Commento critico sulle parole di Napolitano sulla Padania

“Non esiste un popolo padano. Ho avuto modo di dire che la secessione è fuori dalla realtà e fuori dal mondo d’oggi, e appare grottesco oggi pensare a uno stato Lombardo-Veneto che competa con la Cina, la Russia, gli Stati Uniti. Mi pare che il livello di grottesco sia tale da fare capire che si può strillare in un prato ma non si può cambiare il corso della storia. […] in passato, un leader separatista fu arrestato. Nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile.”

Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Napoli, 30 Settembre 2011.

Sono rimasto molto colpito dalle parole di Giorgio Napolitano di qualche settimana fa. Colpito dalla loro estrema arroganza e illiberalità soprattutto. Certo, Napolitano fa il suo dovere, ovvero mantenere unito lo Stato che gli dà lo stipendio ma nella frase sopra a mio parere ci sono i germi di una mentalità fortemente liberticida e tirannica. Su una cosa ha ragione: la Padania non esiste né geograficamente, né culturalmente, né politicamente. Esiste solo nelle buste paga dei ministri leghisti che si ingrassano a Roma.

Sgombriamo subito il campo da equivoci mettendo in chiaro alcune cose sul sottoscritto: non sono un indipendentista, sono contro la retorica antigaribaldina o anti-Risorgimento e considero la Lega Nord uno dei cancri più gravi di questo paese.

Non sono un indipendentista perché pur difendendo la libertà dei popoli ad autodeterminarsi e delle regioni a chiedere l’indipendenza dallo stato centralista non sono attivamente coinvolto nell’indipendentismo tanto da desiderare che una tal regione seceda o chieda l’indipendenza. Forse questo nasce dalla mia innata voglia di apolidia, dalla mia non-appartenenza ad alcuna nazione in particolare se non quelle culturali del libertarismo e della scienza. Mi considero un cosmotarian, ovvero un cosmopolita in salsa libertarian. Secessione e indipendentismo per me sono positivi solo in funzione del disfacimento dello Stato centralista. Nient’altro. Ma questo fa di me un indipendentista? Molti degli ideali in cui credo forse farebbero rabbrividire la maggior parte degli indipendentisti.

Può sembrare una contraddizione in termini ma non lo è per chi è libertario. I libertari sono per la secessione illimitata fino all’ultima cellula, ovvero l’individuo. L’indipendentismo crea uno stato indipendente. Certo è un passo avanti rispetto ai megastati centralizzati ma rimane pur sempre uno stato in piccolo.

Sulla retorica anti-Risorgimento tanto in voga oggigiorno rimando ad un mio vecchio post che esplica bene la mia posizione. Invece sulla Lega Nord avrei qualcosa da dire. Nonostante nella Lega degli albori ci fossero alcune frange che potremmo definire proto libertarie perlomeno a livello fiscale (leggi Miglio), la Lega di oggi altro non è che un partito socialista con connotati mutuati dal fascismo più retrivo. Non solo, ma al contrario di quanto predica la Lega è forse uno dei partiti più parassiti della storia repubblicana perché ha un attaccamento fisiologico sul territorio tale che tutte le poltrone sono spartite tra parenti e amici del partito. Altri partiti invece sono sparsi a livello nazionale (a parte alcuni casi come l’UDEUR o l’IDV) e hanno limitate ramificazioni a livello locale.

Ma quest’analisi non doveva parlare di me ma di Napolitano e io sono andato un po’ oltre.

Sulle parole di Napolitano si potrebbe incominciare con qualcosa che non è incluso nella sua frase ma che viene subito alla mente automaticamente: come possiamo non leggere queste sue parole alla luce del suo passato. Un passato in cui applaudiva l’invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS, un passato che non ha mai rinnegato? Napolitano appludirebbe all’avanzata dei carriarmati italiani nel Sud Tirolo? La risposta è sì.

Poi ci sono altre questioni:

secessione-indipendentismo: sono due concetti diversissimi ma che Napolitano pare non capire. Come si dice “la secessione è come un braccio che si stacca da un corpo, mentre l’indipendentismo è un corpo che si libera dalla schiavitù di un altro”. Nel senso che popoli come quello veneto, sardo, siciliano e sudtirolese (non altoatesino!) ecc. preesistevano già alla nascita dell’Italia come stato unitario.

Sulla competizione con Cina, Russia e Stati Uniti. Che dire? Io non l’ho capita. O mi sta dicendo che l’unico motivo per l’esistenza dell’Italia unita è la competizione con altri paesi del mondo, e quindi più grande è meglio è (imperialismo?), oppure che paesi come la Svizzera, il Belgio, l’Olanda o la Slovenia sono “ridicoli” perché non competono con Cina e Russia. E  anche questo è “ridicolo” visto che la Svizzera compete eccome con le potenze mondiali da tutti i punti di vista. Forse proprio grazie alla sua dimensione e alla sua struttura federale.

Sulla minaccia di arresto: non credo di aver mai sentito un Capo di Stato minacciare di arrestare qualcuno. Non è forse compito dell’esecutivo? E se il 90% della popolazione di un territorio decidesse di secedere o di chiedere l’indipendenza? Viene prima la Costituzione, ovvero i carri armati, o la loro volontà?

Comunque le parole di Napolitano sono state veramente eccessive e senza capo né coda. L’unica consolazione è che la sua generazione è al tramonto.

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3 risposte a Commento critico sulle parole di Napolitano sulla Padania

  1. Charly ha detto:

    Anch’io ho trattato l’argomento: se un gruppo x vuole andarsene che vada. Poi, vabbuò, nel caso della Lega stendiamo un velo pietoso…

  2. Kirbmarc ha detto:

    Napolitano ha una cultura comunista e quindi ragiona secondo schemi autoritari. A guidarlo è quell’invenzione che lui chiama “bene comune” e che si traduce nel mantenere le strutture statali a tutti i costi. Tipica retorica statalista.

    La Lega Nord purtroppo è un esempio di esperimento libertario fallito: Conosco molti leghisti che erano tali per una legittima protesta fiscale e che sono disgustati dalla strategia “di palazzo” che il partito ha preso negli ultimi anni.

    A mio avviso il limite della Lega è stato il populismo, uno dei cancri dei movimenti che sorgono dal basso e senza una riflessione razionale a monte.

    La gente si accorge spesso del furto statale, ma fatica a combatterlo con metodi validi e si rifugia negli stereotipi, nelle pulsioni emotive, insomma diviene folla, non massa organizzata.

    Si identifica un “nemico” (lo straniero, la casta sociale “diversa”, chi non fa parte dell’astratto “popolo”) e non potendo toccare i veri obiettivi (leggi: le gerarchie statali) ci si limite a fare la voce grossa contro le fasce deboli.

  3. lector ha detto:

    Da quando è venuto meno il prof. Miglio (che, non dimentichiamolo, con tutti i suoi limiti, era pur sempre considerato un intellettuale di prim’ordine) La Lega manca d’una autentica strategia e si limita a giocare il proprio ruolo solo sul piano tattico.
    Esiste tuttavia un’istanza di fondo, mal interpretata da chi si propone come suo interprete (leggi Lega), che Napolitano per struttura mentale proprio non riesce a comprendere.
    Qualsiasi ente, per poter essere ben amministrato, deve venir frammentato, altrimenti non sarà mai possibile ricostruire i flussi d’entrata e d’uscita, al fine di poterci intervenire. Le stesse grandi società vengono organizzate in divisioni, scorporate, scomposte e ricomposte, al solo fine di tenere efficacemente sotto controllo tutte le loro parti.
    Per poter controllare lo sperpero pubblico è indispensabile individuare con ragionevole approssimazione sia le quantità in entrata che quelle in uscita. Una riforma realmente federale della Costituzione, sarebbe indispensabile per poter raggiungere tale scopo. Ma questo, ovviamente, non piace a chi, come Napolitano, sul manico della confusione ci ciurla da anni.

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