Sardegna come laboratorio socioeconomico

Capita proprio a fagiolo questo interessante articolo di Luigi. Proprio qualche giorno fa appena tornato in Sardegna per vacanza mi sono reso conto di quanto poco Stato ci sia in quest’isola. Soprattutto dopo aver vissuto così tanti anni nel Regno Unito guidare attraverso l’isola da Sassari verso Cagliari mi ha aperto gli occhi su una realtà a cui non avevo ancora pensato: invece di trovare la El Dorado libertaria in qualche landa sperduta, o isola artificiale e sullo spazio si può incominciare a costruire qualcosa qui dietro l’angolo. Giuseppe Todde, una sorta di libertario ante litteram dell’800 sardo, proponeva una Sardegna-laboratorio dove sperimentare una nuova economia liberista. Sardegna come isola franca del Mediterraneo, aziende, contadini e commerci sardi a bassa tassazione. Per Todde creare una zona franca nel mezzo del Mediterraneo significherebbe aumentare i commerci, far proliferare l’economia sarda e tutto questo a costo zero per lo stato centrale perché sarà il volano del commercio a ripagare Roma.

La Sardegna è sempre stato un esperimento per tutti quelli che ci sono passati da conquistatori: miniere, agricoltura, leva coatta, immensi campi militari dove testare armi e morte, turismo d’elite ecc.

Ora è il momento di prendere in mano le redini del laboratorio e sperimentare nuove vie per raggiungere le libertà economica. La Sardegna è perfetta perché: è disabitata ed è grandissima -quasi quanto la Sicilia o il Belgio; ha una autonomia politica e fiscale abbastanza ampia; il resto dell’Italia non la considera come parte integrante dell’Italia e l’identità sarda risulta molto forte. L’indipendentismo è sicuramente il primo passo da seguire. Purtroppo quasi tutti i partiti indipendentisti hanno radici socialiste e il resto dei partiti sono ferocemente attaccati agli assegni firmati da Roma.

L’idea potrebbe essere quella di rendere la Sardegna una zona franca nel Mediterraneo un po’ come l’isola inglese di Jersey sulla Manica – fuori dal Regno Unito ma proprietà della Corona inglese- dove risiedono migliaia di aziende grazie ad un regime fiscale da paradiso appunto fiscale. Questo attrarrebbe decine di migliaia di aziende da tutta Europa, lavoro e sviluppo e con la conseguente possibilità di abbassare la tassazione sulle persone fisiche.

Sogni, solo sogni…

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6 risposte a Sardegna come laboratorio socioeconomico

  1. Vincenzo ha detto:

    “libertà economica” e aziende estere che investono in Sardegna mi suona una cotraddizione.
    Le multinazionali che vengono da fuori usano le risorse del territorio fino a che gli conviene e poi lo abbandonano quando non produce piu’ guadagni. Esempi ce ne sono proprio in Sardegna come Alcoa e Porto Cervo.

    Il cambiamento dovrebbe partire dai sardi che dovrebbero cercare di valorizzare il piu’ possibile le richezze del loro territorio (Cibo, turismo, risorse naturali). Nel Trentino Alto Adige e’ stato son stati molto bravi in questo. Le regioni del sud italia sono molto indietro.
    Mi fa’ rabbia quando al supermecato qui in DK vedo un vino San Giovese della California e non quello Pugliese che e’ molto meglio ed e’ l’originale. Tra un po’ trovero’ anche i taralli cinesi…

  2. Filopaolo ha detto:

    http://www.beppegrillo.it/
    I sardi potrebbero tentare…in fondo, cosa hanno da perdere?
    Filopaolo

  3. fabristol ha detto:

    “cosa hanno da perdere?”

    decine di milioni a pioggia da Roma ogni anno, assistenzialismo e una completa mancanza di presa di responsabilità: qualsiasi problema o qualsiasi danno è sempre l’Italia che li ha ridotti nelle condizioni in cui sono.
    Il fatto è che non conviene ai sardi l’indipendenza e a Roma lo sanno benissimo, così come ai sudtirolesi, valdostani ecc.

  4. Sardo ha detto:

    Sono sardo,condivido buona parte di quest’articolo,sopratutto la proposta x l’indipendenza.Non condivido invece il voler fare della Sardegna una colonia delle multinazionali ,e quindi i sardi schiavi di grosse industrie parassitarie e oligarchiche/oligopolistiche che distruggono l’ambiente,la natura e la salute della gente.La Sardegna non ha bisogno di nuovi sfruttatori e padroni,la Sardegna ha bisogno di libertà.Quindi,economicamente ,libero mercato,sì,ma quello vero,basato sulle piccole imprese e magari su forme mutualiste e libertarie,non certo il “libero mercato” di Stato governato da banche e corporations(ovvero l’assistenzialismo per padroni che oggi impera,il cosidetto “neoliberismo” alla Chicago Pinochet boys,che come il suo fratello neokeynesismo statalista e socialcapitalista,non ha nulla di liberale,nè tanto meno di libertario).Quindi,imperialisti militari e economici A FORAS!

  5. fabristol ha detto:

    OK, ci rinuncio. Con sardi così la Sardegna si merita tutto quello che ha subito e spero che non raggiunga mai l’indipendenza. Epica fail.

  6. Sardo ha detto:

    Mi dispiace,ma la libertà non è passare da un padrone a un’altro.Che poi se per “libertà” intendi fare della Sardegna una colonia di multinazionali straniere,credilo pure ma siccome le parole hanno (forse)ancora un senso,libertà significa ben altra cosa:autodeterminazionale popolare e individuale,in questo caso..se poi alcuni sardi vogliono che la Sardegna diventi un paradiso fiscale,nessuno ha il diritto di negargli questa possibilità,e viceversa.L’importante è la libera scelta e il possibilismo.

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