L’etica libertaria

Per diventare o considerarsi libertarian non basta aver letto qualche libro di economia o essere d’accordo con qualche principio di base libertario. A mio parere bisogna anche avere un buon carattere, forte e indipendente. Per questo motivo penso che il libertarismo non sia per tutti anche se una buona educazione da bambini e delle buone letture possano aiutare tantissimo.

Questo video educativo del 1951 parla di Self-reliance (letteralmente dipendenza da se stessi quindi indipendenza) e tra i principi della self-reliance elenca 4 punti essenziali:

  1. Assume Responsibility
  2. Be Informed
  3. Know Where You’re Going
  4. Make Your Own Decisions

Il primo punto è alla base dell’etica libertaria. Assumersi responsabilità è il punto cruciale della società libertaria. I libertari sono persone che accettano le responsabilità, non importa quanto gravose, delle loro scelte e si aspettano che nessun altro debba essere coinvolto in queste.

Il secondo riguarda l’informazione: altro punto importante perché senza essere informati non si può comprendere il mondo e non si può raggiungere la libertà e indipendenza tanto agognate.

Il terzo, sai dove stai andando, riguarda gli obiettivi che uno si pone nella vita ed è strettamente legato all’etica del lavoro tipicamente calvinista dei libertari. Creare, progettare, costruire sono tutti verbi cari ai libertari perché denotano produttività e indipendenza.

Il quarto, prendi le decisioni da solo, racchiude l’anarchismo (letteralmente significa senza governo) che ci guida ogni giorno contro chi o cosa vuole prendere le decisioni per noi: stato, società, famiglia, religione o addirittura la natura e i geni dentro di noi ecc.

L’etica del libertarismo non è facilmente “gestibile” da una mente non allenata e cresciuta con valori socialisti come sacrificio dell’individuo, responsabilità sociale, welfare state ecc. e richiede tempo e impegno.

Ma si può acquisire se si ha un buon carattere forte e indipendente. Impegno, razionalità e tante letture aiutano. Se anche voi pensate che questi quattro punti abbiano un valore speciale per voi forse siete già nella strada giusta per comprendere il libertarismo.

 

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19 risposte a L’etica libertaria

  1. scialuppe ha detto:

    Noto con disappunto che tra questi principi non figura il rispetto degli altri. Non dico certo la difesa del più debole, dico proprio il rispetto minimale: non commettere ingiustizie, non scaricare mercurio nelle vene acquifere profonde dove altri bevono…Magari il documentario dice qualcosa in proposito? Suppongo che qualcuno possa immaginare che discenda in qualche modo dagli altri quattro punti, ma vorrei sapere allora come mai nella pratica non funziona e in tutto il mondo le industrie han riempito di merda le falde acquifere. O Erin Brockovich viveva in un paese cattolico?

  2. luigi ha detto:

    Ah sì, c’è un’imprecisione nel testo. “Archè” in greco non significa “governo” ma “potere”. In effetti il concetto di “governo” era molto più sfumato che attualmente per i greci dell’età classica, mentre il concetto di potere gli era ben chiaro vivendo in una società estremamente gerarchica.
    Quindi l’Anarchia è una dottrina che si oppone al potere in tutte le sue forme, compreso quello dei governi ma anche quello economico, religioso, etc. Ad esempio un anarchico che continua a parlare di rapporti di lavoro intermini di imprenditore-dipendente, probabilmente ha le idee un po’ confuse, perlomeno sull’etimologia della parola con cui si definisce.

  3. fabristol ha detto:

    Caro Luigi/scialuppe,

    mi spiace per te ma archè significa governo, non potere, ma il problema più grosso dei tuoi commenti è che non hai molta dimestichezza con termini come anarchismo, capitalismo, socialismo, democrazia, libertà. Non mi piace fare il professore ma ti consiglio sicneramente di farti un giro nel dizionario e/o wikipedia possibilmente quella inglese per capire le sottili differenze tra tutti questi termini.

  4. scialuppe ha detto:

    Caro Fabristol,
    ho molta dimestichezza con tali termini, invece. Nello specifico, archè è un termine che in greco aveva una molteplicità di usi su cui sono stati scritti saggi a studi a vagoni. Tanto per dire, veniva già utilizzato nei poemi omerici, che si riferiscono ad un modello sociale dove la moderna concezione di governo di sicuro non si applica – visto che è questionabile e questionato perfino che all’epoca si configurasse lo Stato. Se tu preferisci prendere UNO di questi significati basandoti su un vecchio dizionario etimologico, libero di farlo, ma uno sbaglio è uno sbaglio è uno sbaglio.
    In generale, il fatto che tu pur a tuo dire controvoglia ti atteggi a professore anzichè rispondere nel merito non depone molto a favore nè del tuo libertarismo nè delle tue capacità di dialogo.

  5. Filopaolo ha detto:

    Archè ha due significati: prima di tutto vuol dire principio, inizio; secondariamente e per estensione significa autorità (che infatti è l’istanza dalla quale si origina, cioè inizia, l’azione di governo). Quindi propriamente arché non vuol dire né governo (il cui ambito semantico include i concetti di attività, operatività, amministrazione, gestione), né potere (concetto dal significato troppo generico ed applicabile a situazioni molto diverse). Nel suo uso corrente di oggi però il significato del suffisso -archia si avvicina di più al concetto di governo che a quello di potere perché il potere possono averlo anche figure non istituzionli ( si pensi ad esempio al potere dei consumatori) mentre si governa solo se si ricopre una qualche carica istituzionale pubblica o privata.
    Quindi anarchia significa precisamente “senza autorità”. Nella società anarchica allora è l’autorità che manca, mentre invece gli individui continuano comunque a “governarsi” attraverso la gestione individuale o collettiva di attività di ogni tipo e ovviamente mantengono anche il loro “potere”, cioè la loro inalienabile capacità di agire.
    Saluti

    P.s. Invece del triste, incompleto e a volte approssimativo Dizionario etimologico in italiano consiglio:
    http://www.etymonline.com/
    http://www.lexilogos.com/etymologie.htm

  6. scialuppe ha detto:

    Vedo comunque che il problema principale è stato ignorato. Nell’ “etica libertaria” il rispetto per gli altri non trova posto.

  7. Filopaolo ha detto:

    Su questo punto, caro scialuppe, hai purtroppo ragione. Il concetto di rispetto dell’altro (che poi significa più semplicemente saper imporre dei limiti alla propria azione per non danneggiare il prossimo) anche per me non trova adeguato spazio nelle analisi teoriche libertarie. Ed è anche facile capire perché: un qualsiasi tipo di limitazione alle azioni degli individui può essere garantito con certezza soltanto dalla legge (che infatti in greco si dice nomos, che originariamente significava confine, limite, recinzione) e da un’autorità che la fa rispettare, ma tutto questo ovviamente confligge con l’idea suprema del libertarismo che è appunto la libertà. Io penso che l’eterna (ed irrisolvibile) aporia fra rispetto dell’altro e libertà individuale si possa risolvere positivamente soltanto nella miniarchia, cioè la minima quantità possibile di autorità combinata con la massima quantità possibile di libertà individuale. Una vera bestemmia per i libertari puri e duri.
    Saluti

  8. fabristol ha detto:

    Allora eccomi qua.
    Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Il rispetto per gli altri nell’etica libertaria è implicito nella centtralità che dà all’individuo e al concetto di base del “principio di non aggressione”. Un principio che ha come implicito riferimento la non aggressione degli altri a meno che non sia in caso difensivo. E non esiste principio più saldo e morale di questo.
    Quindi non inventiamoci baggianate caro scialuppe/luigi.
    E continui a confondere capitalismo con mercantilismo corporativista e liberismo con libertarismo e pensi che il capitalismo odierno sia un termine opposto allo statalismo quando invece è una sua costola.

  9. fabristol ha detto:

    Per Filpaolo

    Anche a te ricorda il principio base del libertarismo che è il principio di non aggressione.
    Secondo, per quanto riguarda la legge: come ho ripetuto milioni di volte libertarismo non significa anomia. La legge viene prima dello stato ed è alla base della società così come la morale viene prima della religione.
    La legge esisterà sempre fintanto che ci sarà una società formata da almeno due individui.

  10. Filopaolo ha detto:

    Siamo d’accordo che la legge esiste prima dello stato, ma non prima dell’autorità (stato e autorità non sono sinonimi: può esserci la seconda senza il primo ma non viceversa). Così come la morale esiste prima della religione, ma non prima dell’autorità religiosa (molti popoli cosiddetti primitivi non hanno una religione organizzata ma hanno tutti un’autorità religiosa).
    La legge è un accordo formale fra individui il cui rispetto prevede, nel caso in cui i reciproci obblighi previsti non vengano ottemperati, il ricorso ad un’autorità. Se l’anarchia è ciò che abbiamo convenuto che sia (cioè assenza di autorità) chi può esercitare questa azione coercitiva? Se non esiste azione coercitiva, non esiste la legge ma qualcos’altro; chiamamolo accordo informale, contratto amichevole o come ci pare, ma non legge, che è tutt’altra cosa.
    Rispetto per l’altro o principio di non aggressione, a parte la differenza di definizione, resta lo stesso problema: in una società anarchica, se io aggredisco rischio la vendetta dell’offeso nei miei confronti, che può portare ad una nuova aggressione e così via. Solo un’autorità (giudice o arbitro o pacere o come lo volete chiamare) terza ed imparziale può porre fine a questa sequenza tendenzialmente infinita. Non si scappa.
    Saluti

  11. fabristol ha detto:

    E chi ha mai detto che in una società senza stato non esistano autorità? L’errore comune (che facevo pure io anni fa) era far combaciare la triade legge-autorità-stato nella stessa cosa.
    La legge è anche privata e deriva da un’autorità privata: può essere il reoglamento interno di una compagnia o di una chiesa (diritto ecclesiastico per esempio) o di una comunità che si dà le regole da sola eleggendo dei giudici terzi.

  12. scialuppe ha detto:

    Fabristol, modera i termini. Il fatto di essere il padrone di casa non ti dà il diritto di definire baggianate le mie idee solo perchè non coincidono con le tue, un atteggiamento ben poco libertario, oltre che saccente.
    “Il rispetto per gli altri nell’etica libertaria è implicito nella centralità che dà all’individuo e al concetto di base del “principio di non aggressione”. Il principio di non aggressione per come è enunciato su wikipedia mi potrebbe anche trovare d’accordo: tuttavia non era enunciato in quanto hai scritto tu. Sostenere che ne sia una conseguenza naturale (obiezione che avevo modestamente previsto) non sta in piedi: semplicemente perchè porre l’accento sull’individuo senza aggiungere il rispetto, nella pratica, alleva esseri umani egocentrici ed egoisti pronti tranquillamente a marciare sui cadaveri altrui per il proprio vantaggio. Quello che voglio dire è che si tratta di due gambe distinte della pedagogia che devono essere coltivate separatamente, e che a mio parere è sbagliato da parte tua considerare l’una una mera appendice dell’altra. Parere mio, eh.

    “continui a confondere capitalismo con mercantilismo corporativista e liberismo con libertarismo e pensi che il capitalismo odierno sia un termine opposto allo statalismo quando invece è una sua costola”
    Guarda, proprio no.
    a) Libertarismo e liberismo: per favore indicami dove li ho confusi. Non l’ho fatto, per il semplice fatto che di liberismo non ho proprio parlato. Per inciso ricordiamoci che il significato che date voi a “libertario” non è l’unico possibile e non avete il monopolio del termine.
    b) Capitalismo, mercantilismo corporativista e “capitalismo moderno” come costola dello statalismo e contrapposto al “capitalismo” tout court. A mio parere, e sottolineo a mio parere, sei tu che ti confondi: immagini un “capitalismo” ideale, etico, contrapposto ad un capitalismo “attuale” che invece è una costola del parere statuale: una contrapposizione molto simile a quella tra socialismo reale e socialismo ideale, guarda caso. Quello che io contesto è che tale distinzione abbia senso. Il capitalismo è, per definizione, un sistema economico il cui meccanismo di base è l’accumulo di capitale. Ora, quello che dico io è che se il meccanismo di base è questo, il capitalismo in qualsiasi sua forma è intrinsecamente un sistema di rapina sia nei confronti degli altri esseri umani sia nei confronti dell’ecosistema. Sì, certo, è possibile immaginare un sistema in cui tutti i capitalisti si comportano eticamente e non buttano merda nelle falde acquifere, ma in questo caso ci si dimentica del meccanismo di selezione pr cui si diventa capitalisti. Lo diventa chi accumula capitale. È ovvio che un capitalista non etico è economicamente avvantaggiato rispetto ad uno che paga il dovuto ai dipendenti e non scarica semplicemente nell’ambiente l’inquinamento che produce: il secondo è più bello e più simpatico e ne sono perfino esistiti alcuni, ma viene fatto fuori. Fine. Se non introduci un sistema di moderazione, il tuo sistema non funziona. Per alcuni il sistema di moderazione è lo stato, per altri la lotta di classe, per altri la miniarchia.
    La situazione è simile a quella dell’evoluzione dei sistemi gravitazionali, se mi permetti: se tu hai un’equazione con il solo termine attrattivo, l’unica soluzione di equilibrio è una soluzione collassata in cui tutta la materia (nel caso delle scienze sociali, la ricchezza) è concentrata in un unico punto. Anche in soluzioni fuori dall’equilibrio, la materia tende a concentrarsi. Infatti Einstein ha introdotto nelle sue equazioni la costante cosmologica repulsiva proprio per questo. Hai bisogno di un termine repulsivo, e nelle descrizioni da te fatte fino qui tale termine non esiste, quindi è un sistema carente. Nella pratica, tale termine esiste e si chiama istinto di sopravvivenza: i subalterni ad un certo punto si ribellano e pretendono di avere accesso alle risorse (che essi stessi producono). Però ho l’impressione che tu considereresti questa pretesa sindacalismo o socialismo e non la vedresti di buon occhio. Magari sbaglio, eh.

    scialuppe/luigi

  13. fabristol ha detto:

    “Fabristol, modera i termini. Il fatto di essere il padrone di casa non ti dà il diritto di definire baggianate le mie idee solo perchè non coincidono con le tue, un atteggiamento ben poco libertario, oltre che saccente.”

    E invece è proprio per questo motivo che posso farlo, perché sono il padrone di casa. Se avessi compreso appieno il libertarismo capiresti qual è l’associazione tra proprietà e libertà.

    “tuttavia non era enunciato in quanto hai scritto tu.”

    Prima di venirmi a dire a casa mia cosa è il libertarismo avresti dovuto leggere la FAQ. Lì avresti scoperto che invece è implicito nel principio di non aggressione. Non è che devo spiegare il libertarismo in ogni post che scrivo altrimenti non avrei scritto le FAQ.
    Per quanto riguarda la tua versione del principio di non aggressione stai mettendo in un unico calderone l’etica libertaria e quella cristiana che non hanno quasi niente in comune.

    “continui a confondere capitalismo con mercantilismo corporativista e liberismo con libertarismo e pensi che il capitalismo odierno sia un termine opposto allo statalismo quando invece è una sua costola”
    Guarda, proprio no.
    a) Libertarismo e liberismo: per favore indicami dove li ho confusi. Non l’ho fatto, per il semplice fatto che di liberismo non ho proprio parlato. Per inciso ricordiamoci che il significato che date voi a “libertario” non è l’unico possibile e non avete il monopolio del termine.”

    Sei capitato in un blog di un libertarian free market anarchist. Cosa ti aspetti? Che io dia il significato tuo al termine libertario?

    “b) Capitalismo, mercantilismo corporativista e “capitalismo moderno” come costola dello statalismo e contrapposto al “capitalismo” tout court. A mio parere, e sottolineo a mio parere, sei tu che ti confondi: immagini un “capitalismo” ideale, etico, contrapposto ad un capitalismo “attuale” che invece è una costola del parere statuale: una contrapposizione molto simile a quella tra socialismo reale e socialismo ideale, guarda caso. Quello che io contesto è che tale distinzione abbia senso. Il capitalismo è, per definizione, un sistema economico il cui meccanismo di base è l’accumulo di capitale.”

    Questa è un’impsotazione marxista. Non dico che tu sia marxita ma che gli argomenti che usi derivano da Marx. Odio la parola capitalismo che infatti in questo blog leggerai mooooolto raramente. curioso che mi accusi di sostenere il capitalismo quando io non lo nomino mai. Non esiste un mercato libero dallo stato al mondo semplicemente perché non esistono territori senza stato. Ma esistono situazioni in cui lo stato è meno presente e in quel caso si chiama libero mercato. E l’accumulo di capitale è solo uno dei tanti effetti. Il libero scambio ti permette di vivere, scambiare beni a cui non hai accesso e di diversificare il lavoro. Ti consiglio di leggere questo: https://lanuovaeresia.wordpress.com/2011/10/04/anarchy-in-the-uk/

    “Ora, quello che dico io è che se il meccanismo di base è questo, il capitalismo in qualsiasi sua forma è intrinsecamente un sistema di rapina sia nei confronti degli altri esseri umani sia nei confronti dell’ecosistema.”

    Senza offesa ma se davvero riesci a dire che chi vende un prodotto e crea ricchezza ruba agli altri mentre chi ruba agli altri crea e distribuisce ricchezza c’è qualche problema di logica.
    Stammi bene.

  14. scialuppe ha detto:

    “Odio la parola capitalismo che infatti in questo blog leggerai mooooolto raramente. curioso che mi accusi di sostenere il capitalismo quando io non lo nomino mai.”

    Post precedente:

    “Perché il capitalismo, che vi ha dato il pc a 300€ e il latte a 1,40€ è merda, lo statalismo che vi toglie metà stipendio e ci ha regalato due guerre mondiali è una figata da foraggiare con i soldi di chi si fa il culo dal mattino alla sera.”

    Se questa non è un’apologia del capitalismo, non so cosa possa essere. Un minimo di coerenza, please.

    ***********************************

    “Senza offesa ma se davvero riesci a dire che chi vende un prodotto e crea ricchezza ruba agli altri mentre chi ruba agli altri crea e distribuisce ricchezza c’è qualche problema di logica.”

    Primo non ho mai detto che chi ruba agli altri crea e distribuisce ricchezza. Se ti riferisci allo stato e alla tassazione, io non sono un difensore dello stato.
    Secondo, se non riesci a capire la differenza che c’è tra lavoro (nel quale è compreso il commercio) e l’accumulo di capitale, al quale mi riferisco dicendo che è automaticamente di rapina, direi che i problemi con la logica li hai tu. O forse non hai capito bene quello che intendevo, può succedere alle menti più fulgide.

    *************************************
    “Il libero scambio ti permette di vivere, scambiare beni a cui non hai accesso e di diversificare il lavoro”
    Non è il libero scambio che ti permette questo! Il libero scambio è “solo” il sistema più efficiente per farlo: ma in mezzo ad un deserto puoi fare libero scambio di sabbia contro pietre e non ottenere nessun miglioramento. Ciò che ti permette di diversificare il lavoro è la sovrapproduzione. Ogni produttore con il proprio lavoro mantiene n>1 persone: quel che avanza permette la diversificazione del lavoro e la specializzazione. Non è Marx a dirlo, è la logica. Leggi Armi acciaio e malattie di Diamond.

    *************************************

    “Per quanto riguarda la tua versione del principio di non aggressione stai mettendo in un unico calderone l’etica libertaria e quella cristiana che non hanno quasi niente in comune.”

    No no, è proprio questa la mia obiezione. Quello che dico è che all’ “etica” “libertaria” come la descrivi tu manca proprio quella parte sul rispetto dell’altro (“pagare il giusto all’operaio”, “difendere i diritti della vedova e dell’orfano”) che il cristianesimo ha ereditato dall’ebraismo, l’ebraismo dal codice di Hammurabi e che è passato poi nella cultura occidentale ed illuminista sotto forma di quelli che comunemente vengono chiamati Diritti dell’Uomo.
    Non sto mettendo tutto nello stesso calderone: dico che nel tuo calderone questo ingrediente manca e che per questo la tua zuppa è immangiabile.

    Niente di personale.

  15. Charly ha detto:

    “Fabristol, modera i termini. Il fatto di essere il padrone di casa non ti dà il diritto di definire baggianate le mie idee solo perchè non coincidono con le tue, un atteggiamento ben poco libertario, oltre che saccente.”

    Saccente o non libertario che sia, poco importa. E’ casa sua e può fare quel che vuole. Se non aggrada basta non leggere quel che scrive.

    Tornando al post, io non tirerei in ballo il welfare state. Stanto all’Index of economic freedom 2012 del The Heritage Foundation la Danimarca è 11° dietro agli Stati Uniti, separati da un 0,1. Ovviamente il welfare State non è la robaccia italiana. Quella si chiama ruberia…

  16. fabristol ha detto:

    “Se questa non è un’apologia del capitalismo, non so cosa possa essere. Un minimo di coerenza, please.”

    E infatti non l’ho scritta io. E nella affermazione prima ho detto anche “raramente” perché è impossibile non far riferimento ad una parola che miliardi di individui usano tutti i giorni. Come da ora in poi sappi che preferisco parlare di libero mercato o di libero scambio invece che di capitalismo.

    “Ogni produttore con il proprio lavoro mantiene n>1 persone: quel che avanza permette la diversificazione del lavoro e la specializzazione.”

    E dov’è lo sfruttamento in questo? Lo dici pure tu: mantiene n>1 di persone grazie a quel surplus. Fintanto che c’è un accordo tra i due contraenti, datore e dipendente, non esiste alcun sfruttamento. Ognuno usa l’altro per i propri interessi.

  17. scialuppe ha detto:

    Infatti lo sfruttamento non è intrinseco al meccanismo di sovrapproduzione nè io l’ho mai detto! Uno schiavo, o un prigioniero di un gulag, sovraproduce ma senza ombra di dubbio è sfruttato.

    Io dico che Il sistema basato sulla sovrapproduzione funziona (nel senso che permette di specializzare e diversificare il lavoro, di avere meno lavoratori manuali e più di concetto, di produrre macchine etc: cioè funziona in senso economico, non mi sto riferendo alla possibilità di far vivere meglio chicchessia) anche quando non c’è quello che tu chiami “libero mercato”. Poi, a seconda del particolare sistema che la società si dà per organizzare la sovrapproduzione (feudalesimo, capitalismo, per tribù, socialismo, puramente schiavistico etc) lo sfruttamento può essere più o meno accentuato.

    Dire che “fintanto che c’è un accordo tra i due contraenti, datore e dipendente, non esiste alcun sfruttamento” è quella che si chiama una presa di posizione ideologica che non tiene conto della realtà sperimentale. Basta andare per strada e si trovano milioni di persone che hanno “liberamente” accettato lavori in cui sono sfruttate, perchè costrette dalle circostanze. Nessuno gli ha puntato un coltello alla gola, ma sono sfruttate ugualmente, per via della struttura sociale.

  18. fabristol ha detto:

    Per Sciauluppe

    Sei stato tu il primo a parlare di rapina del sistema capitalistico

    “Ora, quello che dico io è che se il meccanismo di base è questo, il capitalismo in qualsiasi sua forma è intrinsecamente un sistema di rapina sia nei confronti degli altri esseri umani sia nei confronti dell’ecosistema.”

    Io contesto questo: non concespico la produzione di ricchezza tra liberi contraenti come una rapina. Punto.

    “Dire che “fintanto che c’è un accordo tra i due contraenti, datore e dipendente, non esiste alcun sfruttamento” è quella che si chiama una presa di posizione ideologica che non tiene conto della realtà sperimentale. Basta andare per strada e si trovano milioni di persone che hanno “liberamente” accettato lavori in cui sono sfruttate, perchè costrette dalle circostanze. Nessuno gli ha puntato un coltello alla gola, ma sono sfruttate ugualmente, per via della struttura sociale.”

    E quindi siccome delle persone sono costrette da alte persone noi dobbiamo creare uno strumento che costringerà altre persone a non costringerle. E per finanziare questo strumento costringeremo tutti a dare una percentuale del loro lavoro. E ovviamente metteremo a capo di questo strumento delle persone elette da altre persone che assolutamente non cercheranno in alcun modo di sfruttare le altre persone che abbiamo cercato di proteggere.

  19. scialuppe ha detto:

    “non concespico la produzione di ricchezza tra liberi contraenti come una rapina”
    Primo, i contraenti sono liberi solo in una strettissima minoranza dei casi, il che fa della tua obiezione qualcosa di irrilevante. Hai una concezione intellettualistica e astratta di cosa significhi la libertà, se per te libertà è solo non essere costretti con la forza. Secondo, se due liberi contraenti decidono liberamente di scaricare i propri rifiuti tossici in una falda acquifera (cosa che succede continuamente in un sistema di libero mercato) questa È una rapina che tu lo voglia o no. Terzo, la “produzione di ricchezza”, se scendi dal mondo delle idee, necessita di capitali e strumentazioni che storicamente sono nelle mani di pochi: ossia parte da posizioni di vantaggio e conferma(tendenzialmente) le posizioni di vantaggio di pochi singoli. Le ore lavorative di un lavoratore producono molto di più di quello che viene in tasca a lui: la differenza che va a chi ha messo i capitali iniziali è in buona parte una rapina. Che tu non la concepisca come tale è un tuo problema a concepire. Punto.

    “…per finanziare questo strumento costringeremo tutti a dare una percentuale del loro lavoro..”

    Sei libero di ignorare che esistono altri tipi di risposta, non statuale e non liberomercantile, al problema della libertà: nondimeno anche se tu le ignori o fai finta di ignorarle esistono.
    Esempio che ho già postato sull’altro tuo blog:
    http://www.caffemalatesta.org/

    Comunque il tuo problema di base resta una definizione di libertà restrittiva e che io trovo al limite del ridicolo. Un contadino messicano che deve vendere il suo caffè a prezzi bassissimi ai coyotes perchè non ha accesso a mezzi di trasporto che gli permettano di raggiungere mercati dove spuntare un prezzo migliore rimarrà per sempre nel suo stato di miseria, non potrà far studiare i propri figli, non potrà studiare lui stesso. Questo è uno schiavo del sistema economico eppure per la tua definizione di libertà è un uomo libero e il contratto che fa con il coyote è un lecito accordo fra esseri liberi. Queste sono concezioni della libertà da intellettuale. Come ti ho già detto in passato, tu metti Orwell sul tuo blog ma Orwell se ne stava in mezzo ai barboni e pretendeva migliore assistenza pubblica per loro, lavorava come sguattero, denunciava le condizioni di sfruttamento dei braccianti e prese parte ad una rivoluzione armata nelle file di una formazione socialista che propugnava l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Orwell odiava gli intellettuali, e stava dalla parte degli sfruttati, di cui tu sei liberissimo di non occuparti minimamente, ma cerca di essere almeno consapevole che lui ti avrebbe considerato un servo ideologico dei nemici di classe.

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