Triste ma vera

La foto che vedete qua sopra si riferisce a Occupy Camp Davis dove un gruppo di studenti assolutamente pacifici sono stati brutalmente assaltati dalla polizia, prima con lo spray a peperoncino diretto direttamente sugli occhi delle persone inermi e poi trascinati via per essere arrestati. La foto è stata modificata con una vignetta che recita quello che gli studenti stavano presumibilmente pensando: “Se solo i governi fossero ancora più grandi”; “Impiegati pubblici hanno bisogno di più sicurezza sul lavoro”.

Non è bello scherzare sulla sofferenza altrui (questi poveri ragazzi saranno all’ospedale; alcuni avrebbero potuto rischiare la morte se asmatici come questo ragazzo; la concentrazione di capsaicina di questi spray può fermare la carica di un grizzly senza difficoltà) ma sicuramente molti di questi ragazzi stavano chiedendo ancora più intervento statale sulle loro vite e lo hanno tristemente ricevuto. Il poliziotto tra l’altro, forte dell’immunità che gli dà l’uniforme, spruzza lo spray con una cattiveria tale che sembra che stia compiendo un’azione normale di tutti i giorni. Un criminale. Quest’uomo prende ordini da un governo che ipocriticamente si lamentava della brutalità della repressione delle piazze del Medio Oriente. Quest’uomo sparerebbe senza esitazione sulla folla inerma se il suo governo glielo chiedesse.

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13 risposte a Triste ma vera

  1. Davide ha detto:

    Agghiacciante. Tanto che vorrei credere che anche il getto rosso dello spray sia frutto di Photoshop…

  2. Oblomov ha detto:

    Per onestà intellettuale sarebbe il caso di specificare che la polizia in questione è la polizia _privata_ di quello specifico campus dell’Università di California. Ovvero, sostanzialmente, quel tipo di corpo di polizia tanto auspicati dai libertari.

  3. fabristol ha detto:

    Per Oblomov

    non capisco come tu possa dire una cosa del genere visto che il campus è pubblico e la UC Davis police department è pubblica lo stesso. ??

  4. Oblomov ha detto:

    Giusta osservazione. La cosa che mi ha distratto in tutto questo è la seguente: l’intervento della polizia (sia in occasione di questi incidenti, sia dei precedenti a Berkeley) è stato richiesto dal rettore del campus. E questo punto la mia domanda è: sarebbe stato differente se l’università fosse stata privata, con il suo corpo di polizia privato?

  5. fabristol ha detto:

    “sarebbe stato differente se l’università fosse stata privata, con il suo corpo di polizia privato?”

    Non è una domanda facile ma quello che possiamo fare è immedesimarci nel rettore di quella università privata: se io fossi rettore farei di tutto per dare una buona immagine della mia università. Se fallisco in questo il numero di iscritti diminuisce e avrò meno accesso ai migliori docenti. Soprattutto nel caso di una pessima pubblicità guidata in rete per boicottare quella università, come si fa con compagnie o catene di ristoranti per dire. Se poi la polizia del mio campus facesse qualcosa di brutale come in quel caso licenzierei quel poliziotto in tronco o chiederei alla agenzia di protezione di pagarmi i danni di immagine oltre alle cure mediche per le vittime.
    Se invece fossi un rettore in un campus pubblico non me ne fotterebbe un cazzo delle mie azioni fintanto che i politici locali o nazionali mi appoggeranno (ovviamente non intendo me stesso ma mi immedesimo nel rettore di quella università). Per quanto riguarda la polizia è lo stesso: come al solito la polizia avrà la protezione delle istituzioni o comunque la pena non sarà equivalente all’azione criminale e tutto continuerà come prima. Infatti la polizia non ha alcun incentivo a lavorare legalmente e umanamente perché tanto il lavoro e il datore di lavoro rimangono gli stessi.

  6. Ruprecht ha detto:

    Le esasperazioni dell’autorità sono estremamente differenti dall’esercizio dello stato sul suo dominio. Dovresti saperlo perfettamente. Indicare l’abuso come diretta conseguenza di una gestione perversa da parte delle politiche al governo è il solito gioco di accusare un sistema invece di un individuo. Certo, su questo lasciapassare ci si sono imbevuti numerosi governi oppressivi, ma la legge garantisce comunque diritto di ricorso sulle azioni violente, anche perché, nonostante tutto, lo stato in cui si è svolto tale atto è pur sempre basato sui diritti (che non sono la libertà e dipendono spesse volte proprio dalle tasse richieste dallo stato, un patto sociale che se non ci fosse corruzione sarebbe all’atto pratico decidibile liberamente da ciascun individuo) e quindi la loro giusta ritorsione su quel sadico potrebbe comunque essere rivendicata. Ma come al solito è sempre meglio basarsi sull’esagerazione degli eventi eccezionali come capri espiatori per rafforzare la carica, la tentazione, per quanto un leitmotif, di fare sensazionalismo è sempre adescatrice.

  7. fabristol ha detto:

    Caro Ruprecht

    il mio non è sensazionalismo. Io penso veramente che un sistema della forza monopolistico possa solo condurre a quello che vediamo nella foto. Un sistema di legge privata invece è policentrico, pluralista e si basa su un sistema di feedback autocorrettivo che il sistema monopolistico non ha. Come dicevo prima ad Oblomov qualsiasi agenzia di sicurezza privata che si comportasse in quel modo verrebbe automaticamente licenziata perché l’azienda che la utilizza si troverebbe con perdite nei ricavi e nella credibilità. Nessun poliziotto della Apple (se esistesse) avrebbe potuto fare una cosa del genere perché la Apple ci avrebbe perso la faccia e milioni di dollari- Il servizio monopolistico statale non ci perde niente.
    Poi per quanto riguarda i diritti vabbé se non fosse stato per i giornali e per la tenacia dei genitori Cucchi, Aldrovandi e Bonzo sarebbero ancora senza giustizia visto che polizia, vigili e carabinieri insieme a politici hanno tentato in tutti i modi di insabbiare le indagini. E hanno avuto anche delle pene lievi infatti… E chissà quanti poliziotti sono liberi nonostante le loro malefatte. Il sistema non ha niente da perderci, neppure la crediiblità. Dopo che il sistema monopolistico statale perde la credibilità cosa fa, fallisce?

    Per i diritti, sarebbero bastato che quei ragazzi avessero avuto il diritto all’autodifesa, ma ahimé lo stato non ci permette di difenderci contro i suoi picciotti.

  8. Oblomov ha detto:

    Non è una domanda facile ma quello che possiamo fare è immedesimarci nel rettore di quella università privata: se io fossi rettore farei di tutto per dare una buona immagine della mia università. Se fallisco in questo il numero di iscritti diminuisce e avrò meno accesso ai migliori docenti. Soprattutto nel caso di una pessima pubblicità guidata in rete per boicottare quella università, come si fa con compagnie o catene di ristoranti per dire.

    Non è tanto semplice. Ad esempio, dare una buona immagine della mia università potrebbe significare mostrare di essere intransigente nei confronti di coloro che disturbano la regolare erogazione dei servizi. Il pubblico a cui mi rivolgo potrebbe essere quel tipo di persone che apprezzano che ci si spinga fin dove possibile, ed oltre, per garantire i servizi per cui mi stanno pagando: anche se questo significa trattare violentemente altri clienti che sono responsabili dell’interruzzione di servizio, come ad un ristorante -F¡di classe¢, dove l’energumeno che butta fuori a calci il disturbatore viene applaudito per aver ristabilito pace e tranquillit-Aà.

    (A tal proposito, per inciso, trovo interessante che questo tipo di proteste (con relative soppressioni) vengano compiute sempre(?) da studenti di università pubbliche. Sarei curioso di sapere se ci sono eventi documentati di proteste in università private.)

    Se poi la polizia del mio campus facesse qualcosa di brutale come in quel caso licenzierei quel poliziotto in tronco o chiederei alla agenzia di protezione di pagarmi i danni di immagine oltre alle cure mediche per le vittime.

    E qui sorge un altro problema: come posso farmi valere in tal senso? Rivolgendomi ad una ulteriore agenzia di protezione, scatenando una guerra tra agenzie di protezione? (Supponendo che non solo ce ne sia un’altra, ma che la nuova possa essere in grado di soddisfare le mie richieste di pagamento danni alla precedente agenzia.) E cosa potrei fare se questa nuova agenzia di protezione non fosse poi in grado di garantirmi la sicurezza degli utenti come l’altra comunque faceva, con conseguente ulteriore rovina d’immagine?

    Se invece fossi un rettore in un campus pubblico non me ne fotterebbe un cazzo delle mie azioni fintanto che i politici locali o nazionali mi appoggeranno (ovviamente non intendo me stesso ma mi immedesimo nel rettore di quella università).

    Ma azioni del genere possono far perdere l’appoggio politico (causando campagne di protesta su larga scala, nei quali i politici che mi apppoggiano preferiscono non venire coinvolti), o arreccare danni finanziari all’università che si riflettono sulla stabilità del mio posto di lavoro.

    Non a caso, sia il rettore di UC Davis sia il rettore generale dell’UC sono intervenuti pubblicamente per damage control dell’immagine dell’UC (e della propria), vedi ad es. http://www.dateline.ucdavis.edu/dl_detail.lasso?id=13762 o http://dateline.ucdavis.edu/dl_detail.php?id=13761 %G—%@e tieni presente che fino a giorno 22 in prima pagina sul sito di UC Davis campeggiava la richiesta delle dimissioni del rettore, firmata da studenti e professori del campus.

    Dalla mia prospettiva, le due casistiche sono molto meno differenti di quanto ho l’impressione che tu le veda.

    Per quanto riguarda la polizia è lo stesso: come al solito la polizia avrà la protezione delle istituzioni o comunque la pena non sarà equivalente all’azione criminale e tutto continuerà come prima. Infatti la polizia non ha alcun incentivo a lavorare legalmente e umanamente perché tanto il lavoro e il datore di lavoro rimangono gli stessi.

    Se anche -F¡la polizia¢ come ente (quindi in senso collettivo) non rischia in contesto di monopolio sulla sicurezza, -Aè anche vero che i singoli agenti ed i loro dirigenti possono perdere il lavoro (qui sarebbe anche il caso di distinguere tra realtà diverse come quella italiana e quella statunitense). E questo perché se anche il datore di lavoro in senso astratto rimane lo stesso (-F¡il governo¢), le persone che li incarnano possono cambiare: e si torna al discorso dell’appoggio politico di cui sopra.

    Sempre non a caso, ad esempio, il capo della polizia di UC Davis e gli agenti coinvolti nell’intervento sono stati sospesi dal servizio, e sono in corso indagini. Vedremo se e come saranno puniti; e sar-Aò ottimista, ma ho la sensazione che a loro non andrà bene (per fare un esempio nostrano) come agli agenti della Diaz (G8 Genova 2001) ed alla relativa catena di comando.

    Per come la vedo io, l’unica differenza, e nemmeno tanto forte, tra le due casistiche (pubblica/privata) è più che altro che altro una del tipo di costo delle azioni, piuttosto che nel loro valore o nella loro quantificazione, nel senso che nel primo la moneta principale è di tipo politico, nel secondo di tipo economico, ma che sostanzialmente non vi sia una grande differenza: perdere clienti/appoggio politico ti può anche convenire se ti fa guadagnare altri clienti/altro appoggio politico (che magari apprezzano meglio la linea dura, per dire).

  9. Oblomov ha detto:

    (Uh, è successo qualcosa di brutto ad accenti, virgolette e em-dash nel post precedente, spero non sia un problema.)

  10. Oblomov ha detto:

    Per inciso, credo che le vignette aggiunte alla prima immagine siano abbastanza offensive nei confronti delle vittime dell’intervento: le proteste ad UC Davis, così come le precedenti a Berkeley che non sono comunque andate benissimo, erano di appoggio ai movimenti di Occupazione e di protesta sull’aumento delle tasse; mi permetto di dubitare che fosse quello il tipo di pensieri che avevano in mente, e non sarei anzi sorpreso se una porzione non indifferente di quegli studenti avvese simpatie anarchie.

  11. fabristol ha detto:

    “Non è tanto semplice. Ad esempio, dare una buona immagine della mia università potrebbe significare mostrare di essere intransigente nei confronti di coloro che disturbano la regolare erogazione dei servizi. Il pubblico a cui mi rivolgo potrebbe essere quel tipo di persone che apprezzano che ci si spinga fin dove possibile, ed oltre, per garantire i servizi per cui mi stanno pagando: anche se questo significa trattare violentemente altri clienti che sono responsabili dell’interruzzione di servizio, come ad un ristorante -F¡di classe¢, dove l’energumeno che butta fuori a calci il disturbatore viene applaudito per aver ristabilito pace e tranquillit-Aà.”

    Anche qui è una questione di scelta. Ti piacciono le uni con comportamenti fascisti? Ti iscrivi e sicuramente saprai bene che se protesti ti menano. Se invece ti piace la uni hippy ti iscrivi a quella e saprai benissimo che la sicurezza è molto soft in quel campus. Cambi idea sulla sicurezza? Cambi l’università. Nel modello attuale non puoi fare scelte perché la sicurezza è sempre la stessa.

    “E qui sorge un altro problema: come posso farmi valere in tal senso? Rivolgendomi ad una ulteriore agenzia di protezione, scatenando una guerra tra agenzie di protezione? (Supponendo che non solo ce ne sia un’altra, ma che la nuova possa essere in grado di soddisfare le mie richieste di pagamento danni alla precedente agenzia.)”

    Esistono i tribunali e i giudici. Se perdi la causa e sei responsabile della morte di civili la tua agenzia non ci fa una bella figura, giusto?

    “E cosa potrei fare se questa nuova agenzia di protezione non fosse poi in grado di garantirmi la sicurezza degli utenti come l’altra comunque faceva, con conseguente ulteriore rovina d’immagine?”

    Sono gli stessi problemi di ogni consumatore. Non è detto che lo shampo nuovo che hai scelto sia migliore di quello che hai lasciato. Ma puoi sempre leggere recensioni, o affidarti ad una agenzia di counselling per la sicurezza.

    “Ma azioni del genere possono far perdere l’appoggio politico (causando campagne di protesta su larga scala, nei quali i politici che mi apppoggiano preferiscono non venire coinvolti), o arreccare danni finanziari all’università che si riflettono sulla stabilità del mio posto di lavoro.”

    La differenza con un sistema di legge privata è che le azioni del genere potrebbero far licenziare un preside ma è molto improbabile. Le protezioni sono infinite: politici e polizia compiacenti, sindacati ben organizzati. Non ho mai sentito di un preside che ha rassegnato le dimissioni per atti del genere. In un sistema privato non si parla di dimissioni, si parla di perdita di iscritti, cioè la fine dell’attività. E’ un feedback autocorrettivo che lo stato non ha.

    “tieni presente che fino a giorno 22 in prima pagina sul sito di UC Davis campeggiava la richiesta delle dimissioni del rettore, firmata da studenti e professori del campus.”

    E infatti è ancora lì al suo posto e continua a ricevere fondi pubblici per quello che fa…

    “Per come la vedo io, l’unica differenza, e nemmeno tanto forte, tra le due casistiche (pubblica/privata) è più che altro che altro una del tipo di costo delle azioni, piuttosto che nel loro valore o nella loro quantificazione, nel senso che nel primo la moneta principale è di tipo politico, nel secondo di tipo economico, ma che sostanzialmente non vi sia una grande differenza: perdere clienti/appoggio politico ti può anche convenire se ti fa guadagnare altri clienti/altro appoggio politico (che magari apprezzano meglio la linea dura, per dire).”

    Dissento fortemente. Se Steve Jobs si fosse comportato come Berlusconi in Italia con i suoi “cittadini Apple” sarebbe andato in bancarotta da anni. Berlusconi invece è ancora lì, in parlamento, e sicuramente tornerà come primo ministro. In politica si vota con la pancia e l’odio oppure per inculare il vicino. Invece col portafoglio cercherai sempre di fare la scelta migliore perché si tratta dei tuoi soldi.
    L’azienda Apple tratta meglio i suoi cittadini di quanto lo faccia l’azienda Stato Italia.

  12. fabristol ha detto:

    Mises forse lo sa dire meglio di me 😉

    “But how could a poor person afford private protection he would have to pay for instead of getting free protection, as he does now?” There are several answers to this question, one of the most common criticisms of the idea of totally private police protection. One is: that this problem of course applies to any commodity or service in the libertarian society, not just the police. But isn’t protection necessary? Perhaps, but then so is food of many different kinds, clothing, shelter, etc. Surely these are at least as vital if not more so than police protection, and yet almost nobody says that therefore the government must nationalize food, clothing, shelter, etc., and supply these free as a compulsory monopoly. Very poor people would be supplied, in general, by private charity, as we saw in our chapter on welfare. Furthermore, in the specific case of police there would undoubtedly be ways of voluntarily supplying free police protection to the indigent — either by the police companies themselves for goodwill (as hospitals and doctors do now) or by special “police aid” societies that would do work similar to “legal aid” societies [p. 220] today. (Legal aid societies voluntarily supply free legal counsel to the indigent in trouble with the authorities).”

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