioni di altre persone chiedendosi in che modo si possa controllare, regolamentare e bloccare la libera circolazione di idee. E questo è solo uno spaccato che si concentra su questo emendamento. Per tutto il resto, cioè la vostra vita, c’è il Parlamento.

Buona lettura di un sunto de IlNichilista:

“Nel salotto di Porta a Porta improvvisamente, verso le 12.40, si parla del comma ammazza-blog. Cioè della norma contenuta nel ddl intercettazioni, quella su cui Berlusconi ha intenzione di porre la fiducia per una approvazione lampo, che prevederebbe l’obbligo di rettifica per tutti i «siti informatici» entro 48 ore dalla richiesta (a prescindere che sia vera o falsa), pena una sanzione fino a 12 mila euro.

Ecco come (parafraso, ma i concetti sono quelli):

Bruno Vespa dice che c’è anche una norma sull’obbligo di rettifica su Internet. Uno strumento meraviglioso, ma «una condanna all’ergastolo», perché «una cosa che va su Internet ci sta su tutta la vita».

Giorgio Mulé, direttore di Panorama, parla di «abuso», di «diffamazione sequenziale e seriale» (come per il caso Outinglist), di «strumento di diffamazione che non ha molto spesso un terminale». «Si dice che» la norma in questione «significhi comprimere la libertà», argomenta Mulé. In realtà è «giusto equiparare» chi posta in rete «verità acclarate che non lo sono» a giornalisti.

Giovanni Valentini, ex vicedirettore di Repubblica, in sostanza concorda, dicendo: «il principio di responsabilità valga anche per chi scrive su un blog». «C’è un problema», dice Valentini, «spesso si sente dire che devono scrivere tutti, non necessariamente i giornalisti che hanno sostenuto l’esame e sono iscritti all’ordine. Io non ho nulla contro questa concezione della comunicazione: mi sembra giusto che ci siano dei giornali in rete, dei blog che consentano a chiunque di esprimere le proprie opinioni. Però in radio, in televisione, su Internet il principio di responsabilità deve valere per tutti».

Marina Sereni, vicepresidente del Partito Democratico, dice che «è giusto che chi scrive su un blog o su Facebook si assuma la responsabilità di ciò che scrive», ma sottolinea che il termine della rettifica sono solo 48 ore. Per cui bisogna «rivedere il testo», forse – se ci sarà tempo e modo – sarà presentato qualche emendamento. «Siamo disposti a ragionare», afferma Sereni, «ma per alleggerire questa norma perché «rischia di impedire che si tocchino temi sensibili».

Vespa non ci sta, interviene quando Sereni sta ancora parlando. «Ho capito, ma i danni che fanno?», dice, «Perché impedire il diritto alla rettifica? E’ sacrosanto!». Mulé concorda. Sereni ribadisce: «non di tutte le pagine trovi l’amministratore». E ripete: «Giusto introdurre norme che regolino la materia, ma ritengo siano troppo pesanti».

Vespa non ci sta, e incalza: «Allora scrive: ‘Caro amministratore di Facebook…’». Sereni: «Ma se non lo vedo in 48 ore?». Vespa: «Ma è dal momento in cui glielo segnalo!». Come a dire: mica da quello in cui ha pubblicato il suo post, anche se non me ne ero accorto. Sereni, incerta: «Penso che siccome non tutti…». Vespa interrompe di nuovo, confusamente si sente: «Allora metti tre giorni invece di due». A dire: come se cambiasse qualcosa.

Interviene Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl: «E’ ancora peggio, la modernità rende impossibile la sanzione». E ancora: «Internet è uno strumento micidiale».

Mulé concorda: «Micidiale».

Gasparri non ci sta: «Temo ci sia una sostanziale impotenza di fronte a Internet, ma questo non ci deve esimere dal mettere una norma (qui il sottotesto è contro Gasparri, perché il ‘come a dire’ significa: sì, crediamo allo stesso tempo che ogni regola saremo in grado di emanare non funzionerà, e che questo non ci deve impedire di emanare la regola; non serve a nulla, ma va fatto). Parla di «pedopornografia». Poi dei giornali, che stanno «andando online»: «Che fai per quelli in rete, non li regoli?».

Sereni lo bacchetta: «Ma quelli sono già giornali».

Gasparri, imperterrito, ricorda che la rettifica deve essere data – come effettivamente previsto dalla norma – con adeguata visibilità.

E alle 12.50 circa, dopo che cinque persone che insieme fanno 279 anni hanno parlato del futuro della rete in questi termini, gli spettatori di Porta a Porta possono finalmente andare a letto sapendo di cosa non parla il comma ammazza-blog.”

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