Un esempio di un villaggio completamente privato in UK

Spesso si accusano i libertari di essere demolitori ma non propositori come accade anche nei commenti a questo post. In realtà credo che di proposte ne facciamo già abbastanza ma vorrei portarvi l’esempio di un villaggio completamente privato quin in UK che conosco bene. Un villaggio che potrebbe essere un modello per il futuro, il futuro che noi libertari vorremmo.

Bolnore Village è un quartiere privato nato negli anni 90 nella periferia di Haywards Heath, nel Midsussex. Grazie al permesso del comune molto liberale la Crest and Nicholson insieme ad un gruppo di altri costruttori edili spese  70 milioni di sterline per costruire 1600 case (e altre mille sono in costruzione). Il risultato fu che in pochi anni quasi 5000 residenti si sono spostati a vivere qui. Quando si entra a Bolnore sembra di entrare in un qualsiasi altro villaggio inglese; se qualcuno non ve l’avesse detto non avreste mai creduto che tutto questo è stato costruito da un privato. Le strade dove passate con la vostra macchina sono private ma ci potete passare senza nessun problema (e questa è la risposta a chi pensa che una città privata ci siano cancelli alti sei metri col filo spinato e l’esercito privato all’esterno coi fucili puntati su di voi) anche se non siete gli abitanti. I marciapiedi, le fogne, i giardini, i parchi, la piazza principale con il supermercato, i negozietti e le panchine. C’è anche la City Hall dove la comunità può riunirsi per organizzare eventi. Una scuola elementare privata e presto passerà pure la ferrovia e costruiranno una stazione dei treni (statale ma con treni privati come nel resto dell’UK). Mancano solo le guardie private e i pompieri privati ma in compenso a pochi chilometri ci sono due cliniche private (ma in Italia siete abituati a pensare che nella clinica privata ci vadano solo i ricchi).

Eh, chissà quanto costerà vivere in questo paradiso! direte voi. Be’ non ci crederete mai ma i prezzi sono identici a quelli delle case del centro nel suolo pubblico (e ve lo posso dimostrare facilmente) e ci sono case per tutti i gusti e i portafogli: dagli appartamenti studio-flat per single o studenti a 60-70,000 sterline agli appartamenti con due-tre stanze intorno ai 150,000, dalle case con due stanze a 200,000 per poi andare su fino a case da 550,000 sterline. Ho conosciuto giovani coppie e single che fanno lavori da dipendenti che vivono lì e sono felicissimi e soddisfatti. Come è possibile che abbiano tutti questi servizi, tutto perfetto e pulito? Per stare a Bolnore Village bisogna pagare 250 sterline all’anno di servizi. In compenso il comune di Haywards Heath chiede in aggiunta 1550 sterline di servizi. I numeri parlano da soli ovviamente.

E non è finita qui perché intorno a Haywards Heath ci sono altri development più piccoli ovviamente ma che comunque cercano di competere con Bolnore. Abbiamo Taylor Wimpy, Linden Homes e Charles Church. Tutti  piccoli quartieri privati che chiedono una tassa per i servizi. A pochi chilometri a sud c’è un altro paese privato con ospedale, chiesa e altri servizi annessi. E’ l’immenso retirement village alle porte di Burgess Hill. Migliaia di vecchietti che vivono in uno splendido parco gestito da privati (mi pare sia una chiesa che lo gestisce).

Ecco, questo è un abbozzo di una società libertaria che io vorrei. Ogni quartiere che si autoorganizza intorno ad un complesso edile privato, dove tutti pagano i servizi della comunità, dove si può scegliere in quale quartiere abitare in base ai servizi e ai propri bisogni. In un mondo del genere ci potrebbero essere compagnie che si specializzano a costruire solo per la classe mediobassa, la classe media, altri per professionisti altolocati, altri solo per ricchi. E per attrarre i clienti offrono servizi sempre migliori, come la sicurezza, assicurazione sanitaria, istruzione ecc. ecc. Non esistono sindaci, consigli comunali, autoblu, elezioni, niente di tutto questo. Al posto delle elezioni ci sono le vendite delle case e la competizione tra i developers.

Questo si chiama società di diritto privato (come direbbe Hoppe) e funziona benissimo qui in UK nonostante sia parallela alla società che si basa sul pubblico (che non è altro che un enorme privato monopolista).

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28 risposte a Un esempio di un villaggio completamente privato in UK

  1. Ciao fabristol, scusa, non vorrei sembrare quello che va a cercare il pelo nell’uovo, ma non mi sembra che tale villaggio privato sostituisca in toto lo stato, sbaglio? tipo: l’amministrazione della giustizia; oppure una università; e così via.
    Insomma, non credo che tu possa fare un paragone uno a uno con lo stato, al massimo con un piccolo comune. Detto questo, io non ci vedo niente di male in questi esperimenti, anzi, ben vengano! Se si dimostrano migliori dell’organizzazione tipica di un piccolo comune, potrebbero in effetti essere un modello da seguire. Il fatto però che questi esperimenti funzionino bene, non significa (ancora) che abbiano valore universale di “modello” per il resto dell’umanità.

    Tornando a quello che dicevo sul commento all’altro post: forse ho posto troppe questioni tutte in una volta. Ma una tua risposta in particolare mi convince pochissimo; quando dici che i monopoli non sono un problema. In realtà, per centinaia di anni, a partire da Adam Smith, economisti liberali hanno discusso prima e provato matematicamente poi la perniciosità dei monopoli per il modello ideale di mercato. Forse un mercato reale non ha di quei problemi? Sai indicarmi almeno un economista libertario con dimostri con argomento convincente il fatto che i monopoli non sono un problema?

    L’altro argomento a cui non trovo risposta è l’amministrazione della giustizia e l’esistenza delle leggi. Esistono le leggi in un mondo libertario, o solo contratti di natura privatistica? In entrambi i casi: chi si occupa di fare rispettare le leggi e/o i contratti?

  2. lector ha detto:

    Come era solito affermare il mio docente di diritto penale societario, Ennio Fortuna, ex Procuratore Generale della Repubblica di Venezia, una società potrebbe funzionare benissimo anche senza diritto penale, se il diritto civile (ossia il diritto privato) fosse applicato in maniera corretta. E se lo diceva lui, c’è da crederci.
    In Italia una città totalmente privata ce l’abbiamo ad Albarella, un’isola turistica alla foce del Po.
    Infatti, una società dovrebbe essere amministrata né più né meno che come un condominio. Il problema, da noi, è che l’amministratore condominiale si pappa i soldi con cui dovrebbe provvedere al riscaldamento, alla luce, alle pulizie, all’ascensore, alle manutenzioni, al giardino.

  3. @lector: guarda, vengo ieri da una riunione di condiminio, in cui ho fatto una richiesta più che legittima di applicazione di un articolo del regolamento di condominio. Per poco mi mangiavano: hanno comunciato a dire che il regolamento non valeva un fico secco, che era vecchio (del ’72) che chissà chi l’aveva firmato, che loro non l’avevano mai visto, e infine qualcuno ha proposto di modificarlo lì per lì.
    Se, come sento dire, scene del genere si ripetono in quasi ogni condominio italiano, allora siamo a posto.

  4. fabristol ha detto:

    “non mi sembra che tale villaggio privato sostituisca in toto lo stato, sbaglio? tipo: l’amministrazione della giustizia; oppure una università; e così via.”

    Infatti non li ho nominati e NON ho detto che Bolnore ha tutti i servizi equivalenti di uno stato.
    Per rispondere anche alla tua domanda sulle leggi, giustizia ecc.: le leggi vengono prima dello stato così come la morale viene prima dell’invenzione della religione. Un numero maggiore di uno individui segue sempre la legge. La società si fonda sulla legge che questa sia scritta, pubblica, privata o orale (i codici di comportamento di molte società primitive e non, vedi il codice barbaricino). La legge può essere accordata dai privati; Bolnore village ha le sue leggi interne e se avesse la sua sicurezza privata farebbe rispettare quella legge. Ci sono regolamenti all’interno delle compagnie private, delle associazioni, delle chiese ecc. Esiste il diritto ecclesiastico che non è altro che diritto di natura privata. Ogni gruppo, compagnia o cheisa ha i suoi regolamenti. Si chiama diritto policentrico. Pensa al Rinascimento o ancor prima all’Italia dei comuni: ogni comune, ogni signoria aveva le sue leggi e all’interno di ogni comune c’erano leggi delle comunità religiose, cattolici e ebrei avevano loro leggi. Le compagnie delle indie olandesi avevano le loro leggi interne, i loro giudici e i loro eserciti per far rispettare queste leggi sui loro territori, Eppure non c’era nessuno stato.

    Sul monopolio: il libertarismo non è liberalismo (infatti Adam Smith non era libertario era liberale). Il libertarismo non ha alcuna missione purificatrice della società o del mercato. E’ solo una teoria politica che ti descrive il mondo, non lo vuole modificare o dirigere verso una direzione. Questa è la parte più difficile da capire del libertarismo. E’ un muro concettuale che si abbatte solo dopo anni e anni.
    Primo: il monopolio è un problema solo in alcuni casi; secondo, anche se fosse un problema cosa cambierebbe rispetto ad oggi dove lo stato ha il monopolio su quasi tutto? A volte non capisco questo passaggio logico: la gente ci contesta tutte le brutture che esistono già oggi con lo stato. Insomma non vi sto offrendo il paradiso ma almeno evitate di difendere quello che esiste ora, ben lontano da un paradiso!

  5. Pingback: un villaggio completamente privato in UK

  6. lector ha detto:

    @–>Giuseppe Lipari
    La similitudine si riferiva all’atteggiamento che ciascuno di noi deve avere nei confronti dell’amministrazione della cosa pubblica. Presumo che tu non ti sogneresti mai, nel tuo condominio, di andare a divellere gli estintori sulle scale, sputare nell’androne, fare la pipì nel mezzanino, ecc. ecc. Così come, se scoprissi che l’amministratore, invece di utilizzare le contribuzioni dei condomini per la gestione del condominio, si compra la villa a Capri, non esisteresti: 1) a cambiare l’amministratore; 2) a denunciarlo alla magistratura. Se fossimo in un contesto privo di magistratura, perché totalmente privatistico, i condomini si organizzerebbero per punire altrimenti il loro amministratore. Per continuare nella metafora, gli abusi dell’amministratore derivano dalla pigrizia degli stessi condomini, i quali, piuttosto che impegnarsi direttamente nel controllo delle cose loro, delegano o rinunciano all’esercizio del suddetto controllo. Quando tale delega raggiunge il proprio apice e diventa irrevocabile, si ha la dittatura.

  7. @lector: “Se fossimo in un contesto privo di magistratura, perché totalmente privatistico, i condomini si organizzerebbero per punire altrimenti il loro amministratore.”
    Scusa, questo mi fa suonare un campanello d’allarme. Come si organizzerebbero? Ognuno libero di farsi giustizia da solo? Non si tornerebbe così alla legge del “tutti contro tutti”?

    Ti dirò: abbiamo un problema serio nel nostro condominio (un problema diverso da quello che ho raccontanto prima): una persona uscita di senno che non vuole pagare (schizofrenico paranoico da ormai molti anni), e che ha già aggredito delle persone. In un contesto in cui non esiste la magistratura, avremmo il diritto di “farlo fuori”? Non credo intendi questo, e allora non capisco.

  8. fabristol ha detto:

    “Scusa, questo mi fa suonare un campanello d’allarme. Come si organizzerebbero? Ognuno libero di farsi giustizia da solo? Non si tornerebbe così alla legge del “tutti contro tutti”? ”

    No. L’errore comune è quello di pensare che la giustizia sia prerogativa dello stato quando invece può essere delegata a qualsiasi organizzazione o compagnia. Farò due esempi storici per far capire che la giustizia privata esiste, poi dirò come si può organizzare nel presente.

    VOC: compagnie delle indie orientali olandese era la più grande megacorporazione del 1600 e una delle più grandi della storia. Amministrava territori, aveva un esercito di 10000 uomini e aveva 50000 dipendenti. All’interno delle sue terre (private) e tra i suoi dipendenti amministrava la giustizia, i tribunali e tutto quello che serve in una società umana. Durò 200 anni poi andò in bancarotta a causa della corruzione interna. (sto facendo un post su libertarianation per questa settimana su questo).

    Chiesa Cattolica: forse il caso più studiato e conosciuto. La chiesa cattolica è un’altra megacorporazione che ha i suoi tribunali, giudici, avvocati e un tempo le sue prigioni. Metodi discutibili in molti casi ma non tanto lontani da quelli coevi statali. Nonostante la Chiesa avesse un suo stato la sua extraterritorialità all’interno di altri stati la rendeva di fatto una compagnia privata in grado di amministrare la sua giustizia tra i suoi aderenti da sola.

    Nel Regno dìItalia c’era una figura, il cosiddetto giudice conciliatore simile all’odierno giudice di pace nominato a livello comunale che dirimeva cause di diritto civile e penale. I proprietari di Bolnore con i rappresentanti dellc omunità potrebbero nominare un giudice conciliatore privato. Una persona conosciuta per la sua imparzialità che ha tutto l’interesse ad avere una buona reputazione di imparzialità così può essere assunto dai vari villaggi e comuni.
    La sicurezza è scelta dai proprietari di Bolnore e i cittadini possono scegliere se essere protetti da tale compagnia di sicurezza privata oppure no. Come già succede oggi in tante realtà private. Non so da te ma a Cagliari i vigilantes notturni privati sono pagati dai commercianti per controllare i loro negozi di notte.

    So già quale sarà la tua risposta: ma come possiamo garantire l’imparzialità del giudice e della polizia privata? E io ti rispondo come sempre: e chi te la garantisce adesso? Magistratura e polizia NON sono imparziali nel nostro mondo ma nel mio mondo ideale poiché ci sono tante magistrature e tante polizie in competizione solo chi dà il miglior servizio verrà scelto dai cittadini.

    Ricordati che lo Stato è un enorme proprietario privato come lo è il proprietario di Bolnore village ma nel primo caso lo stato ha il monopolio della violenza, nel secondo no.

  9. Fabristol: a questo punto distingui fra stato e società. Per me la compagnia delle indie era praticamente uno stato da molti punti di vista. Lo stesso dicasi per i comuni toscani del rinascimento: tutt’ora vengono definiti “città stato”. Non parliamo dello “stato vaticano” e dell’influenza che aveva in tutta europa, e dei conflitti con l’impero e con gli altri stati. Quindi, definiscimi quanto più precisamente possibile cosa sia una società e cosa sia uno stato.

    Secondo me, Bolnore village non ha il monopolio della violenza, perché c’è uno stato dietro, e quindi non può legalmente averla. Ma se non ci fosse alcuno stato, dovrebbe avere un qualche modo di difendersi, quindi un po’ di violenza dovrebbe essere in grado perlomeno di minacciarla nei confronti degli altri.

    Se il modello di libertarianesimo è la città stato toscana del rinascimento, boh, non mi sembra poi tanto allettante. I cittadini pagavano le tasse al principe e si andava in guerra per un nonnulla. Che mi permetterebbe di fare rispetto ad oggi? (Naturalmente, quest’ultima mia frase è una provocazione, non vi offendete, eh 🙂 ).

    In quanto a “magistrature in competizione fra loro”, prego elaborare. Io faccio un contratto con un altra persona. Poi quell’altro viene meno ai termini del contratto, ed è mia intenzione rivalermi. A chi mi rivolgo? Vado sull’elenco e scelgo volta per volta il giudice migliore? E come faccio a essere sicuro che la mia controparte accetterà quel giudice? Secondo me, c’è un’alta probabilità che si faccia a botte e vince il più forte.

  10. fabristol ha detto:

    “Fabristol: a questo punto distingui fra stato e società. Per me la compagnia delle indie era praticamente uno stato da molti punti di vista. Lo stesso dicasi per i comuni toscani del rinascimento: tutt’ora vengono definiti “città stato”. Non parliamo dello “stato vaticano” e dell’influenza che aveva in tutta europa, e dei conflitti con l’impero e con gli altri stati. Quindi, definiscimi quanto più precisamente possibile cosa sia una società e cosa sia uno stato. ”

    Infatti tecnicamente non c’è alcuna differenza. Lo stato nasce quando un capotribù prende il potere e il suo clan prnede il sopravvento su un territorio e sulle pesone che ci abitano. Non è un caso che noi libertari diciamo che tra stato e mafia non c’è alcuna differenza: infatti il secondo è l’antenato del primo. Quindi da questo punto di vista lo stato è un privato che gestisce la sua proprietà privata. Infatti la proprietà pubblica non esiste. Lo stato dà in concessione la sua proprietà ad altri ma rimane sempre sua.
    C’è una differenza però tra uno stato e una compagnia privata odierna: lo stato sfrutta e parassita un territorio senza produrre ricchezza mentre la compagnia ottiene le sue ricchezze soprattutto dal commercio. La compagnia delle indie infatti nonostante tassasse i suoi cittadini localmente per i servizi costruiva la sua flotta e i suoi porti coi soldi del commercio! E non colonizzava l’entroterra ma solo la costa per poi commerciare con i regni indigeni.

    “Se il modello di libertarianesimo è la città stato toscana del rinascimento, boh, non mi sembra poi tanto allettante. I cittadini pagavano le tasse al principe e si andava in guerra per un nonnulla. Che mi permetterebbe di fare rispetto ad oggi?”

    Pagheresti solo il 10% di tasse e non il 50% e non andresti in guerra perché la coscrizione era molto rara nel Rinascimento. I principi preferivano ingaggiare mercenari.

    Come riporta Rothbard in Anatomia dello stato (consiglio di leggerlo!) riportando Veale:

    “the rich burghers and merchants of medieval Italy were too busy making money and enjoying life to undertake the hardships and dangers of soldiering themselves. So they adopted the practice of hiring mercenaries to do their fighting for them, and, being thrifty, businesslike folk, they dismissed their mercenaries immediately after their services could be dispensed with. Wars were, therefore, fought by armies hired for each campaign. . . . For the first time, soldiering became a reasonable and comparatively harmless profession. The generals of that period maneuvered against each other, often with consummate skill, but when one had won the advantage, his opponent generally either retreated or surrendered. It was a recognized rule that a town could only be sacked if it offered resistance: immunity could always be purchased by paying a ransom. . . . As one natural consequence, no town ever resisted, it being obvious that a government too weak to defend its citizens had forfeited their allegiance. Civilians had little to fear from the dangers of war which were the concern only of professional soldiers.”

  11. Mah. Leggerò prima o poi, però certe affermazioni come “Civilians had little to fear from the dangers of war” mi lasciano perplesso, ma magari sono io che mi sbaglio. Tipo: i pisani non è che fossero molto contenti quando Firenze venne a dominare Pisa, così come i vicini di Pisa non erano molto contenti quando i Pisani facevano i pirati (“meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”); il conte Ugolino non morì di vecchiaia; i valdesi furono tutti bruciati; le contese religiose nel centro europa non prevedevano il salvataggio dei civili; ma magari mi è sfuggito qualcosa 🙂

    Ma a parte tutto: “lo stato sfrutta e parassita un territorio senza produrre ricchezza”; beh, molti stati in effetti fanno così. Io non difendo lo stato a priori, ne credo sia la migliore forma possibile di associazione; sto solo cercando di capire se è possibile liberarsi dallo stato tout court, ma tu adesso mi stai proponendo di eliminare gli stati per mettere dei privati o delle società. Non esiste proprietà pubblica, mi dici; solo proprietà privata.

    Ma la proprietà privata di una società di individui è privata alla società, ma condivisa fra tutti gli individui che fanno parte della società. E quindi, tutti i componenti della società hanno diritti su di essa, in proporzione alle loro quote nella società, e hanno doveri nei confronti degli altri membri della società. E’ questo il “contratto sociale”, niente di più. La società stabilirà delle leggi per regolare la proprietà condivisa; e avrà dei mezzi (più o meno violenti) per far rispettare tali leggi; raccoglierà tasse (chiamiamoli costo dei servizi) e distribuirà utili, in forma monetaria o tramite servizi. Si confronterà con altre società in competizione più o meno violenta, tramite mercenari (poco affidabili) o tramite coscrizione (se necessario e in caso di pericolo). Ancora non vedo la distinzione con lo stato; si tratta di società stato, proto-moderne, non ancora complicate come quelle odierne, ma per me si tratta di stati.

    Ti dirò cosa penso io. Io ambisco a un mondo senza il concetto di nazionalità. La globalizzazione secondo me prima o poi ci porterà a considerare la possibilità di fare una federazione mondiale di “stati leggeri”, in competizione/collaborazione tra di loro. Il punto di rottura si avrà quando sarà possibile scegliersi la nazionalità, e cambiarla a piacere durante il corso della propria esistenza; e quando cadranno finalmente tutte le frontiere. A quel punto sarà possibile scegliersi la società che più ci aggrada. A quel punto, forse, avremo qualcosa che si avvicinerà al vostro/nostro libertarianesimo. Potrebbe essere un obiettivo del libertarianesimo? Ci ho azzeccato?

  12. Filopaolo ha detto:

    Meravigliosa l’idea delle magistrature in competizione. Cioè, fammi capire: io potrei scegliere da che giudice andare? Ovviamente sceglierei quello che presumo mi dia ragione. (Ma chissa se l’altra parte in causa sarebbe d’accordo.) E questa tu la chiameresti amministrazione della giustizia? Potersi pagare il giudice che ti da ragione? Il mondo del Berlusca finalmente esteso a tutti!
    Non so, devo essere rimasto molto indietro rispetto alle più recenti riflessioni sull’argomento. Certo è che quando frequentavo i circoli anarchici, se avessi proposto un’idea simile, mi avrebbero preso tutti per il culo alla grande. (No, non c’era nessun comunista sotto mentite spoglie, tra gli anarchici che frequentavo).
    Saluti

  13. fabristol ha detto:

    Calma Filopaolo, non c’è bisogno di fare tanto lo spiritoso su concetti su cui hanno pensato e scritto decine di autori libertari per più di 50 anni.
    Purtroppo il discorso è troppo lungo ma se capisci l’inglese sono sicuro che cambierai idea ascoltando le parole di Friedman:

    Per quanto riguarda i tuoi circoli anarchici, credo che avrai capito che sono un free-market anarchist e individualista non un anarchico come lo intendi tu.

  14. fabristol ha detto:

    “Ti dirò cosa penso io. Io ambisco a un mondo senza il concetto di nazionalità. La globalizzazione secondo me prima o poi ci porterà a considerare la possibilità di fare una federazione mondiale di “stati leggeri”, in competizione/collaborazione tra di loro. Il punto di rottura si avrà quando sarà possibile scegliersi la nazionalità, e cambiarla a piacere durante il corso della propria esistenza; e quando cadranno finalmente tutte le frontiere. A quel punto sarà possibile scegliersi la società che più ci aggrada. A quel punto, forse, avremo qualcosa che si avvicinerà al vostro/nostro libertarianesimo. Potrebbe essere un obiettivo del libertarianesimo? Ci ho azzeccato?”

    D’accordissimo!
    Quella che tu descrivi assomiglia molto alla panarchia. Ed è una delle mie preferite. 😉

  15. lector ha detto:

    @–>Giuseppe Lipari
    Non è che Stato eserciti la giustizia in virtù d’una consegna soprannaturale pervenutagli direttamente da dio, come si pensava generalmente una volta: da dio —> al papa —> al re.
    Lo Stato esercita il proprio compito di mantenere l’ordine costituito in virtù d’un mandato che i cittadini gli assegnano: ciascuno di noi rinuncia a farsi giustizia da solo e lo Stato la esercita in nome e per conto dei cittadini (ad esempio “In nome del popolo italiano”). Qualora lo Stato risulti inefficiente nell’esercizio di questa come di altre funzioni, i cittadini, in linea teorica, avrebbero tutto il potere (il mandante può in qualsiasi momento sostituirsi al mandatario) di riprendersi il diritto di farsi giustizia da soli. Come venga materialmente esercitata detta giustizia, dipende poi esclusivamente dal contesto storico e culturale, in cui si è chiamati ad esercitarla, indipendentemente da chi debba esercitarla (lo Stato o i cittadini altrimenti organizzati). Ci sono tutt’oggi contesti nei quali, pur essendo lo Stato unico soggetto legittimato alla somministrazione delle pene, esse non si differenziano molto da quelle che venivano impartite nei tempi antichi, con ampio uso della tortura, delle mutilazioni, delle percosse, delle privazioni fisiche del più diverso tipo. Ciò, ribadisco, non dipende da chi amministra la giustizia, bensì dalla sensibilità che un certo nucleo umano dimostra rispetto al contenuto di detta giustizia.
    P. S. Una chiosa: “Non è un caso che noi libertari diciamo che tra stato e mafia non c’è alcuna differenza: infatti il secondo è l’antenato del primo.”. Infatti, per certi versi, io non me la sento di deplorare tout-court l’affidamento che certe comunità del meridione d’Italia fanno nell’organizzazione mafiosa che controlla il loro territorio. Nella totale assenza dello Stato, essi si rivolgono all’unico soggetto che effettivamente detiene il potere in quel contesto, attribuendogli una sorta di mandato. Ne ricavano la possibilità di vivere senza doversi continuamente difendere da aggressioni di chicchessia, una possibilità di reddito che altrimenti non avrebbero, una “tranquillità” che lo Stato non sarebbe assolutamente in grado di assicurare loro. Come tutto, però, anche questa forma di socialità ha il suo prezzo.

  16. lector ha detto:

    @–>Filopaolo
    Non è che vai dal “giudice che ti dà ragione”. L’istituto della giustizia privata esiste anche nel nostro codice di procedura civile e si chiama “arbitrato” (cpc. arrt. 806-840). Esso è perfettamente lecito e i lodi emanati dal collegio arbitrale hanno lo stesso valore di una sentenza di primo grado che, come tale, può essere appellata e portata fino in Cassazione. Per accedere all’arbitrato è sufficiente che le parti in causa sottoscrivano un accordo per la nomina degli arbitri. Se tale istituto viene poco utilizzato nell’amministrazione della giustizia comune (ah, dimenticavo: nel nostro diritto, si può usare solo in alternativa al giudice civile, non a quello penale) è dovuto al suo costo elevatissimo. I grandi gruppi (tipo Berlusconi-De Benedetti, lodo Mondadori), che non hanno problemi di costi e privilegiano la celerità del giudizio, ne fanno uso abituale. Infine, l’arbitro privato può essere corrotto, né più né meno del magistrato ordinario, cosa peraltro e purtroppo assai frequente in quest’Italia di ladri. Come c’insegna Previti, vi sono avvocati che debbono la loro fama più che alle proprie capacità giuriche, alle proprie doti d’intrallazzo.

  17. fabristol ha detto:

    Per Filopaolo

    consiglio anche questa serie di video (3 video) che spiegano come giustizia e sicurezza possano funzionare in un contesto di mercato libero.

  18. vincenzo ha detto:

    @ lector
    Concordo pienamente sul fatto che lo stato esercita la giustizia, e tutto il resto, su mandato dei cittadini. E questo per il semplice fatto che i cittadini esistono prima dello stato.
    Tempo addietro lessi in libro, non ricordo quale, come funziona, più o meno da sempre, la società cinese, di cui noi spesso vediamo solo i lati autoritari ma non tutto il resto. La cosa, quando la lessi, mi meravigliò ma poi mi è stata confermata da un mio collega cinese che ora vive negli USA (non è un dissidente, è solo andato negli USA e ne è diventato cittadino perché ha trovato un lavoro migliore, e infatti va regolarmente in Cina durante le vacanze).
    Per farla breve il popolo cinese ha sempre delegato in toto al Capo, sia che fosse l’Imperatore o in tempi recenti il Partito, l’esercizio del potere con il chiaro patto che, se non avesse lavorato per il bene di tutti, sarebbe stato cacciato anche con la forza bruta. Infatti le varie dinastie si sono succedute a seguito di sanguinose rivolte popolari, il PCC è andato al potere dopo una rivoluzione, l’aperura al mercato è seguita ai fatti di Tien An Men (abbiamo visto in tv gli studenti affrontare i carri armati ed esserne repressi, ma non sappiamo quanti funzionari di partito abbiano poi fatto una brutta fine).
    Detto questo non voglio certo affermare che dovremmo fare come i cinesi; come qualcuno ha scritto in Italia siamo sempre stati troppo impegnati a farci i fatti nostri che abbiamo anche delegato le guerre ai mercenari. Dico piuttosto che sarebbe una cosa opportuna che i cittadini si interessassero veramente, e non solo a chiacchiere, al funzionamento di quell’ente, quale che esso sia, cui delegano l’amministrazione.
    Negli anni ’50 e ’60 l’Italia funzionò abbastanza bene perché i partiti di massa avevano milioni di iscritti che partecipavano attivamente alla vita politica. Ne risultava una selezione della classe dirigente più efficace. Non c’era cooptazione.
    Citando il commento di altri, se i condomini non vigilano, l’amministratore scappa in Brasile con i soldi del condominio (è successo a mio fratello; tra l’altro l’amministratore manco se li è goduti perché, stando con la giovane carioca con cui era scappato, s’è beccato un bell’infarto che l’ha lasciato stecchito; la carioca ancora ringrazia sentitamente). Oppure agli azionisti di una azienda che dimenticano di vigilare sui manager i quali, giustamente dal loro punto di vista, prima si assegnano bonus milionari, e poi fanno fallire l’azienda.

  19. vincenzo ha detto:

    @ lector
    Concordo pienamente sul fatto che lo stato esercita la giustizia, e tutto il resto, su mandato dei cittadini. E questo per il semplice fatto che i cittadini esistono prima dello stato.
    Tempo addietro lessi in libro, non ricordo quale, come funziona, più o meno da sempre, la società cinese, di cui noi spesso vediamo solo i lati autoritari ma non tutto il resto. La cosa, quando la lessi, mi meravigliò ma poi mi è stata confermata da un mio collega cinese che ora vive negli USA (non è un dissidente, è solo andato negli USA e ne è diventato cittadino perché ha trovato un lavoro migliore, e infatti va regolarmente in Cina durante le vacanze).
    Per farla breve il popolo cinese ha sempre delegato in toto al Capo, sia che fosse l’Imperatore o in tempi recenti il Partito, l’esercizio del potere con il chiaro patto che, se non avesse lavorato per il bene di tutti, sarebbe stato cacciato anche con la forza bruta. Infatti le varie dinastie si sono succedute a seguito di sanguinose rivolte popolari, il PCC è andato al potere dopo una rivoluzione, l’aperura al mercato è seguita ai fatti di Tien An Men (abbiamo visto in tv gli studenti affrontare i carri armati ed esserne repressi, ma non sappiamo quanti funzionari di partito abbiano poi fatto una brutta fine).
    Detto questo non voglio certo affermare che dovremmo fare come i cinesi; come qualcuno ha scritto in Italia siamo sempre stati troppo impegnati a farci i fatti nostri che abbiamo anche delegato le guerre ai mercenari. Dico piuttosto che sarebbe una cosa opportuna che i cittadini si interessassero veramente, e non solo a chiacchiere, al funzionamento di quell’ente, quale che esso sia, cui delegano l’amministrazione.
    Negli anni ’50 e ’60 l’Italia funzionò abbastanza bene perché i partiti di massa avevano milioni di iscritti che partecipavano attivamente alla vita politica. Ne risultava una selezione della classe dirigente più efficace. Non c’era cooptazione.
    Citando il commento di altri, se i condomini non vigilano, l’amministratore scappa in Brasile con i soldi del condominio (è successo a mio fratello; tra l’altro l’amministratore manco se li è goduti perché, stando con la giovane carioca con cui era scappato, s’è beccato un bell’infarto che l’ha lasciato stecchito; la carioca ancora ringrazia sentitamente). Oppure agli azionisti di una azienda che dimenticano di vigilare sui manager i quali, giustamente dal loro punto di vista, prima si assegnano bonus milionari, e poi fanno fallire l’azienda.

    —–
    Ripostato, precedente e-mail sbagliata

  20. Alberto ha detto:

    Trovo il tema delle comunità private estremamente interessante, tanto che probabilmente ci scriverò sopra la tesi 🙂 Da qualche anno, a livello accademico, se ne inizia a parlare anche in Italia finalmente, dopo che la letteratura anglosassone se ne occupa ormai da decenni. Aggiungo solo che realtà come quelle descritte nell’articolo sono estremamente frequenti negli USA, anche grazie ad un diverso sistema amministrativo (oltre che ad una diversa “mentalità”). Grazie per il bell’articolo 🙂

  21. Filopaolo ha detto:

    @ lector

    Quello dell’arbitrato è un istituto previsto dal nostro ordinamento giuridico indipendentemente dal momento in cui può essere usato ed il giudice viene scelto indipendentemente dalla volontà degli interessati. L’arbitrato prospettato da Fabristol invece viene messo in piedi ad hoc dalle parti in causa e per giudicare il singolo caso. Possibile che non riusciate a comprendere i rischi di totale parzialità e dipendenza dai fattori contingenti di questo meccanismo?

    La mafia comanda in molte zone d’Italia, non perché lì non c’è lo stato e la mafia supplisce alla sua mancanza ma perché la mafia occupa totalmente le strutture dello stato. Con il risultato che, in questi posti, di stato ce n’è anche troppo.

    @ Fabristol

    La visione prospettata dai video di una comunità di individui nella quale i più forti accettano di non sopraffare i più deboli ma di affidarsi ad un arbitro è francamente del tutto irrealistica. So di ripetermi, ma il problema sta tutti qui. Fingere una ingenua fiducia nelle buone maniere dell’essere umano è una strategia argomentativa davvero debole e difficilmente convincente.
    Anzi, la sua ipocrisia populista, la sua retorica dei buoni sentimenti competono degnamente con la marxiana a-ciascuno-secondo-i-suoi-bisogni-da-ciascuno-secondo-le-sue-capacità.
    Saluti

  22. lector ha detto:

    @–>Filopaolo
    “Quello dell’arbitrato è un istituto previsto dal nostro ordinamento giuridico indipendentemente dal momento in cui può essere usato ed il giudice viene scelto indipendentemente dalla volontà degli interessati.”
    Scusa, ma non capisco l’osservazione. Due parti litigano; per un confine, una spesa condominale, il costo dell’idraulico, un conflitto di qualsivoglia natura, che non abbia natura penale. Hanno due alternative: o una delle due cita l’altra in giudizio, di fronte al “giudice naturale precostituito per legge”, secondo i normali criteri di compentenza per materia, luogo e valore, oppure sottoscrivono un accordo e deferiscono l’oggetto della contesa a un collegio arbitrale che, usualmente, viene nominato (ossia messo in piedi ad hoc dalle parti in causa e per giudicare il singolo caso) in questi termini: ciascuna delle parti nomina il proprio arbitro e queste, di comune accordo, procedono alla nomina del presidente oppure, in caso di disaccordo sul nominativo, prevedono che la scelta del presidente sia demandata a una qualsiasi autorità terza, tipo il Presidente del Tribunale di Cannicatì, il Presidente della Camera di Commercio di Voghera, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Montefiascone. Le parti, infine, solitamente si impegnano a rispettare reciprocamente il contenuto del lodo (è il nome che si dà alla “sentenza” del collegio arbitrale), rinunciando ad impugnarlo. In caso contrario, il lodo è soggetto a pubblicazione, come una normale sentenza, e contro di esso è ammesso appello di fronte Corte d’Appello della circoscrizione in cui è stato pronunciato.
    Non colgo la differenza rispetto a quel tribunale privato di cui parla Fabristol, tant’è che la proposta originaria sulla c.d. “mediazione obbligatoria” prevedeva che tutte le cause civili, fino a un certo valore, non andassero più di fronte al giudice bensì in camera arbitrale, ossia di fronte alla “giustizia privata”. La proposta così com’era originariamente formulata è stata respinta, per evidente incostituzionalità rispetto alla previsione dell’art. 25 Cost., e la sua formulazione attuale prevede sì l’obbligo di mediazione obbligatoria, ma senza effetti vincolanti per le parti (ossia, solo un costo in più). Ciò a fronte delle milioni di cause pendenti nei tribunali civili.

  23. Filopaolo ha detto:

    Non mi risulta che l’istituto dell’arbitrato possa prevedere che io possa scegliere, ad esempio, mia nonna o un caro amico con la motivazione che li giudico essere persone sagge e ragionevoli. L’arbitrato dei video proposti da Fabristol, teoricamente sì. Inoltre la legge mi obbliga a scegliere tra il tribunale ordinario e l’arbitrato. Nella gioconda comunità di Fabristol non ho nessun obbligo di farlo e, se sono abbastanza forte, posso pure fregarmene del biasimo sociale e delle rappresaglie dell’offeso. Tutto qui.
    Saluti

  24. lector ha detto:

    @—>Filopaolo
    Magari tua nonna no, né il caro amico, entrambi per motivi legati alla parzialità, ma il ciabattino che lavora nel sottoscala del tuo condominio sì, se lo reputi persona saggia e ragionevole.
    In ogni caso, anche quella pubblica, il più delle volte, è solo un simulacro di giustizia, dove spesso vince chi può avvalersi degli avvocati migliori e più cari.
    Nel diritto longobardo, assieme al guidrigildo, alla faida, all’ordalia, alla wadia e altro, sussisteva anche l’usanza, per il povero che venisse offeso da un potente, di rinunciare alla propria autonomia e di mettersi sotto l’egida di un altro potente, che provvedeva per lui a rendergli vendetta, costringendo con la propria autorità o con la forza, controparte al risarcimento. Ovviamente, ciò determinava quasi sempre la perdita della libertà per chi si sottometteva.
    Vorrei tuttavia dissipare un possibile equivoco: io non sono un cultore del “privato ad ogni costo”; ma neppure del “pubblico ad ogni costo”. Ritengo semplicemente che nessuna delle due alternative rappresenti tou-court la soluzione ai problemi dell’altra. Le buone idee, per funzionare abbisognano di buoni uomini; se sono quest’ultimi ad essere corrotti, non c’è sistema – pubblico o privato che sia – che tenga.

  25. fabristol ha detto:

    Per Filopaolo

    “Anzi, la sua ipocrisia populista, la sua retorica dei buoni sentimenti competono degnamente con la marxiana a-ciascuno-secondo-i-suoi-bisogni-da-ciascuno-secondo-le-sue-capacità.”

    Qualche post prima qualcuno mi ha paragonato ad Hitler e ha detto che il libertarismo è una filosofia senza cuore. Ora qualcun altro mi dice che è buonista e che vivo nelle fabvole. Evidentemente c’è molta confusione in giro su cosa sia il libertarismo. Il libertarismo è una filosofia che si basa su un solo principio morale: il principio di non aggressione. I reazionari di destra pensano che sia una filosofia per buonisti hippies mentre i socialisti che è una filosofia fascista ed egoista. Ma è giusto così, noi infatti non siamo nè a destra nè a sinistra, siamo in alto.

  26. Corrado ha detto:

    Una sola cosa in merito al dualismo Mafia\Stato.
    Qualcuno poco più sopra dice che la Mafia non sopperisce alle mancanze dello stato ma semmai si infiltra e sostituisce lo stato.
    Ci sono invece varie differenze tra le “Mafie”. Mi pare in “Gomorra” la cosa viene spiegata abbastanza bene: laddove la Mafia siciliana si inserisce nello Stato e lo usa per i suoi fini, un po’ come un virus con una cellula, la Camorra invece sostituisce lo Stato fornendo un servizio migliore ai suoi cittadini in termini di protezione, possibilità lavorativa e benessere in generale.
    Tant’è che si dice anche che il problema è lo Stato che si dimentica il cittadino e lo lascia in balia della malavita
    Ora… io non sto dicendo che Mafia e Camorra siano buone e giuste: ci sono una serie di comportamenti che sono comunque biasimabili, ma non sono del tutto convinto che queste differenze siano poi così esagerate. Alla fin fine se il commerciante napoletano non dovesse pagare il 60% degli introiti in tasse(esclusi i dipendenti su cui paga stipendio e un altro tot uguale di tasse per il dipendente) per servizi che non ha(sicurezza, lavoro, strade pulite e servizi in generale) non gli peserebbe poi tanto pagare il 40% del suo guadagno per avere quei servizi da un’organizzazione privata(ripeto: biasimo cose come traffico d’armi e droga e simili).

    Se ci pensiamo bene alla fine lo Stato comunque traffica in armi(15.000.000 in jet durante la manovra di lacrime e sangue, giusto per stare recenti), in droga(legalizzata sotto forma di farmaci, alcool, fumo) applica la violenza per esigere il pizzo(se non paghi viene l’omino di Equitalia e se non paghi neppure a lui viene con le forze armate e ti obbliga. Che differenza c’è tra questo e mandare i picciotti?). Inoltre lo Stato ti chiede una serie di tasse indirette: compri il pane, paghi tasse. fai benzina, paghi tasse. metti un’insegna, paghi tasse. l’insegna fa ombra, paghi tasse. hai la macchina, paghi tasse. la tieni in garage, le paghi comunque. vivi in una bicocca a 20 km dalla civiltà e non interagisci con nessuno e non usi servizi per il 99,9% del tempo e comunque paghi tasse per servizi che non avrai. Produco reddito e pago le tasse. mi autosostengo non producendo reddito e lo Stato valuta quanto secondo lui invece avrei guadagnato e mi fa pagare le tasse. Almeno con la Camorra, se non voglio accettare la protezione me ne vado fuori dalle zone di influenza e nessuno mi viene a cercare.

  27. fabristol ha detto:

    Attento Corrado a quello che dici. L’ultima volta che ho fatto un discorso del genere mi hanno dato del mafioso. E un’altra volta mi hanno detto che “per cosa sono morti Borsellino e Falcone? Tu stai infangando la loro memoria”.

  28. lector ha detto:

    Caro Corrado, se uno ci ragiona un attimo sulle cose e prova ad uscire dal cliché della retorica preconfezionata, come quella che induce certuni a tacciare Fabristol di filomafiosità, infine arriva alla radice delle questioni. Per risolvere realmente i problemi è essenziale inquadrarli nella giusta ottica. Per questo, in Italia, non si arriva mai a capo di nulla: l’ipocrisia e il conformismo predominanti impediscono che si possa dire pane al pane e vino al vino. Ci sarà sempre chi è pronto a scandalizzarsi per il fatto che, se ti fai promotore d’una maggiore diffusione dell’igiene personale, per lui stai violando la sensibilità di zecche, pulci e pidocchi. Se uno scienziato dovesse rifiutarsi d’accettare un’evidenza scientifica, solo perché contraria alla sua personale convizione etica, è assai probabile che la sua ricerca sia inficiata di pregiudizi tali da renderla del tutto inutile per le finalità cui è asservita.
    Come diceva giustamente Fabristol in altro commento, mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, altro non sono che un proto-stato, una forma di ur-stato, l’arcaica sostanza di ogni potere costituito. Lo hai esemplificato benissimo: droga, gioco d’azzardo, traffico d’armi (prostituzione no, solo per una questione confessionale) oggi sono monopolio dello stato e il conflitto con le varie mafie sorge proprio per la predominanza di tale controllo. I metodi che usa lo stato per reprimere chi non accetta il suo monopolio, sono identici a quelli che utilizza la mafia (tramite la morte civile, anziché quella biologica ma, in fondo, il risultato è lo stesso).

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