Quando la mafia in India è il male minore

In questi giorni sto guardando una serie di documentari su BBC 2 chiamata Welcome to India che in modo spettacolare e senza mezzi termini ci fa vedere cosa significa vivere in India oggi. Le prime puntate erano incentrate sulle slum e su come molti poveri indiani cercano di sopravvivere ingegnandosi per cercare lavori anche molto umili e pericolosi per far mangiare le proprie famiglie.

Quello che mi ha colpito sicuramente di più è quanto il libero mercato riesca a far sopravvivere centinaia di milioni di persone e quanto lo stato invece li depredi di quel poco che hanno. Ci sono milioni di persone in India che vivono di lavori che sono considerati dallo stato indiano illegali. Non necessariamente violenti o pericolosi per gli altri, semplicemente non regolati, senza licenza e ovviamente non tassati. Tutti lavori che ogni indiano intervistato considera “illegali ma onesti.” La maggior parte delle volte quello che dicono è: “Io non rubo, non faccio male a nessuno, cerco solo di far mangiare i miei bambini ma se la polizia mi trova sono guai.”

Ed è questa la paura più grande nelle slum, la polizia. Le retate sono come una tempesta a ciel sereno e tutte le attività devono essere nascoste o spostate. La polizia chiede mazzette e pesta i più deboli. Quelli che non hanno soldi vengono spesso arrestati per inezie e le loro case rase al suolo perché senza permesso.

Ed è qui che entra il gioco la mafia locale. Se vivi nelle strade giuste, protette dalla mafia locale, sei al sicuro perché i boss conoscono i poliziotti e li pagano mensilmente per non disturbare la popolazione e ovviamente il business dell’organizzazione mafiosa. Mi ha fatto molta impressione l’intervista che hanno fatto al boss dove lui con molta tranquillità mostrava le strade che controllava come fosse un sindaco. Parafrasando: “Io qua proteggo queste persone dalla polizia. Non me ne importa assolutamente nulla di cosa fanno nelle loro case o botteghe, l’importante è che ci sia tranquillità e nessuno si faccia male. Non chiedo licenze, chiedo solo che mi si paghi per il lavoro di protezione che svolgo. Se non ti piace puoi andartene.”

E a giudicare dalla gente che ci rimane pare proprio che sia meglio stare dentro le zone protette dalla mafia locale. La mafia del posto provvede anche ai servizi come l’erogazione dell’acqua e della corrente per ogni casa. Tutto a pagamento ovviamente e se non paghi “sappiamo come farti cambiare idea” dice con un sorriso il baffuto signore.

Ma è questo il dilemma che tormenta gli intervistati: se chiamano la polizia rischiano di essere arrestati per non avere le licenze, pestati a sangue, rischiano di dover pagare le mazzette due volte, prima alla polizia e poi alla mafia i cui capi non verranno mai arrestati.

Qual è meglio allora tra le due mafie? Quale parassita è il male minore in India?

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8 risposte a Quando la mafia in India è il male minore

  1. Davide ha detto:

    Fanno entrambi schifo, chiaramente, e lo dimostra bene il fatto che siano in combutta.

  2. lector ha detto:

    Nel diritto longobardo, se eri un poveraccio ed entravi in conflitto con un potente, non ti rimaneva altra soluzione che “venderti” a un altro potente il quale, in cambio, ti garantiva la protezione di cui avevi bisogno contro le angherie del primo.
    Lo stesso succede ancora da noi in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Sono forme arcaiche di organizzazione sociale – di evidente retaggio tribale – che risultano tuttora preferite rispetto all’alternativa dello stato di diritto in tutti quei luoghi dove tale “diritto” è solo formale e non sostanziale. Ovunque vi sia uno stato di tipo cialtronesco – come in Italia, dove è lo stato il primo soggetto che viola sistematicamente le regole da lui stesso poste – v’è una rigida permanenza di, o un ritorno a strutture organizzative più semplici.

  3. Panama ha detto:

    In genere per noi indiani funziona che all’inizio chi emigra sono tutti maschi; poi, una volta sistemate le questioni di lavoro, casa, permesso etc., vengono anche le donne, ma allora non c’è più bisogno di lottare. In India non ci stanno molte fabbriche, i lavori sono duri (spaccare le pietre, zappare, etc.) ed è per questo che li fanno gli uomini. C’entra pure la cultura, il poco lavoro, anche se ultimamente con i nuovi lavori (nelle fabbriche tessili, etc.) anche le donne in India hanno più possibilità.

  4. Filippo ha detto:

    Se ti interessa, c’e’ un gran bel romanzo del 2003 che tratta il tema: Shantaram, di Gregory David Roberts. La cosa piu’ interessante e’ che e’ autobiografico.

    Ciao,

    Filippo

  5. fabristol ha detto:

    Grazie Filippo, sembra un libro interessante!

  6. Franco Grassi ha detto:

    Io ci vivo da 7 anni, in ambiente rurale, vicino ad una citta di 500.000 abitanti, e vedo una realta’ terribile, la corruzione e’ in ogni ambito della vita, persino il matrimonio, anche fra persone appartenenti a famiglie benestanti, viene combinato per massimizzare l’outcome di entrambe le famiglie, ma naturalmente la famiglia della sposa deve pagare, pagare pagare, per avere un marito decente.

    Per cui se il matrimonio e’ un affare mafioso, immaginatevi il resto…. una donna non puo andare a denunciare un abuso alla polizia, sarebbe immediatamente presa e violentata dentro la caserma. Solo se conosci un poliziotto puoi essere aiutata.

    Se ti fermano in macchina o in moto, devi avere i domumenti in fotocopia, altrimenti ti sequestrano il libretto di circolazione, la patente, il passaporto, il mezzo…. e poi per riaverli subito devi pagare mazzette. Io non mi fermo se trovo un posto di blocco, tanto non ti prendono la targa, c’e’ troppo da lavorare poi, loro se ti fermano vogliono subito un po di soldi e ti lasciano andare.

    La corruzione non consente al paese di decollare, in economia si pagano mazzette su tutto, molte volte alla luce del sole, PER ESEMPIO PER LE PICCOLE PRATICHE NEGLI UFFICI PUBBLICI.

    La rete elettrica e’ collassata, da un paio di mesi, ora abbiamo 6/8 ore al giorno di corrente, quindi serve un generatore autonomo. Il paese si regge in piedi ( si fa per dire ) per il basso costo del lavoro.

    Italiano non lamentatevi 🙂

    franco grassi

  7. Filippo ha detto:

    Figurati, anzi in realta’ ripago un debito, visto che sto finendo Atlas shrugged dopo aver letto la tua recensione. Magari una volta terminato ti scrivo due impressioni in risposta al tuo post originale. Shantaram e’ un bel libro, comunque, coi suoi difetti, ma con pagine che ti scappano via fra le dita.

    Ciao

    Filippo

  8. fabristol ha detto:

    Felicissimo di sentire le tue impressioni, positive o negative non importa! 😉

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