Anarchy in the UK

Sabato sono andato in centro: io e la mia ragazza abbiamo comprato vestiti al negozio della British Heart Foundation, libri alla Oxfam per progetti di solidarietà in Africa, alla Waitrose ho preso un gettone e ho scelto di donarlo alla associazione di disabili locale, lunedì porterò una scatola di riviste scientifiche alla Cancer Research Institute. E in tutti questi posti ho trovato decine, centinaia di persone come me (in alcuni c’era perfino la fila alla cassa). E in tutti questi posti abbiamo scelto altruisticamente o anche egoisticamente (sì perché non abbiamo donato soldi, abbiamo comprato degli oggetti che ci servivano; il libero scambio permette proprio questo: di aiutare gli altri scambiando egoisticamente beni) di farlo.

No questo non è un diario che elenca le tante opere buone che ho fatto per vantarmi di chi sa quale grande cuore. E’ semplicemente la realtà quotidiana qui nel Regno Unito. In tutte queste mie peregrinazioni e passaggi non c’è stata alcuna longa manus dello Stato o della Chiesa. Nessun intermediario politico o clericale. Ho scelto come uomo libero cosa, quanto e a chi dare la mia solidarietà giornaliera. Ho scelto (scegliere! che bella parola che ha perso ogni significato) a chi e in che modo donare (donare! che bella parola che ha perso ogni significato) il mio denaro frutto del mio lavoro (lavoro! che bella parola che ha perso ogni significato).

So che quei soldi e quegli oggetti andranno direttamente alle opere e alle associazioni che ho scelto. So che neanche un centesimo verrà intascato da qualche parlamentare per la sua autoblu o per i suoi pasti al Senato. So che questi prodotti non verranno tassati con l’IVA né che i salari dei volontari verranno tassati. In queste poche ore lo Stato non è esistito e tutto ha funzionato per il meglio e il 100% del denaro è andato dalle mie tasche a quelle di chi ha bisogno, povero o ricercatore o disabile.

Al contrario lo Stato mi ruba forzatamente i soldi del mio lavoro, questi soldi vengono messi in un unico grande calderone, l’80% viene utilizzato per mantenere la macchina infernale statale, pagare i privilegi di pochi, i loro vizi e le loro puttane; alla fine della catena poche centinaia di persone decidono dove questi soldi devono andare: parlamento, burocrazia, province, militari, armi per uccidere altri esseri umani. Poco o niente arriva a chi ha veramente bisogno. Tutto si è perso nel lungo tragitto che è partito dal furto immorale che la maggioranza ha giustificato nei confronti dei singoli e solo poche gocce sono arrivate a chi ne ha avuto veramente bisogno. Nel frattempo chi aspettava quei soldi perché ne aveva bisogno è stato tassato, vessato, umiliato.

Oggi io e i volontari del centro del mio paese abbiamo vissuto nell’anarchia più totale e siamo stati felici di essere per poche ore anarchici, ovvero senza governo. Anarco-libertari per l’esattezza e ci siamo sentiti di nuovo esseri umani.

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4 risposte a Anarchy in the UK

  1. carmine ha detto:

    questo post è semplicemente perfetto.
    la quasi totalità delle persone purtroppo chiede sempre l’intervento dello stato.
    la solita storia delle pecore al lupo…

  2. fabristol ha detto:

    Grazie mille Carmine! 😉

  3. Pingback: Alcune letture interessanti (finalmente) | Fabristol

  4. AlessandroX ha detto:

    Non e’ possibile non essere d’accordo.

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