Il Principio di non aggressione

Qui di seguito un video che spiega in modo semplice il principio di non aggressione, il principio su cui si basa la filosofia libertaria. Se vi piace e pensate che sia fatto bene e possa aiutare altri a capire il libertarismo condivitelo in tutte le forme possibili, Facebook, Twitter, blogs, e-mail, youtube ecc.

Non vi immaginate quanti giorni di duro lavoro ci sono volute per fare poco più di un minuto di presentazione. Il vostro aiuto di diffusione mi ripagherebbe di tutto lo sforzo. Grazie ancora!

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16 risposte a Il Principio di non aggressione

  1. lector ha detto:

    Fatto. Non so quanti visitatori conti ancora il mio blog, ma mi fa piacere proporre il tuo video. Ciao.

  2. fabristol ha detto:

    Grazie mille Lector! 😉

  3. Filopaolo ha detto:

    Il principio di non aggressione è un concetto talmente chiaro che non penso che a qualcuno servisse un video per capirlo. Ma non basta enunciare un principio perché ipso facto questo si imponga alle coscienze come irresistibile. Ciò che continua a non essere spiegato è con quali meccanismi sociali si possa fare in modo che tutti i membri di una comunità lo rispettino. (e basta che uno non lo rispetti perché si inneschi una catena di abusi e sopraffazioni). Questo mi sembra che il video non ce lo dica. Ci dice solo che è giusto reagire ad un’aggressione. Grazie del consiglio, ma si tratta di un’ovvietà che non aiuta molto quando capita di avere a che fare con qualcuno più forte di te. In pratica il video consiglia semplicemente come soluzione il ricorso alla vendetta privata. Un po’ pochino per rendere attraente il sistema. Ma forse ho frainteso e si tratta di qualcosa di più sottile che non sono riuscito a cogliere.
    Saluti
    Filopaolo

  4. fabristol ha detto:

    Per Filopaolo

    No, non è un concetto così chiaro come tu possa pensare. La maggior parte delle persone pensa che questo principio sia alieno.

    “Ciò che continua a non essere spiegato è con quali meccanismi sociali si possa fare in modo che tutti i membri di una comunità lo rispettino.”

    Se tutti avessero accesso ad armi o a servizi di protezione e difesa invece che dare il monopolio della violenza ad un’unica entità…

  5. Filopaolo ha detto:

    Accesso a pagamento?

  6. fabristol ha detto:

    Ah certo! Ora capisco: tu sei di quelli che pensa che la sicurezza e la difesa pubblica siano gratis. Non ti è mai passato per la testa che ogni giorno, con ogni fottutissima ora del tuo lavoro che tu sia ricco o povero, paghi la sicurezza pubblica? Non ti sei mai accorto che ogni pistola, ogni ronda, ogni gazzella che gira per le strade oggi è pagato con le tue tasse? O quelle dei più poveri?

    Cristo, la gente proprio non riesce a capire che non esiste assoltuamente NULLA di gratis nelle nostre società e che tutti pagano MOLTO di più di quanto pagherebbero senza stato per il semplcie motivo che ognugno di noi paga cento middlemen intermediari prima che la nsotra tassa paghi il servizio!

  7. Filopaolo ha detto:

    So benissimo che tutto si paga; in un modo o nell’altro. Il problema è come si paga, quanto si paga e per avere cosa si paga. A parte questi problemi pratici, non so fare video ma se si tratta di teorizzare, sono in grado di fare esempi. Semplici semplici.
    Ci sono due individui A e B. Il reddito di A è di 1000 euro al mese, quello di B invece di 10.000.
    Entrambi subiscono aggressioni e minacce. Entrambi si rivolgono ad una ditta che fornisce protezione. Il servizio di protezione 24h costa, diciamo per ipotesi, 1200 euro al mese (considerato che il netto di una badante in regola è di 800/900 euro).
    Risultato: A deve rinunciare alla protezione o ricorrere alla guerriglia armata fai-da-te. Ottenere un prestito? Mi sembra difficile se non si ha alcuna certezza del proprio futuro. B invece non ha problemi ad acquistare la protezione.
    Ti sembra auspicabile tutto ciò? Se sì, ok: abbiamo visioni etiche molto diverse. Se no: dimmi dove ho sbagliato.
    Saluti

  8. fabristol ha detto:

    Tu sbagli nel vedere l’individuo come il solo unico attore all’interno della società. Se A vive in un palazzo dove ci sono altre persone con lo stesso reddito ognuno mette una quota e chiede il servizio di sicurezza per il palazzo, non per la persona singola. E in una ipotetica società futura la gente comprerà le case con un’assicurazione in cui sarà incluso il servizio sicurezza. L’assicurazione infatti ha tutto l’interesse ad avere i propri clienti protetti altrimenti ci perde nel caso di furto. E nel caso di proprietà affittate sarà il proprietario stesso ad offire il servizio perché altrimenti rischia di perdere finestre, porte e beni ma soprattutto nessuno vorrà mai andare in un appartamento che non ha l’assicurazione con inclusa la sicurezza.
    Ma questo non è una ipotesi, è semplicemente un sistema emergente, la richeista di sicurezza emerge naturalmente senza bisogno di doverla imporre. E, come dico sempre, lo stereotipo del mondo poststatuale con tutti in mano una pistola continuamente è ridicolo. La sicurezza e l’uso delle armi è una specializzazione esattamente come l’uso del martello del fabbro o l’uso della penna del notaio. La società naturalmente fa sì che vi sia una suddivisione dei lavori con la specializzazione in settori.

  9. fabristol ha detto:

    Qui in UK esistono le Neighbourhood watch areas, ovvero gli abitanti del quartiere si associano e appena vedono qualcosa o qualcuno di sospetto chiamano la polizia. Quando a Londra di furono i riot incontrollati che devastarono interi quartieri solo i quartieri organizzati con ronde e armi vennero risparmiati. E furono i quartieri più coesi di Londra come quelli dove vivevano solo pakistani o indiani.

  10. lector ha detto:

    @—>Filopaolo
    Ci sono altre varianti. Una di queste è che A (1.000 euro al mese) paghi C (il potenziale turbatore della sicurezza, detto anche “il Santissimo” o “ù Zio”) perché lo lasci stare (caso tipico a Scampia o allo Sperone). B (10.000 euro al mese), vedendo che A se la cava, tutto sommato, con meno di quanto costi a lui la sicurezza, decide che vale la pena pagare C piuttosto che la costosissima assicurazione o le tasse allo stato. E così ci troviamo immediatamente in Italia.
    Altra variante è che A (1.000 euro al mese) si accordi con C (detto “il Santissimo” o anche “ù Zio”) per riferirgli quando B se ne va in vacanza ai Caraibi. C, assai grato ad A per l’informazione, lo risparmia dalle proprie grassazioni e, anzi, gli garantisce che, se un giorno per caso avesse la sfortuna di andare in galera – perché nella vita non si sa mai – ci sarà chi provvederà ai bisogni della sua famiglia. E siamo ancora in Italia.

  11. Filopaolo ha detto:

    Ragionando sempre teoricamente:

    1 – Non capisco per quale motivo io dovrei pagarmi una protezione soltanto perché un mio condomino o un abitante della mio quartiere subisce minacce e aggressioni. Il fatto che abitiamo nello stesso palazzo non comporta necessariamente che anche io debba essere minacciato o aggredito.
    2 – Se anche decido di farlo pur non avendone bisogno allora si ritorna al sistema che tu tanto critichi, anche se in un’altra forma: sia pagando le tasse, sia pagando una protezione che non ci serve, in entrambi i casi paghiamo per servizi di cui non usufruiamo. E per te se non erro questa è pura ingiustizia.
    3 – Per lo stesso motivo non vedo perché dovrei comprare per forza un’assicurazione. Se lo faccio si ritorna al punto 2.
    Insomma, ragionando razionalmente, se devo comunque spendere soldi per una protezione, dato che non sono ricco, preferisco pagare per una protezione universale uguale per tutti invece che acquistarne una a poco prezzo. Ma preferirei una protezione universale pubblica anche se in questo momento sono ricco, proprio perché oggi lo sono e domani potrei non esserlo più.
    Puro calcolo razionale (e grande lungimiranza), secondo me.

  12. lector ha detto:

    Certo è che, se per vivere devi pagare una protezione, forse non è la vita cui aspirare.
    Non è che sia il caso di rivedere tutto l’impianto delle nostre priorità?

  13. Filopaolo ha detto:

    @ lector
    Nei tuoi esempi descrivi la situazione estrema e secondo me la più incerta e pericolosa: gli individui vivono costantemente in una rete di rapporti sociali aggressivi (il principio di non aggressione lì non si sa nemmeno cosa sia). E, di nuovo, devono comunque pagare per non esserne vittime, Poco importa se in questo caso devono pagare il protettore/potenziale aggressore.

  14. fabristol ha detto:

    “1 – Non capisco per quale motivo io dovrei pagarmi una protezione soltanto perché un mio condomino o un abitante della mio quartiere subisce minacce e aggressioni. Il fatto che abitiamo nello stesso palazzo non comporta necessariamente che anche io debba essere minacciato o aggredito.”

    E’ lo stesso motivo perché noi libertari non vogliamo lo stato. Perché io che non subisco minacce o aggressioni devo pagare per la sicurezza di qualcun altro del mio paese-condominio? Vedi che alla fine sei un po’ libertario pure tu? 😉

    “2 – Se anche decido di farlo pur non avendone bisogno allora si ritorna al sistema che tu tanto critichi, anche se in un’altra forma: sia pagando le tasse, sia pagando una protezione che non ci serve, in entrambi i casi paghiamo per servizi di cui non usufruiamo. E per te se non erro questa è pura ingiustizia.”

    Non sei costretto a pagare la protezione, puoi andare in un palazzo o in una casa che non hanno protezione. E’ una tua decisione. Al momento, con lo stato, non puoi decidere. anche se abiti sul coccuzzolo della montagna con le caprette di Heidi dovrai pagare per la sicurezza del G8 di Genova.

    “3 – Per lo stesso motivo non vedo perché dovrei comprare per forza un’assicurazione. Se lo faccio si ritorna al punto 2.”

    Infatti, ancora una volta esprimi una perplessità libertaria ma non ti rendi conto che nel mio mondo ideale NOI possiamo scegliere se avere assicurazione o protezione (ma in quel caso sono cazzi tuoi se non ce l’hai) mentre nel mondo reale non hai qusta possibilità.

    “Insomma, ragionando razionalmente, se devo comunque spendere soldi per una protezione, dato che non sono ricco, preferisco pagare per una protezione universale uguale per tutti invece che acquistarne una a poco prezzo. Ma preferirei una protezione universale pubblica anche se in questo momento sono ricco, proprio perché oggi lo sono e domani potrei non esserlo più.”

    Parli sempre di scelta (preferirei, vorrei, si vedrà per il futuro ecc.), ma non puoi scegliere. Tu non preferisci pagare per una protezione universale, lo fai e basta perché i soldi non li dai, te li prendono.
    Ora capisci un po’ di più il ptuno di vista libertario?

  15. lector ha detto:

    @–>Filopaolo
    “Nei tuoi esempi descrivi la situazione estrema e secondo me la più incerta e pericolosa”
    Certo. Lo sai che è mia consuetudine l’estremizzare proprio per poter studiare le situazioni al loro limite. Ribadisco, tuttavia, che il mio ideale di vita si allontana molto da quello in cui devo pagare per poter vivere tranquillo, sia che detto pagamento venga destinato allo stato,ovvero ai privati o alle organizzazioni mafiose.
    Di converso, comprendo benissimo ciò che vuol significare Fabristol: uno stato che non mi lascia altra scelta, se non quella di pagare per servizi che molto spesso neppure è in grado di darmi in maniera efficiente, si avvicina molto come sistema a quello delle comunità controllate dalla mafia. Purtroppo, sotto questo aspetto, il problema diviene assai più complesso della sola sicurezza: lo stato tende ad impedire che i propri cittadini abbandonino spontaneamente le patrie cure. In materia fiscale, ad esempio, si assiste continuamente al tentativo dello stato di negare la residenza estera d’un individuo, al fine di poter disporre sulle sue entrate. Ciò diviene particolarmente incisivo in Italia, dove si è finalmente ed ufficialmente ammesso che vige la tassazione più alta al mondo.

  16. Filopaolo ha detto:

    @ Fabristol e lector
    1 – Come ho sempre puntualizzato nei miei commenti, ho sempre parlato a livello teorico, proprio per rispondere al livello teorico dei video.
    2 – In passato mi sembrava di aver già ampiamente dichiarato di sostenere le idee libertarie. Come ho già avuto occasione di dire, non credo però efficace un sistema sociale totalmente anarchico (proprio nel senso etimologico del termine) ma quello miniarchico cioè il minimo stato possibile (in pratica per me dovrebbe limitarsi ad una gestione pubblica di poche attività, fornite comunque ad un livello veramente essenziale: protezione, salute, educazione, giustizia e, dato che in questo stato l’unico modo accettabile di guadagnarsi da vivere sarebbe lavorare, un reddito minimo, ma veramente minimo, garantito in situazioni di disoccupazione involontaria). Nello scegliere fra uno stato miniarchico come intendo io e andare a vivere in zone fuori da qualsiasi giurisdizione statale come auspichi tu, preferirei la prima opzione. Probabilmente perché ho un forte senso dell’incertezza e della precarietà della vita e mi sentirei più sicuro sapendo di vivere in una società che in caso di difficoltà non ti abbandona totalmente al tuo destino ma, in modo del tutto disinteressato ed indifferente, ti assicura almeno l’esistenza in vita.
    Saluti

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