Shakespeare doesn’t kill

shake“Sono stati i videogiochi!”, “No sono state le leggi!”, “No sono stati i film violenti!”, “No sono stati i politici!”

Tra i vari colpevoli del massacro del Connecticut nessuna di queste ochette – che mi ricordano tanto le vecchiette del paese che si incontrano per dire banalità – ha nominato chi materialmente ha fatto la strage: Adam Lanza.

Penn Jillette – libertario, illusionista e famoso non credente- tenta in tutti i modi di mettere un po’ di razionalità nel pollaio ma è impossibile. Penn individua varie fallace logiche nei discorsi delle donne in studio:

1) La prima riguarda il metter in prospettiva l’incidente. Efferato, orribile ecc. ma ovviamente una eccezione in un mare di normalità. Esistono emergenze o incidenti che fanno più vittime ma sono killer silenziosi perché i media non ne parlano. A cominciare dal fatto che è 8 volte più probabile essere uccisi per sbaglio da un poliziotto che non da un pazzo come Adam Lanza. Quello che succede è simile all’allarme terrorismo in USA: i morti da terrorismo sono ridicolmente bassi rispetto al denaro, tempo e sicurezza spesi.

2) le persone (in genere le madri più dei padri) incolpano sempre i videogiochi per la violenza dei propri bambini – magari mentre obbligano i loro bambini a mettersi la mano sul cuore al solo sentire l’inno nazionale per le bare che ritornano da qualche guerra inutile voluta dai politici che hanno supportato. Come dice Penn “Shakespeare non ha mai ucciso nessuno” nonostante nelle sue opere ci siano suicidi, omicidi, avvelenamente e tradimenti. Arte è arte e non si può accusare l’artista per le atrocità fatte da un singolo.Penn_Jillette_headshot

3) “Giocava a Call of duty!” Questo è il classico argomento che rendono gli investigatori, i media e queste classiche donnette da paese felicissimi. Chiunque della mia generazione se dovesse avere la casa messa a soqquadro finirebbe nel tritacarne mediatico come violento, satanista, piscopatico solo in base agli oggetti che contiene. Infatti gli investigatori potrebbero trovare qualsiasi appiglio per qualsiasi teoria strampalata semplicemente guardando nella libreria o nell’hard disk di un qualsiasi ragazzo. Il fatto è che videogiochi sparatutto, fumetti, musica heavy metal e tutto il resto sono così comuni e onnipresenti nella nostra società che è facile ma totalmente fallace associarne la loro presenza all’atto criminale. Come dice Penn tutti i ragazzi giocano a Call of duty (decine di milioni in tutto il mondo!) ma solo uno ha fatto una strage. Si potrebbe fare la stessa congettura con qualsiasi oggetto: il ragazzo vestiva i jeans a vita bassa=i jeans a vita bassa spingono i ragazzi ad uccidere!

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Frank Herbert, Dune e le tematiche libertarie

dune-illustratedSto rileggendo per la terza (quarta?) volta Dune di Frank Herbert, questa volta in inglese. Quando lo lessi per la prima volta (avevo 17 anni) non ero ancora libertario ma dev’essere che il germe delle tematiche libertarie era già in me. Solo ora infatti mi rendo conto di quanti riferimenti all’individualismo, all’antidespotismo e al libertarismo esistono in Dune e nel resto della serie. E’ vero, Dune ha uno spettro enorme di temi e sarebbe ridicolo definire Dune un romanzo libertario e Frank Herbert un libertario ma ciò non toglie che ci siano delle frasi incredibilmente attinenti ai temi libertari. Ne butto giù qualcuna di seguito:

“Absolute power does not corrupt absolutely, absolute power attracts the corruptible.”

“Governments, if they endure, always tend increasingly toward aristocratic forms. No government in history has been known to evade this pattern. And as the aristocracy develops, government tends more and more to act exclusively in the interests of the ruling class — whether that class be hereditary royalty, oligarchs of financial empires, or entrenched bureaucracy.”

“The people I distrust most are those who want to improve our lives but have only one course of action.”

“The child who refuses to travel in the father’s harness, this is the symbol of man’s most unique capability. “I do not have to be what my father was. I do not have to obey my father’s rules or even believe everything he believed. It is my strength as a human that I can make my own choices of what to believe and what not to believe, of what to be and what not to be.”

“Beyond a critical point within a finite space, freedom diminishes as numbers increase. This is as true of humans as it is of gas molecules in a sealed flask. The human question is not how many can possibly survive within the system, but what kind of existence is possible for those who so survive.”

“The people who can destroy a thing, they control it.”

“The convoluted wording of legalisms grew up around the necessity to hide from ourselves the violence we intend toward each other. Between depriving a man of one hour from his life and depriving him of his life there exists only a difference of degree. You have done violence to him, consumed his energy.”

“If you think of yourselves as helpless and ineffectual, it is certain that you will create a despotic government to be your master. The wise despot, therefore, maintains among his subjects a popular sense that they are helpless and ineffectual.”

“Power attracts the corruptible. Suspect any who seek it.”

“Constitutions become the ultimate tyranny,” Paul said. “They’re organized power on such a scale as to be overwhelming. The constitution is social power mobilized and it has no conscience. It can crush the highest and the lowest, removing all dignity and individuality. It has an unstable balance point and no limitations.”

“All governments suffer a recurring problem: Power attracts pathological personalities.”

“Bureaucracy destroys initiative. There is little that bureaucrats hate more than innovation, especially innovation that produces better results than the old routines. Improvements always make those at the top of the heap look inept. Who enjoys appearing inept?”

“Every civilization depends on the quality of the individuals it produces. If you over-organize humans, over-legalize them, suppress their urge to greatness– they cannot work and their civilization collapses”

“The child who refuses to travel in the father’s harness, this is the symbol of man’s most unique capability. “I do not have to be what my father was. I do not have to obey my father’s rules or even believe everything he believed. It is my strength as a human that I can make my own choices of what to believe and what not to believe, of what to be and what not to be.”

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Ce ne sarebbe da riempire la Biblioteca di Babele

biblioteca di babele

Spesso dico che mi sarei interessato al libertarismo anche se non fossi diventato libertario. Ed è vero, mi sono interessato intellettualmente a questo mondo ben prima di capirlo e poi abbracciarlo.

La ragione è semplice ma non è intuitiva per chi non conosce tutto quello che gravita intorno all’argomento libertarismo. C’è di tutto e per tutti i gusti: dall’anarchia al concetto di sistema emergente, dalla politica alla religione, dall’bioetica al principio di non aggressione, dal taoismo all’Islanda medievale, dal Seasteading alla Scuola Austriaca, dall’indipendentismo al secessionismo, dai bitcoin ai partiti pirata, dal copyright al Creative Commons, dal black metal individualista al luciferianesimo di LaVey, dall’oggettivismo al transumanesimo.

Dio la lista potrebbe andare avanti all’infinito tanti spunti trovo nella vita di tutti i giorni! Non passa giorno che non veda questi fili invisibili che legano migliaia di argomenti. Si potrebbero scrivere libri legati ai temi qui sopra e comunque legati al libertarismo, si potrebbe riempire la Biblioteca di Babele di Borges di testi su testi di letteratura, saggistica libertaria. Riviste specialistiche potrebbero strabordare dalle edicole.

E invece? E invece ci sono milioni di siti e blog libertari che parlano solo ed esclusivamente di Scuola Austriaca, di golden standard. E non solo, spesso testi copiaincollati da siti americani e tradotti con Google Translate.

E’ frustrante vedere e apprezzare tutti quei collegamenti e poi doversi accontentare di una comunità che copre solo lo 0,01% di questo tema così affascinante.

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“In Libano pagano meglio”

Tra le varie cene delle feste appena passate ho dovuto sorbirmi la compagnia di un militare italiano di stanza in Afghanistan che mi ha raccontato per filo e per segno la vita e il lavoro di cui va tanto fiero.

Quest’uomo ha fatto di tutto per diventare militare “perché lì mi pagano bene e ho un lavoro assicurato; me ne vado in pensione a 50 anni io!”. “Dove mi dicono di andare io vado, certo preferisco dove mi pagano meglio. In Libano per esempio pagano anche più di 185 euro al giorno. In Afghanistan mi devo accontentare di 150.”

Sui TG nazionali sentiamo sempre le solite frasi “I nostri ragazzi!”, “I nostri eroi.”, “Ragazzi con degli ideali.”, “Siamo lì per la libertà.” ecc.

Che eroe! E dimmi cosa fai per guadagnarti tutti questi soldi e il plauso della società?

“Io guido le bombe dei bombardieri col laser. Mi metto sulla torretta del blindato, punto su un obiettivo e poi la bomba segue le frequenza del mio strumento e BOOOM.”

“Ma quelli più fortunati sono quelli dell’aeronautica. Fanno solo le ronde notturne nel campo e si beccano quanto noi. Lì sarei voluto andare. Non fai un cazzo e ti becchi tutti quei soldi. E’ un investimento!”

Sulla pelle degli altri, ricevendo ordini che non puoi contestare dall’alto. Irriconoscibile dalla merda quest’uomo, puzza pure. Se torna dentro una bara gli verranno pure dati tutti gli onori ma la puzza di merda gli rimarrà sempre addosso.

Alla fine lo stato funziona così: paga profumatamente i tuoi schiavi e faranno di tutto per te. Lo sapevano bene i romani che premiavano i soldati in pensione con terre e lauti stipendi. Non è cambiato niente in 2000 anni. Troverai sempre delle merde che premeranno il grilletto del fucile senza chiedersi che cosa stanno facendo. Almeno i talebani combattono per un loro ideale e scelgono liberamente di farlo.

Per il resto, se torni avvolto da una bandiera e con l’assegno in mano della tua vedova…

Amen.

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A Cambrian explosion of governments

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La potenza di un meme

Le idee, si sa, possono cambiare il mondo. Eppure per chi come noi lavora ogni giorno per diffondere il principio di non aggressione le cose non sembrano così rivoluzionarie. Ore e ore di fronte ai libri per informarci; ore e ore di fronte al PC per informare; ore e ore su internet in discussioni senza fine; spesso le famiglie, i partner o gli amici intorno a noi non sospettano quello in cui crediamo, spesso è difficile perfino incominciare a parlarne e ci rinunciamo in partenza.

Eppure esistono storie come questa che ti riempiono il cuore. Il meme più rivoluzionario della storia moderna, quello libertario, ha potuto fare breccia sul mondo reale e ha cambiato la vita di un uomo. Spesso penso alle nostre vite come a lunghe e dritte colonne che vanno verso l’alto: a volte si spezzano, altre volte cambiano direzione in modo repentino, altre volte si incrociano con altre. Senza Ron Paul, senza Mises la colonna di Chris sarebbe continuata nel suo tragitto, avrebbe spezzato altre colonne, avrebbe perpetuato un sistema criminale.

Questo mi conforta: significa che quello che facciamo qui sul web ma anche nella nostra vita personale ha delle ripercussioni anche serie sul mondo reale. Ho “convertito” (passatemi il termine) in passato diversi blogger e anche alcuni amici nella vita reale ma ho sempre visto questa contaminazione memetica come uno sfizio intellettuale. E invece possiamo fare la differenza, anche una frase su un blog, un tweet su Twitter, una vignetta satirica ma pungente postata su Facebook, tutte queste piccole cose hanno un peso alla fine. Esiste un processo di causa-effetto. Come quelle biglie legate a dei fili che si colpiscono l’una con l’altra: ogni volta che ci trasmettiamo un meme questo passa ad altri, come la forza di quelle biglie.

Chiunque sia lì dall’altra parte dello schermo che mi legge e crede nel principio di non aggressione, prenda una tastiera e si metta a scrivere o a condividere qualcosa di libertario. Lasciate il segno in questa vita, spargete il meme più che potete e forse un giorno il mondo sarà un posto migliore.

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Il Tao è anarchico

 

If you want to be a great leader,
you must learn to follow the Tao.
Stop trying to control.
Let go of fixed plans and concepts,
and the world will govern itself.

The more prohibitions you have,
the less virtuous people will be.
The more weapons you have,
the less secure people will be.
The more subsidies you have,
the less self-reliant people will be.

Therefore the Master says:
I let go of the law,
and people become honest.
I let go of economics,
and people become prosperous.
I let go of religion,
and people become serene.
I let go of all desire for the common good,
and the good becomes common as grass.

老子 Lao Tzu (~600 BCE)

Solo da poco mi sono interessato al Taoismo e ho scoperto che è considerato da molti libertari come un antesignano dell’anarchismo individualista. Perfino Rothbard ne scrisse al riguardo definendo Lao-Tzi il primo pensatore libertario. Tra i vari temi del taoismo ci sono i concetti di wu-wei, azione senza azione, e la nozione che il mondo di autoregola e che non ha bisogno di essere controllato. Wiki inglese dedica un capitoletto all’influenza del taoismo sul libertarismo qui. Sicuramente un tema da approfondire.

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Complici del massacro

Tutti, da destra a sinistra, dal Polo Nord al Polo Sud, sono felici della rielezione di Obama. Gli unici a non festeggiare sono i libertari di tutto il mondo. Di fatto siamo l’unica forza politica e di opinione che sta ancora facendo campagna contro Obama. Il fatto stesso che chiunque in Italia o nel mondo festeggi la sua rielezione dice molto su Obama ma anche su chi festeggia. Non si capisce come per esempio esponenti del PD, del PdL, della Lega, di Sel ecc. possano accogliere la vittoria di Obama come una loro vittoria. E anzi propongano quello di Obama come un modello per il futuro del proprio partito. Significa che le loro politiche sono, appunto, identiche a quelle di Obama e identiche tra loro. O forse semplicemente incosistenti come il fumo e hanno bisogno di voti per parassitarci ancora.

E tutto torna. Siamo l’unica forza politica non socialista del pianeta e tutti gli altri sono socialisti a diversi gradi e con diversi metodi. E questo, cari amici libertari, dovrebbe farvi alzare la testa per l’orgoglio. Camminate a testa alta e siate orgogliosi della vostra diversità. Sbandieratela e… state attenti ai droni.

Dicevo, siamo gli unici a combattere contro Obama insieme a pochi altri. Una minoranza variegata e spesso senza alcun legame: da Wikileaks e Assange a Brian Manning, dai pochi oppositori di Guantanamo sparsi nel mondo ai civili pakistani e yemeniti uccisi dai droni.

Chiunque festeggi questa rielezione è complice di tutto il sangue versato in passato e di quello che verrà versato in futuro. Complici dei bombardamenti sui villaggi in Pakistan, complici dell’assassinio di civili americani, complici della reclusione di Brian Manning senza processo, complici dell’esilio di Assange, complici dell’aumento delle spese militari, della ratificazione del Patriot Act, dell’Obamacare, del corporativismo e della corruzione del governo Obama con l’industria americana ecc.

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Quando la mafia in India è il male minore

In questi giorni sto guardando una serie di documentari su BBC 2 chiamata Welcome to India che in modo spettacolare e senza mezzi termini ci fa vedere cosa significa vivere in India oggi. Le prime puntate erano incentrate sulle slum e su come molti poveri indiani cercano di sopravvivere ingegnandosi per cercare lavori anche molto umili e pericolosi per far mangiare le proprie famiglie.

Quello che mi ha colpito sicuramente di più è quanto il libero mercato riesca a far sopravvivere centinaia di milioni di persone e quanto lo stato invece li depredi di quel poco che hanno. Ci sono milioni di persone in India che vivono di lavori che sono considerati dallo stato indiano illegali. Non necessariamente violenti o pericolosi per gli altri, semplicemente non regolati, senza licenza e ovviamente non tassati. Tutti lavori che ogni indiano intervistato considera “illegali ma onesti.” La maggior parte delle volte quello che dicono è: “Io non rubo, non faccio male a nessuno, cerco solo di far mangiare i miei bambini ma se la polizia mi trova sono guai.”

Ed è questa la paura più grande nelle slum, la polizia. Le retate sono come una tempesta a ciel sereno e tutte le attività devono essere nascoste o spostate. La polizia chiede mazzette e pesta i più deboli. Quelli che non hanno soldi vengono spesso arrestati per inezie e le loro case rase al suolo perché senza permesso.

Ed è qui che entra il gioco la mafia locale. Se vivi nelle strade giuste, protette dalla mafia locale, sei al sicuro perché i boss conoscono i poliziotti e li pagano mensilmente per non disturbare la popolazione e ovviamente il business dell’organizzazione mafiosa. Mi ha fatto molta impressione l’intervista che hanno fatto al boss dove lui con molta tranquillità mostrava le strade che controllava come fosse un sindaco. Parafrasando: “Io qua proteggo queste persone dalla polizia. Non me ne importa assolutamente nulla di cosa fanno nelle loro case o botteghe, l’importante è che ci sia tranquillità e nessuno si faccia male. Non chiedo licenze, chiedo solo che mi si paghi per il lavoro di protezione che svolgo. Se non ti piace puoi andartene.”

E a giudicare dalla gente che ci rimane pare proprio che sia meglio stare dentro le zone protette dalla mafia locale. La mafia del posto provvede anche ai servizi come l’erogazione dell’acqua e della corrente per ogni casa. Tutto a pagamento ovviamente e se non paghi “sappiamo come farti cambiare idea” dice con un sorriso il baffuto signore.

Ma è questo il dilemma che tormenta gli intervistati: se chiamano la polizia rischiano di essere arrestati per non avere le licenze, pestati a sangue, rischiano di dover pagare le mazzette due volte, prima alla polizia e poi alla mafia i cui capi non verranno mai arrestati.

Qual è meglio allora tra le due mafie? Quale parassita è il male minore in India?

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Come conciliare ateismo e libertarismo

Un ottimo Penn Jillette – come sempre – che ci dice che non tutti gli atei sono socialisti come Dawkins o Sam Harris.

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