La Drosophila libertaria

Ho avuto modo di parlare con vari ricercatori ad un convegno sulla Drosophila melanogaster, il moscerino della frutta che viene usato come modello animale nella ricerca. La Drosophila è ormai un modello utilizzatissimo non solo dai genetisti e il suo utilizzo sta crescendo esponenzialmente. La Drosophila condivide con l’uomo più del 70% del genoma e più del 50% delle malattie sono comuni tra le due specie. La facilità con cui si riproduce e viene modificata geneticamente nonché il costo ridotto la rendono uno dei modelli animali più in crescita della ricerca biomedica.

Quello che mi ha sorpreso di più parlando con questi ricercatori era la totale libertà dell’uso della Drosophila nella loro ricerca. Mi spiego: per chi come me viene da un background di mammifero (mi riferisco al modello animale utilizzato negli esperimenti!) la ricerca su Drosophila sembra quasi il paradiso libertario della ricerca. Sui roditori e sul loro materiale cellulare e genetico esistono tantissime regolamentazioni su trasporto, utilizzo o scambio, soprattutto quando si tratta di materiale transgenico. Un ricercatore non può prendere un topo transgenico (non può neppure prendersi un topo wild type) e portarselo a casa né può spedirlo ad un laboratorio dall’altra parte del mondo. Denunciato, forse arrestato in certi paesi e il suo laboratorio chiuso col lucchetto.

Con Drosophila invece i ricercatori si scambiano, come fossero figurine, le linee più rare o quelle più utili per la loro ricerca anche quando si tratta di linee transgeniche. Se le spediscono o se le portano nel bagaglio d’aereo. Alla conferenza la gente appendeva foglietti e messaggi per cercare o scambiare linee.

In questo modo la ricerca in Drosophila sta crescendo esponenzialmente perché la comunità è molto coesa e c’è possibilità di scambiare linee e conoscenza facilmente.

Tutto questo però non basta a giustificare il titolo di questo post e la sua presenza in questo sito. Infatti quello che differenzia la ricerca su Drosophila rispetto a quella su topo è che le sue linee transgeniche non vengono brevettate massicciamente tanto quanto quelle murine. Ci sono varie ragioni per questo: il modello murino è quello storicamente più usato per la vicinanza all’uomo e il costo per l’ottenimento di un mutante con potenzialità commerciali è tale che le compagnie farmaceutiche vogliono essere sicure che il tornaconto arrivi sotto forma di protezione legale. Non solo ma le varie agenzie del farmaco mondiali statali richiedono l’uso di mammiferi prima della sperimentazione sull’uomo. Significa che le compagnie farmaceutiche si focalizzano unicamente sui roditori lasciando perdere gli invertebrati.

Negli anni certi dipartimenti universitari e di compagnie farmaceutiche si sono specializzati nella brevettazione di linee transgeniche murine e ormai non è raro incontrare avvocati e dipendenti di studi legali in queste strutture a fianco dei ricercatori in camice bianco. Insomma, le modifiche genetiche sono diventate un business protetto dal brevetto. Nonostante qualsiasi laboratorio possa in teoria riprodurre lo stesso mutante, la legge lo vieta in un modo o nell’altro e si rischiano denunce e chiusure di laboratori. Ed è raro se non impossibile andare ad una conferenza di neuroscienze e trovare foglietti e poster che chiedono di scambiare linee mutanti di topi così come si fa con le Drosophile.

I topi transgenici sono costosi (e chi li usa sa cosa intendo) non solo per il fatto che sono difficili da ottenere e da accoppiare ma anche per il fatto che il mercato è bloccato a causa dei brevetti. Come con i farmaci il brevetto assicura un monopolio e la competizione è scarsa e i prezzi levitano di conseguenza.

In un certo senso quindi il fatto che la ricerca su Drosophila non sia regolamentata, la piccola e coesa comunità di ricercatori, l’uso marginale di Drosophila nelle compagnie farmaceutiche e quindi l’utilizzo dei brevetti sia scarso rendono la ricerca su Drosophila più libera, più dinamica e innovatrice rispetto a quella murina che ancora dipende dai vecchi sistemi di protezione statale.

Viva il moscerino libertario allora!

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Una risposta a La Drosophila libertaria

  1. Fra ha detto:

    E’ il momento di fare qualcosa di concreto di fronte a questo Stato ladro!.
    Questa pagina vuole riunire tutti i libertari per fare delle azioni che smuovano le coscienze degli individui:

    http://www.facebook.com/pages/John-Galt/534498729899529?ref=hl

    Who is John Galt?

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